Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria
Il posto vuoto accanto al tamburo
Ku Wuji · Creazione con IA · 11716 caratteri · circa 12 minuti
Quando Gao Man le porse i dodici wen, Azhao li contò con grande cura. Qin Xiaoman guardò quelle mani e si ricordò di quando aveva ricevuto il suo primo compenso per una recita. Anche lei aveva contato le monete una a una. Alla fine aveva sentito il palmo umido, ma per paura che qualcuno se ne accorgesse non aveva voluto asciugarlo sulla veste. Ora voleva solo che finissero di pagare, così Gao Man avrebbe smesso di chiederle a nome di chi registrare quei lavoretti e lei avrebbe guadagnato un altro po’ di tempo per esercitare la voce.
Nel cortile A Zhao e Gu Ming parlavano a bassa voce. Gu Ming gesticolava con un mezzo palo da barca e A Zhao si scansava ridendo, come se non stesse evitando soltanto la punta del bambù. Sentendoli, Xiaoman pensò dapprima che ai giovani bastasse poco per essere felici; poi ricordò che nel pomeriggio aveva ancora una fodera da finire di rivoltare e provò un poco di risentimento. Sapeva che A Zhao aveva già lavorato abbastanza quel giorno, eppure voleva dirle di non restare sempre esposta al vento. Prima ancora di parlare, non seppe distinguere se temesse che prendesse freddo o se le desse fastidio che avesse ancora energia per ridere.
Quella sera provarono l’inizio di «Il guado dei pennacchi di canna». La madre doveva impedire alla figlia di scendere dalla barca. Xiaoman fece due passi avanti e allungò la mano troppo in fretta. Lu Heniang non aveva ancora finito di voltarsi che già lei l’aveva afferrata per il polsino. Gao Shoucheng batté sul tavolo e li fermò. Disse che sembrava una madre che volesse davvero riportarsi a casa la figlia. Le lasciasse un po’ di fiato, perché dopo doveva ancora cantare. Lu Heniang si massaggiò il polso e disse di sì, che per un momento aveva quasi creduto di non avere davvero più via d’uscita.
Gli altri risero e rise anche Xiaoman, un po' più tardi. Le parole che le toccavano in quella scena non erano facili da cantare. Doveva far sentire la preoccupazione, e il pianto da solo non bastava. Una volta aveva provato la parte principale, quella della barcaiola. Allora aveva il passo leggero e bastava una giravolta mentre manovrava sull'acqua perché chi stava vicino al palco avesse voglia di guardarla. Ora i giorni più impegnativi della compagnia andavano tutti ai bauli dei costumi e rimandava sempre il riscaldamento della voce. Se davvero le avessero chiesto di cantare di nuovo la parte principale dall'inizio, sapeva che Lu Heniang l'aveva provata con maggiore sicurezza.
Saperlo e farsene una ragione erano due cose diverse. Lu Heniang disse che voleva cambiare un po’ l’ultima scena. A-Heng non doveva buttare la sua pertica appena ricevuta una buona notizia. Dopo tutta la fatica fatta a provare quei passi da barcaiola dall’inizio alla fine, possibile che le servissero solo per infilarsi un abito da sposa? Gao Shoucheng rispose che ai banchetti di nozze piaceva vedere qualcuno mettersi un bell’abito nuovo. Se alla fine ognuno andava ancora per la sua strada, chi avrebbe dato volentieri una mancia? Gu Ming s’intromise e propose di aggiungere la sua danza con la spada al momento del ritorno. Una volta fatto un po’ di festa, si poteva discutere del finale.
«Tu sapresti infilare un numero in qualunque scena.» Lu Heniang lo guardò.
«Se fa bella figura, lo aggiungo.»
«Prima impara a passare dalla porta senza far vedere le suole.»
