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Un volume tra le mani

Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria

I punti che trattengono qualcuno

Ku Wuji · Creazione con IA · 11932 caratteri · circa 12 minuti

Per il nuovo costume di Aheng, Azhao preparò per prima cosa un solo strato. Unì i ritagli in una lunga striscia e la fece indossare a Lu Heniang perché ci camminasse. L’orlo era privo di perline e l’insieme aveva un’aria molto dimessa. La donna si guardò allo specchio e la prima cosa che disse fu di non trasformarla in una vicina venuta a chiedere in prestito uno sgabello solo perché lo spettacolo sul ramo di dietro era saltato. Azhao arrossì e si affrettò a spiegarle che quella era la fodera, che l’esterno era ancora da fare e che non intendeva mandarla in scena così.

Dopo averla ascoltata, Lu Heniang continuò a non volersi limitare ad alzare il braccio come le aveva chiesto A-Zhao. Voleva prima passare di lato al palco, poi salire sulle assi della barca e girarsi fino all’angolazione più sgraziata prima di cambiare mano alla pertica. A-Zhao la seguì con gli occhi. I segni sul foglio erano ormai più fitti di quelli che faceva quando misurava la stoffa. Alla fine posò la carta e appoggiò senza tenderlo un pezzo di filo sul punto dove andava attaccato l’ornamento pesante. Quando la donna si voltò, il gomito trascinò subito il filo verso l’alto, scoprendo il punto che A-Zhao aveva creduto innocuo.

Questa volta A Zhao non tagliò subito. Chiese che ripetesse il percorso per poter guardare dall'altro lato. Alla terza volta Lu Heniang si spazientì: disse che quel giorno lei guardava soltanto e non faceva nulla, ma l'indomani il costume avrebbe dovuto indossarlo comunque. A Zhao ammise che forse non avrebbe finito tutto quel giorno, ma voleva prima capire bene quel passaggio; non voleva aspettare che lei entrasse dietro la tenda per dirle di spogliarsi più lentamente. Lu Heniang la guardò e non tornò a prenderla in giro per la veste azzurra dell'altra volta, ma accettò di ripetere il percorso soltanto altre due volte: doveva anche esercitarsi nel canto.

Xiaoman guardava da vicino e le disse di mettere per il momento gli ornamenti pesanti sullo strato esterno, legandoli uno per uno con dei nastri, senza cucirli fissi. Azhao fece così, ma si accorse che, se nascondeva tutti i nastri in profondità, al momento di toglierli avrebbe dovuto comunque cercarli a tastoni. Li spostò quindi dove poteva afferrarli passando la mano dal polsino. Allo specchio si vedeva un nodino in più. A Lu Heniang l’effetto parve poco pulito, ma non voleva tornare al costume difficile da togliere. Lo spostarono più volte tutte e tre, finché il nodo finì in una piega della veste che andava già raccolta.

Il nuovo metodo non aveva niente di prodigioso. Erano tutti accorgimenti che si potevano trovare nelle cose vecchie. Il difficile era sistemarli nel punto giusto di quel costume, per quella persona e quel movimento. Non bastava dire che tutti i costumi di scena dovevano essere fatti così. Azhao aveva provato con le proprie mani, ma doveva aspettare che Lu Heniang sudasse per provare di nuovo. Con la stoffa asciutta tutto si muoveva bene, da bagnata poteva fare resistenza. Quando Gao Man venne a sollecitarla, Azhao non promise più che avrebbe consegnato senz’altro quel giorno. Spiegò con precisione che cosa restava da provare.

Gao Man si contrariò e disse che anche per lo spettacolo piccolo avevano fissato una data. La mancanza di un palco grande non significava che potessero tirarla per le lunghe. A-Zhao stava quasi per impegnare di nuovo tutte le notti che restavano, quando Xiaoman si strinse la base del dito. L’ago le sfuggì e rotolò sulla stoffa. A-Zhao la vide impallidire per un istante e le chiese se le facesse di nuovo male. Lei rispose che era poca cosa, bastava cambiare dito per continuare. Lo disse con la naturalezza di chi aveva già cambiato dito molte volte.

