Romanzo d'avventura sui trasporti fluviali in un'antichità immaginaria
Quello sgabello che non si può trattenere
Ku Wuji · Creazione con IA · 10292 caratteri · circa 10 minuti
Su quello sgabello basso sedeva una persona che non conosceva.
Entrando nell'area di lavoro, il vecchio He vide per prima cosa gli orli dei pantaloni dell'altro. Le fasce alle gambe erano appena legate, con i bordi ordinati; le suole poggiavano sulla traversa davanti allo sgabello e un piede oscillava piano. Si avvicinò e solo quando l'uomo alzò la testa riconobbe l'inserviente dell'ufficio dei rifornimenti venuto a contare le casse. Aveva in mano un piccolo registro e, vedendolo in piedi, si spostò un poco di lato con grande cortesia.
Lo sgabello non bastava per due.
Lo zio He non andò oltre; chiese dove, prima, stava quello sgabello. Il fattorino credette che cercasse ancora dove sedersi, alzò gli occhi a guardare verso l'interno e disse che il falegname l'aveva tratto di sotto la tavola che puntellava la battagliola; lui per primo l'aveva preso per sedercisi un po': da quel lato il sole non batteva diritto, e i caratteri si leggevano chiari. Detto questo si chinò di nuovo, fece un segno a penna nel registro, e la punta della scarpa gli restò posata sul traverso.
«Non premergli addosso da quel capo.» disse lo zio He.
Il fattorino alzò il piede e chiese se stava per rompersi. Lo zio He tese la mano a mostrarglielo: sotto il piede dello sgabello c'era una vecchia intaccatura; sedendo da questa faccia, la forza non gravava sulla fessura e non accadeva nulla; ma a dare sempre di punta con la scarpa, col tempo, si sarebbe dovuta rifare. Il fattorino fece «oh», posò il piede; la penna gli restò un momento a mezz'aria, come se temesse che, a sedersi ancora, avrebbe rotto qualche altra vecchia cosa degli altri.
Tao Si uscì dal fondo, vide i due in piedi e disse a quello che contava le casse di sedersi pure: lo sgabello è fatto per esser usato, non per esser guardato. Lo zio He sentì scaldarsi il viso, e rispose che diceva soltanto che da quel capo non teneva. Tao Si si chinò a guardare: questa, poi, non l'avevano ancora cambiata; già due volte aveva pensato di portarla a bruciare, ma il vecchio He diceva sempre che reggeva; e seduta fino a oggi, ormai non si ricordava più nemmeno da quale vecchia barca fosse venuta giù.
«Domani serve ancora a lui.» disse ancora Tao Si al fattorino. «Quando hai finito di contare le casse, non te lo portare via: lascialo al nuovo pilota.»
La mano dello zio He si ritirò dal bordo dello sgabello.
Di una cosa per sedersi non gli mancava davvero: in foresteria c'era, e c'era anche alla bancarella della nonna Yu. Sul fiume, alle volte, non trovava nemmeno un'asse asciutta, e gli bastava arrotolare un tratto di corda per sedersi mezza nottata. Ora, proprio quell'intaccatura, quel traverso tenuto sotto il piede d'un altro, lo fermavano in mezzo al cantiere, e perfino il decidere da che parte andare gli arrivò con un passo di ritardo.
A-Shuan, sulla barca, prendeva in consegna le casse, e non vide da questa parte. Sedici casse di armamenti, un centinaio di libbre l'una, tra legno spesso e ferramenta; passarono una per una sulla passerella e furono posate nei punti già segnati con la corda. Xun, dall'interno, gridava che non si trattava soltanto di accatastare in ordine: sopra bisognava lasciare mano e passaggio per prendere la roba; Qian Liu si lagnava che così non restavano molti posti perché un uomo si stendesse, e A-Shuan gli disse di andare prima a prendere le due tavole di appoggio, e di sistemate quelle, poi posare le casse.
Lo zio He, ascoltando, volle dire che la cassa più interna non tenesse il lato del sigillo verso il pilastro. A-Shuan l'aveva già rigirata una volta: il gesto non era rapido, però non si volse più verso di lui. Il vecchio andò a mettersi all'ombra a guardarli affaccendarsi; le dita gli sfregavano lungo la cucitura dei calzoni; e a sfregare così gli tornò in mente che l'asta grossa, portata da lui, stava ancora sotto la gronda, e occorreva consegnarla a qualcuno.
Il fattorino finì di contare; alzandosi si sorresse un attimo al piano dello sgabello, e il ginocchio lo tirò in una sbilenca all'indietro. Lo zio He accorse a passi rapidi: il piede già premeva il traverso di dietro, e lo sgabello non cadde. Quell'uomo si profuse in ringraziamenti per la sua vigilanza: i vecchi sgabelli sono proprio malandati, lui se n'era scordato un momento. Tao Si rise da lontano e disse che stavolta sì si capiva perché non aveva voluto bruciarla: il vecchio He sa ancora farla vivere altri dieci anni.