Gu Ming alzò la pertica come una spada e mostrò apposta a tutti la pianta del piede, suscitando risate ancora più forti. Anche Xiaoman avrebbe voluto dire che c'era più di un modo di cantare il finale, ma quando lui si intromise perse il filo. D'un tratto le diede fastidio che lì, in cortile, qualunque cosa seria potesse sembrare da poco, almeno per un momento, se lui decideva di scherzarci sopra. Sapeva anche che sul palco quella dote serviva. Gli altri non dovevano per forza fare come lei, che più pesi aveva addosso, più teneva la bocca chiusa.
Finito di discutere, Lu Heniang tirò subito fuori dalla scatola un nuovo filo di perline e chiese a Xiaoman se potesse imbastirlo sul colletto per vedere l’effetto. Le perline avevano il loro peso. Xiaoman le sollevò e le fece oscillare, e Lu Heniang disse che si trattava solo di una prova e che, se non stavano bene, le avrebbero scucite. Le piaceva quel luccichio e, quando lo guardava, persino gli angoli degli occhi le si addolcivano. Xiaoman se ne accorse e ricordò di aver lavorato anche lei due notti in più per una perlina rossa. Così evitò di zittirla tirando in ballo il discorso di poco prima sul buttare via la pertica per avere abiti sgargianti.
Cai Heng, il nuovo percussionista, sedeva accanto alla tenda. Aspettò che tutti finissero di ridere e diede un colpo di tamburo. Il ritmo era diverso da quello che usava Lu Zheng. Xiaoman entrò in anticipo alla prima nota e, nella fretta di riprendersi, le si spezzò un poco la nota finale. Cai Heng chiese se volesse riprovare. Lei rispose d’istinto che prima quel passaggio non era così. Appena finito di parlare, vedendo la mano di lui ferma sul bordo del tamburo, si ricordò che quel «prima» esisteva solo nelle sue orecchie. L’uomo che era venuto a sostituire Lu Zheng non l’aveva mai sentito e non le doveva un accompagnamento fatto con i vecchi ritmi.
Chiese di rifare il passaggio e questa volta lo ascoltò suonare fino in fondo. Al secondo tentativo filò tutto liscio, ma quel po’ di malumore le restò in petto, soprattutto perché lì accanto anche Asheng dondolava la testa per imparare il ritmo e non ricordava affatto come suonava suo padre. Da una parte Xiaoman pensava che fosse un bene, che il bambino avesse qualcosa di nuovo. Dall’altra si chiedeva come mai non avesse fatto neppure una domanda. Cantando l’ultimo verso, per poco non guardò dalla parte del figlio e a forza riportò gli occhi sulla spalla di Lu Heniang.
Finita la prova, Gao Shoucheng la chiamò a vedere la stanza dietro la sala sud. Due bauli di costumi stringevano il vecchio sostegno del tamburo e non c’era posto per la stoffa appena arrivata. Al centro il sostegno era vuoto e il legno era ancora buono. Smontandolo, se ne sarebbe ricavato uno scaffale basso a due ripiani. Xiaoman disse subito che quel sostegno serviva ancora. Gao Shoucheng non insistette, chiese soltanto chi avrebbe steso la stoffa l’indomani se avesse preso umidità quella notte. Lo disse senza durezza, eppure la mise più a disagio che se avesse insistito.
Il vecchio tamburo di Lu Zheng era già stato venduto quando lui era malato. Al momento della vendita qualcuno aveva detto che il prezzo era basso, ma lui aveva insistito per prendere subito il denaro, così Xiaoman non avrebbe dovuto fare altri debiti per le cure. Il tamburo era stato venduto e il sostegno era rimasto. All’inizio pensava di tendere una pelle nuova su un altro tamburo una volta guarito. Poi lui non c’era più. Il sostegno era più leggero del tamburo, eppure chiunque venisse a riordinare gli girava alla larga. Col tempo diventò uno spazio vuoto di cui nessuno voleva parlare per primo.