A-Zhao prese quella metà e disse che per quella sera ci avrebbe pensato lei. All’inizio voleva davvero che Xiaoman si riposasse un po’, ma quando strinse fra le braccia tutta la stoffa provò anche un fremito al pensiero che finalmente un costume intero sarebbe dipeso da lei. Se le fosse riuscito, tutti avrebbero saputo che sapeva fare altro oltre a scucire, e Lu Heniang non avrebbe più dovuto voltarsi ogni volta a chiedere a Xiaoman. Quel pensiero si ostinava a non sparire dopo lo smacco dell’ultima volta. Lei si mise persino a lavorare più in fretta, come se potesse scacciarlo e risparmiarsi di ammetterlo.

La seconda notte le dolevano anche le proprie dita e il pollice, quando spingeva l’ago col ditale, le si intorpidiva a ondate. Fuori dormivano tutti, lei aveva ancora due tratti da rifinire e la fodera da provare il mattino dopo non era ancora stata lavata e asciugata. Solo allora si accorse che aveva preso in carico, oltre al nome di responsabile dell’intero costume, tutte le piccole incombenze che l’altra aveva sbrigato giorno dopo giorno senza parlarne. Se al posto di Xiaoman ci avesse messo solo sé stessa, forse avrebbe finito l’abito, ma chi lo cuciva si sarebbe sfinito lo stesso.

Non svegliò Xiaoman per sentirsi dire che si stava ammazzando di fatica. Separò prima ciò che sarebbe servito l’indomani da quello che poteva aspettare. Al mattino andò al mercato a cercare Ye Zhen e le chiese se potesse consegnarle in tre giorni soltanto i due pezzi di fodera e quei capi da scucire e lavare, senza bisogno di lavorarci di notte. Ye Zhen guardò e chiese trentasei monete. Avrebbe lavorato ai propri ritmi e segnalato subito i bordi rovinati, senza prendersi sulle spalle anche tutto il lavoro che la compagnia avesse aggiunto all’ultimo momento.

Le trentasei monete sarebbero uscite dal compenso di Azhao per quel costume. Fatti i conti, le dispiacque un po’ separarsene. La tariffa di Ye Zhen non era alta. Azhao aveva semplicemente creduto che più avesse fatto da sé, più intera sarebbe stata la somma che le sarebbe arrivata in mano. Ora doveva prima cederne una parte a qualcun altro per riuscire a dormire a sufficienza, osservare quanto serviva e fare tutto il lavoro che le spettava. Annuì, si accordò su quando tornare a ritirare il lavoro e non chiese uno sconto in nome del fatto che lavoravano tutti per la stessa compagnia.

Proprio mentre Ye Zhen prendeva il cesto per portarlo via, Xiaoman la vide. Chiese ad A-Zhao se non fosse riuscita a fare la propria metà del lavoro. A-Zhao disse di no, che nessuno poteva fare tre cose insieme con una mano sola. Pareva una frase per togliere l’altra dall’imbarazzo. Una volta detta, però, capì che esprimeva anche un bisogno suo. Aggiunse che stavolta voleva provare per intero il pezzo con chi avrebbe indossato il costume. Non poteva passare tutto il tempo china sul secchio. Xiaoman la guardò per un po’ e alla fine non riprese la stoffa. Andò soltanto ad aprire il libretto.

Il caldo di metà del sesto mese era già entrato in casa. Le stoffe asciugavano in fretta e la gente sudava di più. Lu Heniang provò un atto intero con il costume nuovo e, passando dietro la cortina, disse ad A Zhao di assisterla come durante lo spettacolo, senza aspettare che si fermasse e cominciasse a slacciarsi da sola. Le mani di A Zhao non erano ancora abbastanza rapide. Aveva nascosto un capo del laccio nel posto sbagliato e dovettero fermarsi di nuovo. Sistemarono il laccio e rifecero il passaggio, senza considerare quella pausa un fallimento che mandava a monte tutto il lavoro.

Tolti gli ornamenti pesanti, con la veste interna addosso si riusciva ancora a girare. Gu Ming, che guardava da parte, chiese se il prossimo costume potesse togliere anche a Liu Sheng mezzo tempo d’impaccio. A Zhao rispose che prima doveva consegnare quello che aveva davanti e che lui doveva dirle per filo e per segno come intendeva cambiarsi. Gu Ming alzò la mano in segno d’assenso e le posò apposta davanti la spada di legno, perché vedesse che dalla nappa aveva tolto i due fili che più facilmente si impigliavano. Lei non resistette alla voglia di toccare quel punto. Le faceva ancora piacere che si fosse ricordato di lei, ma quella gioia non la spinse a prendere un’altra pezza nuova.