Lo zio He volle ridere, e la risata non gli uscì.
Portò lo sgabello sotto la gronda e, accovacciato, tastò quell'intaccatura. Il legno non s'era rotto: s'era soltanto allentata la vecchia toppa. A-Shuan scese dalla barca, prese il cesto vuoto delle corde, lo vide e chiese se si doveva riparare: lui, più tardi, avrebbe trovato una scheggia. Lo zio He disse che non occorreva; e, detto questo, rigirò prima la gamba dello sgabello, ritrovò la tavoletta sottile che v'era stata incastrata e la respinse stretta seguendo la vecchia venatura.
A Shuan si accovacciò accanto a lui e tese la mano per tener fermo lo sgabello. Il vecchio si scostò un poco e disse che aveva solo quel punto da sistemare e ci avrebbe messo un attimo. Il giovane andò dunque a prendere l’asta graduata più grossa e, tornato, aspettò in piedi che lui si alzasse. L’asta era stata pulita bene. Quella grossa pesava più di quella sottile. Il vecchio He la prese, tastò prima le tacche, tenne un po’ il dito sulla piccola sbrecciatura in cima e poi la fece riportare indietro ad A Shuan.
«D'ora in poi mettila dove ti capita di prenderla.» disse.
A-Shuan rispose di sì; stava per appoggiare l'asta al pilastro di prima, ma si fermò, e girandosi la portò al posto dove teneva la sua asta di sondaggio. Lo zio He guardò quel passo, e a un tratto avrebbe voluto dirgli che in cima alla vecchia asta non si dovevano più scavare tacche a mano; poi capì lui stesso che quella frase non aveva motivo d'essere, e rigirò indietro lo sgabello, invitandolo a sedersi per provare.
A-Shuan sedette, e apposta si dondolò due volte a destra e a sinistra. Lo sgabello non traballava; lui rise e disse che non aveva nulla: se domani qualcuno si lagnava ancora che fosse rotto, lo si mandasse a sederselo questo momento. Lo zio He, alle parole «questo momento», si sentì nel petto un poco più leggero; tese la mano e batté sulla spalla dell'apprendista; finito il colpo, gli parve che quel gesto somigliasse troppo a quelli di una volta, quando si chiamava un bambino a dar retta, e la mano, a metà della discesa, si convertì a spolverare la polvere rimasta sul piano dello sgabello.
Ashuan disse di avere una cosa da dirgli: l'indomani, alla consegna della mappa, avrebbe dato al maestro anche due guan.
Lo disse piano, quasi temendo che anche Tao Si venisse a raccogliere la frase. Lo zio He chiese prima di dove venivano; il giovane rispose che erano risparmi suoi, e soggiunse che non erano l'anticipo della nuova barca, e non erano presi a prestito. Negli ultimi due anni aveva fatto qualche breve tratta su altre barche; e, come diceva il maestro, di quel che s'entra, bisogna sempre serbarsi un poco — se no, a fine anno, per un paio di scarpe, avrebbe dovuto ogni volta tornare a casa a spiegarsi con la madre.
«Tienili da parte per comprarti le scarpe, allora.» disse lo zio He.
«Le scarpe le ho già comprate.»
«Allora dallo a tua madre.»
«Già dato.»
Il giovane rispondeva troppo in fretta, e il vecchio, al contrario, se n'ebbe a male; chiese se, partito lui dalla barca, non sarebbe riuscito nemmeno a raggranellare il denaro per due giorni di strada. La schiena di A-Shuan si raddrizzò di colpo; disse che non era quello il senso. Lo zio He stava accovacciato, il viso alzato a guardarlo; la mano che poco prima gli aveva battuto la spalla s'era già ritirata sulle ginocchia.
Dalla barca qualcuno chiamò A-Shuan; alla seconda chiamata, ancora non si voltava. Lo zio He gli vide negli occhi la fretta, e ricordò che anche lui, quando imparava l'acqua, la prima volta che ebbe denaro avanzato comprò un pacco di sale grosso e volle a ogni costo portarlo in spalla a un anziano, dicendo che stavolta bisognava farglielo accettare. Quel vecchio gli rinfacciò di portare troppo, lo rimproverò a parole; e soltanto più tardi, quando nel sale s'era mescolata la sabbia fina, si risolse a rovesciarne fuori una volta.
«Se ne riparla domani.» disse lo zio He.