Xiaoman spolverò la traversa del sostegno e sotto le dita trovò un’incisione ormai sbiadita dall’usura. Lu Zheng l’aveva fatta per ricordare quanto tendere la pelle. Da piccolo A Sheng ci infilava l’unghia e diceva che sembrava un vermiciattolo. Per quel piccolo segno non poteva occupare lo spazio di tutta la compagnia, e neppure poteva lasciare che, solo perché l’indomani serviva un posto per le stoffe, smontassero il sostegno fino a renderlo irriconoscibile. Ripiegò più volte lo straccio. Fuori dalla porta sentì A Zhao chiedere quale lampada fosse di tutti.
Azhao venne a prendere la vecchia lanterna di bambù. Disse che l'avrebbe riportata l'indomani mattina e che per la notte l'avrebbe prima avvolta per bene. Xiaoman le fece avvicinare la lanterna al tavolo e riparò un angolo di carta che si era strappato. La lanterna era spenta e la fibbia d'ottone rifletteva la luce di un'altra lampada, di terracotta, accesa nella stanza. Si vedeva perfino meglio che con la lanterna accesa. All'improvviso Xiaoman chiese quanto fosse durata l'ultima malattia di He Huaizhou. Azhao rispose che era peggiorato in fretta nel dodicesimo mese e che prima continuava a dire che era solo il freddo e che con qualche giorno di riposo si sarebbe rimesso.
Xiaoman annuì, senza dire che anche con Lu Zheng era stato molto simile. Verso la fine di una malattia ci si ritrova sempre a dire più o meno le stesse cose, ma chi resta non sa per questo che cosa fare. Voleva chiedere ad A-Zhao se davvero non avrebbe più condotto il traghetto. Poi pensò che nemmeno lei aveva il diritto di trattenere la figlia a bordo solo perché il maestro He non c’era più. Le chiese soltanto se sarebbe tornata, anche se il lavoro di quei giorni sui costumi non fosse andato come se l’aspettava.
A Zhao non rispose subito. Passò una mano sul fermaglio del baule e disse che sarebbe tornata, ma non avrebbe più cucito in anticipo quello che nessuno le aveva spiegato. Xiaoman avvertì nella risposta una traccia di risentimento e non riuscì a trattenere un sorriso. Disse che non doveva neppure diventare una che muoveva un dito solo quando glielo dicevano. Quando aveva da fare, nemmeno lei riusciva sempre a spiegare tutto per bene. Se qualcosa non era chiaro, si fermasse un momento e chiedesse anzitutto chi doveva indossare il costume, senza guardare soltanto ai propri punti.
Solo quando ebbe finito di parlare si accorse che si era rimessa a dare lezioni. A Zhao prese la lampada e domandò piano se dovesse portare un messaggio al suo ritorno. Xiaoman la guardò. Dal cortile sentì che Cai Heng stava mettendo via il tamburo e che A Sheng gli correva dietro a chiedergli perché non si potesse battere sul supporto vuoto. All’improvviso non voleva più mandare quella ragazza indietro con la lampada, eppure non aveva neanche una parola concreta da farle portare.
«Quando avremo finito questa serie di spettacoli», disse, «vorrei portare A Sheng di là dal fiume, una volta.»
Azhao alzò la testa. Gli occhi le si illuminarono per un istante, poi si ricompose in fretta. Chiese quando. Xiaoman rispose che non aveva ancora deciso. A Lanting contavano di continuare quel ciclo di spettacoli fino ai primi dieci giorni del terzo mese e, se poi avessero cambiato programma, lei avrebbe dovuto prima consegnare come si doveva il lavoro che aveva in mano sui costumi. Aveva detto che voleva, senza darlo per certo. Azhao annuì. Non insistette per sapere se sarebbe stato per la festa di Shangsi e non disse che la nonna ne sarebbe stata sicuramente felice. Xiaoman si sentì un poco più a suo agio.