Lo strato esterno del costume nuovo era ancora lucente. Il piccolo filo di perle scelto da Lu Heniang restava sul davanti, un po’ di sbieco, e ondeggiava quando si girava. Era rimasto qualcosa oltre allo stretto necessario, e tutti gli ornamenti non gravavano più sulle stesse spalle. La donna si guardò a lungo nello specchio e disse che quel punto le piaceva, ma che la manica destra era ancora un po’ lunga. A Zhao la ripiegò davanti a lei e le chiese di riprendere la pertica. Solo quando la mano, abbassandosi, passò senza urtarla, annotò di quanto accorciarla.

Gao Man controllò i ritagli avanzati della stoffa della compagnia e chiese ad Azhao quanto fosse ancora utilizzabile del campione che aveva comprato all’inizio. Azhao aveva dato per scontato che fosse tutta una spesa fatta per esercitarsi, così, sentendo che andava messa in conto fra i materiali del costume, rimase un attimo interdetta. Gao Man disse di segnare ciò che era stato effettivamente usato, perché la compagnia non avrebbe pagato anche tutto il resto. Le disse anche di non stare a covare la rabbia perché tutti approfittavano di lei, per poi dire che non ce n’era bisogno appena qualcuno si prendeva carico di qualcosa. Azhao arrossì, ma le porse quel pezzetto di stoffa.

Per quel costume avevano pattuito duecento wen di manodopera. Cento subito e il resto all’incasso del ciclo successivo di piccoli spettacoli. Scrissero la data sul retro della tavoletta per il ritiro e la restituzione dei materiali, perché dopo qualche giorno non restasse in mente solo chi aveva detto che andava bene. A-Zhao si fece dire con precisione la data, senza limitarsi ad assentire per timore di fare brutta figura come al suo arrivo. E non tenne più nascosti i trentasei wen come un sacrificio di cui nessuno sapeva niente. Mise da parte la quota di Ye Zhen e tenne il resto. Per la prima volta riuscì a parlare della collaborazione come di qualcosa che serviva a quel lavoro, senza presentarla come una notte in più regalata a qualcuno per bontà sua.

Vedendo che ci si poteva cambiare il costume, Gao Shoucheng volle aggiungere una rappresentazione: ormai i vestiti c’erano, e se non avevano fatto il pieno di spettatori potevano invitarli di nuovo. Lu Heniang scosse la testa per prima: dopo due sere consecutive aveva già la gola tesa. Anche A Zhao disse che la fodera non sarebbe stata necessariamente asciutta per la sera seguente e che il ricambio non era ancora stato modificato del tutto; aggiungendo uno spettacolo all’ultimo momento avrebbero dovuto indossare il vecchio modello. Il capocomico si irritò per un po’ e chiese come mai, appena finito il lavoro, ci fosse già qualcosa che non si poteva fare. Lei gli posò accanto alla mano un pezzo asciutto e uno bagnato perché li toccasse da sé, senza sommergerlo con un lungo ragionamento.

Quando ebbe tastato i due pezzi, ancora a malincuore, rinunciò a far indossare il costume bagnato come se fosse asciutto. Alla fine decisero di non mettere ancora in programma una recita in più e di riparlarne quando quel ciclo fosse davvero finito. Azhao sapeva che, se i biglietti venduti fossero stati ancora pochi, lui avrebbe chiesto di nuovo e che lei non avrebbe potuto rispondere ogni volta che non si poteva. Annotò a parte un'altra fodera di riserva, per calcolare il lavoro quando ce ne fosse stato davvero bisogno, senza cucirci già quel giorno tutte le serate a venire.

Il giorno della recita più piccola, Azhao rimase accanto alla porta del camerino, lontana dal punto più illuminato. C’erano meno spettatori di quanti ne avessero previsti per lo spettacolo grande. Fuori, il rumore delle monete durò poco. Sentì qualcuno dire che il costume era ancora del vecchio colore e chiedere se mancassero i soldi per cambiarlo. Le si strinse il cuore e quasi scostò la tenda per spiegare dov’erano le parti nuove. Proprio allora entrò Lu Heniang, raccolse la veste con una mano e l’estremità del nuovo laccio cadde nel palmo di Azhao. Il respiro dell’attrice e il battito del tamburo erano entrambi in attesa.