A-Shuan si alzò, stette un poco in piedi, rispose di sì, prese su il cesto vuoto delle corde; fatti due passi tornò indietro e chiese se quello sgabello poteva lasciarlo lì per il momento. Lo zio He rispose che si poteva mettere dovunque; ma, detta la frase, stese di nuovo la mano e lo ritirò mezzo braccio verso il muro, fuori del passaggio che facevano sempre quelli che portavano l'acqua.
Al calare della sera andò dai Tao a verificare l'argento che aveva lasciato in deposito.
Non erano tutte corde di rame. Le paghe riscosse in tutti quegli anni andavano dagli spicci agli interi; e messa insieme, la somma era stata cambiata in argento appena ne capitava l'occasione, per risparmiare a un vecchio che torna al paese il dover pregare altri di portargli in spalla il denaro. Tao Si portò l'involto originale: secondo il vecchio conto saldato l'otto, i pezzi che messi insieme facevano le otto corde li ripose ciascuno in una piccola borsa; quanto agli spiccioli che già aveva indosso, li lasciò a parte, senza mescolarli col deposito.
Lo zio He aprì a guardare, senza passare in mano a pesarlo ogni pezzo. Tao Si rise: con quella poca roba temeva ancora che gliela cambiassero sotto; a volerla cambiare, avrebbe dovuto prima trovarsi un altro mucchio d'argento rotto ugualmente malridotto. Lo zio He rispose che non era paura; prese la stoffa che un tempo avvolgeva il pacco: dentro c'era una piega sottile, premuta da due anni fino a oggi, e non s'era ancora appiattita.
Non ritirò tutto quella notte; disse che l'indomani, consegnate le cose, sarebbe tornato; anche il materiale da comprare per riparare la casa, prima, andava visto insieme con Fang Jin. Tao Si disse che allora fosse così, e chiese se davvero partiva il quindici: che i suoi non si ritrovassero un'altra volta ad aspettare, coi tegolai già arrivati prima. Lo zio He disse che il biglietto non l'aveva ancora preso, l'avrebbe comprato l'indomani; e, rispondendo con la bocca, nel cuore già gli pesava che quella frase fosse diventata come una corda: chiunque lo vedesse, prima gliene dava un altro strattone.
Tornato alla locanda, trovò il vento della notte che passava dalla finestra socchiusa.
Distese sul tavolo la lettera di casa. Quei due caratteri, la stanza di ponente, c'erano ancora; c'era anche il quindici scritto da lui sul dorso; e il foglio, girata una faccia, sembrava due persone che parlano sedute da parti opposte, senza che nessuna delle due abbia davvero finito di ascoltare l'altra. Prese il piccolo fagotto degli attrezzi del fiume e provò a metterci dentro l'asta fine: la bocca del fagotto restava corta di un tratto, l'asta sporgeva troppo; a portarla in spalla sul traghetto, voltandosi, avrebbe urtato gli altri.
Si sedette, appoggiò il regolo di traverso sulle ginocchia e gli venne quasi da ridere. Stava tornando al paese per riparare la casa, e non sapeva nemmeno preparare il proprio bagaglio. Dalla finestra giunse la voce di A Shuan, che discuteva con Qian Liu se mettere un secchio più in alto o più in basso; alla fine una frase, chissà quale, li fece ridere tanto che il padrone dell'alloggio gridò di abbassare la voce: dentro c'era chi doveva alzarsi presto per prendere il traghetto.
Lo zio He avrebbe voluto rispondere che lui non aveva fretta, che partiva soltanto il quindici. Quella frase non c'era bisogno di lanciarla fuori; così se la tenne, e lentamente spostò l'asta fine fuori del fagotto, la legò a parte con un tratto di stoffa morbida, e la rese pari a ciò che gli stava sulla schiena.
Lo stoppino s'era accorciato. Ne tagliò un poco, e il chiaro a un tratto tornò sul foglio: il cinque sul dorso della lettera aveva perso un piccolo angolo, portato via quel giorno dal tremito della mano. Lo zio He vi passò sopra il polpastrello; la traccia di carbone si spense, e lui non aggiunse tratto. Se domani A-Shuan avesse davvero portato le due corde, la collana di soldi, a premerci sopra, sarebbe stata, certo, più salda di quel piccolo foglio; e, arrivato con il pensiero qui, piegò di nuovo la lettera e la ripose dentro la veste, in un punto dove il denaro non l'avrebbe schiacciata per primo.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'AI, ampliando 《江汉》 di Du Fu e il racconto originale di questo sito «Il vecchio cavallo riconosce le secche nascoste». Personaggi, cronologia, tratti fluviali, tipologie di imbarcazioni e regolamenti militari sono interamente inventati; non è una riscrittura della poesia né una biografia del poeta.
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