Di notte lavò i piedi al figlio. Delle scarpe nuove ne era finita soltanto una, mentre la suola dell’altra era già stata pressata. A-Sheng chiese se l’indomani potesse salire sulla barca dentro la lanterna; saputo che lei voleva riportarlo a Liuwan, domandò subito se a casa della nonna materna ci fosse una barca, se avesse un cortile e se potesse portare il cagnolino d’argilla. Xiaoman rispose ad alcune domande, poi gli disse di non farne tante per ora, perché non sapeva ancora quando sarebbero partiti. Il bambino mise il broncio e lei vi scorse subito quella stessa impazienza che avrebbe avuto sua madre.
A quel pensiero non le venne d’un tratto la dolcezza. Tenne comunque ferma la caviglia del figlio perché non spruzzasse l’acqua sul letto. Solo dopo avergli asciugato i piedi gli disse che laggiù c’era una bottega di lampade, che di lampade ce n’erano tante e che non doveva giocarci come fossero barche da far girare. Asheng disse che ormai era grande e chiese perché prima non ci fossero mai andati. Xiaoman posò l’altra scarpa accanto al letto e rispose che ci sono strade su cui anche i grandi fanno fatica a camminare. Il bambino non capì e chinò la testa, tutto preso a confrontare le due scarpe per vedere quale fosse più larga.
Dopo che A Zhao se ne fu andata, Gao Man venne a ritirare il gettone di legno per la stoffa. Vedendo il supporto del tamburo ancora lì, non chiese più se andasse smontato e sistemò da sola due canne di bambù sopra una cassa. Ma per uscire dovette passare di taglio accanto allo stipite, e la pezza che portava sulla spalla si strisciò di polvere. Xiaoman lo vide e si sentì ancora più irritata. Aspettò che l'altra fosse uscita, poi prese un listello rimasto dalla piallatura, pensando di rialzare intanto il vecchio supporto, almeno perché i piedi di legno non consumassero più il pavimento.
Stava reggendo il telaio quando A-Sheng sporse la testa da accanto al letto e chiese se volesse conservargli il tamburo. Xiaoman stava per dire di sì, ma le venne da rispondere che per ora lo lasciava lì. Il bambino disse allora che avrebbe voluto metterci anche il suo flauto di bambù. Il telaio era tanto grande che ce ne stavano parecchi uno accanto all’altro. Lei lo guardò e d’un tratto le parve che, agli occhi del figlio, fosse molto meno stretto di quanto avesse pensato.
Nella casa accanto qualcuno cuoceva tagliolini e l’odore dell’olio al cipollotto attraversava le fessure del muro. Solo allora ricordò che quella sera aveva mangiato appena mezza focaccia di fagioli; lo stomaco era ormai così vuoto da darle freddo. Anche Lu Zheng, da vivo, si dimenticava spesso di mangiare. Quando la vedeva indaffarata la rimproverava, dicendo che se quel baule dei costumi avesse davvero divorato le persone, avrebbe cominciato da una con un po’ di carne addosso. Ricordò la sua espressione e le sfuggì un soffio di riso; poi, temendo che il bambino lo sentisse e ne chiedesse il motivo, si voltò a prendere una ciotola e comprò una porzione di tagliolini caldi dai vicini.
Il venditore di tagliolini le chiese se volesse il cipollotto. Lei disse di sì, poi, dopo una pausa, di metterne poco. Alle sue spalle A Sheng le tirò il lembo dell’abito. Si voltò e il bambino disse che ne voleva qualche boccone anche lui, ma senza cipollotto. Xiaoman prese le bacchette per toglierglielo e, a metà del lavoro, si ricordò che ormai non sapeva neppure se a Liuwan ci fosse ancora quella pentola. Divise i tagliolini in una ciotola piccola, la porse prima al figlio, poi si sedette accanto al supporto vuoto del tamburo e finalmente finì la mezza ciotola rimasta.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.
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