Ormai non aveva tempo di spiegare. Tolti gli ornamenti pesanti e messa la fodera asciutta, quando Lu Heniang tornò in scena le fece solo un cenno. La spalla destra non ebbe più quella piccola esitazione. A-Zhao capì finalmente che, lì per lì, bastava che chi ne aveva bisogno sapesse che funzionava. Per quella frase sentita in platea non occorreva per forza uscire a discutere. Quando Gu Ming passò dietro il sipario nella scena successiva, lasciò libero il passaggio come gli avevano appena spiegato. Persino A-Sheng sapeva che non poteva stare seduto lì con il suo pezzetto di bambù a ingombrare.

Finito lo spettacolo, Lu Heniang le riconsegnò il costume e le indicò due punti su cui intervenire l’indomani. Con quello che aveva indossato quel giorno, disse, poteva muoversi tranquilla. Non disse che A-Zhao fosse nata per quel mestiere o che da quel momento tutte le casse dei costumi fossero sue. Le chiese soltanto come appendere i lacci perché non si aggrovigliassero. A-Zhao tirò fuori i segni che aveva annotato e con Gao Man separò i pezzi appena tolti, così che anche altre mani potessero prenderli in consegna senza aspettare ogni volta che lei fosse lì a sorvegliarli.

Quando Ye Zhen venne a farsi pagare, A-Zhao le diede i trentasei wen pattuiti. Lei li contò e li prese. Disse che, se la prossima volta si doveva lavare il costume allo stesso modo, quella cucitura interna si poteva chiudere più tardi, così non avrebbe dovuto scucirla due volte. A-Zhao ne prese nota senza sentire che quel consiglio le portasse via il lavoro. Quando Ye Zhen se ne fu andata, rimise il resto del denaro nella propria borsetta. Il costume era stato fatto per intero e la sua riuscita non dipendeva dal fatto che tutto il compenso finisse a lei.

Quella notte sotto il letto non si sentiva più alcun rumore, ma A-Zhao, per l’eccitazione, tardava a prendere sonno. Xiaoman dormiva già profondamente, con una mano aperta fuori dalla coperta. Quella sera non si era ridotta a cercare l’ago all’ultimo momento prima di spegnere la lampada. A-Zhao spinse all’asciutto il suo astuccio degli aghi, rotolato fino all’angolo del tavolo, e si coricò a sua volta. Dal cortile sentiva ancora Gu Ming contare a bassa voce i passi della spada. Quei passi forse non sarebbero rimasti per sempre sullo stesso palco. Si girò su un fianco e non si rialzò a preparare un costume nuovo che nessuno le aveva chiesto.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Tre trattative per il prezzo della barca
  2. La targa di rame e il traghetto vuoto
  3. Quella finestra della bottega di lanterne
  4. La strada nel baule di bambù
  5. Due tratti di viaggio sull’acqua
  6. La donna che scuce
  7. I costumi di scena e gli abiti che si portano addosso
  8. Il posto vuoto accanto al tamburo
  9. La lanterna torna sul banco
  10. Il nome di chi si è già fatto una famiglia
  11. Una nuova opera alla Sala Sud
  12. Il biglietto per la barca del nono giorno
  13. Un cipollotto dentro la porta
  14. Chi chiude la finestra di notte
  15. Due chi di stoffa ancora da scucire
  16. Quindici giorni con la barca a nolo
  17. Il rumore di un tavolaccio
  18. Riaprire il giromanica
  19. La piena del quarto mese
  20. Un atto intero dalla platea
  21. Il secondo pasto a Lanting
  22. Il prezzo delle scarpette
  23. Il vento passa dietro la cortina
  24. Il teatro del tempio si spostò in riva all'acqua
  25. Lo spettacolo ritirato
  26. I punti che trattengono qualcuno
  27. Due targhe a prua
  28. Il bambino partirà con lei?
  29. Non accettare quel biglietto per la barca
  30. Il vecchio dramma rimesso in prova nei giorni di calura
  31. Prima vedere, poi rispondere
  32. Consegnare il costume a chi lo indosserà
  33. Una porta lasciata aperta nella bottega delle lanterne
  34. Attraversare di nuovo il fiume
  35. L’ultimo filo degli spettacoli d’autunno
  36. La lanterna non deve restare accesa tutta la notte

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