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Un volume tra le mani

Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria

Lo spettacolo ritirato

Ku Wuji · Creazione con IA · 12011 caratteri · circa 12 minuti

Il secondo giorno del sesto mese, con l’acqua bassa, nel fiume dietro il paese affiorarono, al posto di una fila ordinata di piedi dei pali, anelli di fango nero scavato dall’acqua. Qin Xiaoman scese dietro al maestro Yu. Una scarpa le sprofondò subito e dovette tirarla fuori a fatica prima di posare il piede sul legno vecchio. Visto dall’alto, il palco era molto ampio. Da sotto pareva una tavola che si lasciava guardare solo dal davanti. Sul rovescio c’era tutto da capire daccapo.

Il maestro Yu infilò una lunga pertica accanto al pilastro. Quando la estrasse, in punta c’era soltanto un velo di sabbia smossa. Batté in due punti e chiamò Gao Shoucheng a vedere. Un tratto del legno si era già rammollito. Inchiodare meglio le assi del palco non sarebbe bastato a reggere il peso. Per usarlo in sicurezza bisognava mettere nuovi puntelli, sostituire alcune traverse e intervenire anche sotto il fango. Fra manodopera e materiali ci sarebbero volute almeno milleseicento monete, forse di più una volta smontate le parti danneggiate.

Gao Shoucheng chiese per prima cosa se il palco potesse reggere almeno per quelle poche sere. Il maestro Yu si fece scuro in volto e gli rispose che il suo mestiere era farlo reggere, non assicurargli a parole che avrebbe retto. Xiaoman sapeva che era una risposta pungente, ma il fatto che il maestro fosse venuto non le dava il diritto di rimproverargli di non volerli rassicurare. Il padrone del deposito di legna insisteva che si erano esibiti lì anche negli anni precedenti. Il maestro allora staccò con un colpo il pezzetto di legno ammollato dall’acqua, glielo mostrò e glielo fece toccare. Il padrone ritrasse la mano e disse che nell’affitto dello spazio non era compresa la sostituzione del palco con uno nuovo.

Milleseicento monete erano ben più di una riga su una tavoletta. Xiaoman aveva un po’ di risparmi, A Zhao l’affitto della barca e Gao Man il denaro per il materiale. Forse, mettendo tutto insieme, si sarebbero avvicinate alla cifra, ma avrebbero impegnato in quelle poche serate il denaro per il vitto e i viaggi di più persone. Per di più, come diceva il maestro Yu, ci voleva tempo perché arrivasse il materiale, perché si sostituisse il legno e perché i sostegni facessero presa nel fango. Pagare oggi non bastava perché domani fosse come se niente si fosse mai rotto.

Gu Ming era rimasto in piedi sopra di loro. Dopo aver sentito tutto, chiese comunque se, facendo la sua parte soltanto sulla riva asciutta, potesse invitare altra gente a vederlo. Lu Heniang rispose che lui poteva certo provare, ma lei non poteva stare quattro ore nel fango del fiume con quel costume e senza un posto dove cambiarsi. Il suo tono era brusco. Non ce l’aveva con lui perché si cercava una strada. A quel punto, però, vedeva già sparire i soldi per l’alloggio. Ognuno cercava di capire dove potesse recuperare ancora qualcosa, e così sembrava che nessuno fosse disposto a cedere per primo.

Gao Shoucheng non li congedò sul posto. Tornato alla Sala Sud, si chiuse per un po’ nella stanza. Gli altri aspettarono in cortile e nemmeno il pasto fu distribuito subito. Xiaoman pensava che avrebbe provato soltanto sollievo, ma, quando si sedette davvero, la prima cosa a pesarle tra le mani fu il pacco con la fodera nuova per il bambino. Aveva osato comprarla solo perché contava su quella serie di spettacoli. Ora, se poteva restituirla, l’avrebbe restituita. Altrimenti avrebbe dovuto usarla lo stesso. A fermarsi era lo spettacolo, mentre i giorni andavano avanti.

Gao Man mise prima da parte il denaro degli otto biglietti in prevendita, ottanta wen in tutto, e lo rimise nel cilindro di prima. Per la mezza giornata d’ispezione sotto il palco avevano già pagato venti wen a mastro Yu, e altri spiccioli se n’erano andati per rifare la locandina e spostare la roba. Erano soldi che non avrebbero recuperato. Si era detto che, col tutto esaurito, tolte le spese, sarebbero rimasti seicento wen circa. Ora di quei seicento non era arrivato un solo wen e nessuno doveva già quella cifra a qualcun altro, ma in parecchi, dentro di sé, avevano già trovato come spenderla.

Quando la porta si riaprì, Gao Shoucheng disse che non avrebbero recitato sul fiume dietro il paese. Nessuno applaudì. Lu Heniang chiese per prima se negli ultimi dieci giorni del mese si potessero fissare due piccoli spettacoli privati. Gu Ming chiese cosa dovesse dire alle persone che aveva già invitato. Un altro attore, scritturato per l’occasione, disse che, saltate quelle sere del sesto mese, avrebbe dovuto cercare lavoro altrove. A queste ultime parole Gao Shoucheng cambiò di nuovo espressione e chiese come mai pensassero tutti ad andarsene quando lui non aveva ancora detto di sciogliere la compagnia.

L’attore rispose che non stava lasciando la compagnia. Anche a casa sua bisognava mettere qualcosa in pentola, e per mangiare non poteva aspettare che si fissassero gli spettacoli d’autunno. Xiaoman vide che teneva stretto fra le mani il lembo della veste. Era chiaro che non era venuto a fare storie, così gli chiese anzitutto quando avrebbe restituito il copricapo e la vecchia tunica che aveva in prestito, perché non saltassero fuori all’ultimo momento. Lui rispose subito che avrebbe fatto l’inventario quella sera stessa. Dopo quell’intervento, Gao Shoucheng non poteva più dipingerlo come uno di quelli che si prendono i vantaggi e lasciano agli altri le fatiche.

Gu Ming non colse l’occasione per fare i bagagli. Disse che voleva farsi prestare uno spiazzo a est della città e mostrare intanto quel pezzo a qualcuno. Anche senza lo spettacolo intero, non poteva rimettere nella cassa tutto quello che aveva provato. Sapeva che la compagnia avrebbe potuto rifiutarsi di pagargli il viaggio, così non chiese nulla e tirò fuori di tasca sua metà di quel che aveva pensato di spedire a casa quel mese. Xiaoman lo guardò con un po’ di fastidio e un po’ di comprensione. Da giovane era stata proprio così anche lei, restia a farsi tenere ferma dalle vicende di tutti quelli del cortile.

In piedi accanto al baule dei costumi, A Zhao non disse mai che a guardare l’acqua aveva capito da tempo che qualcosa non andava. Tirò fuori soltanto le schede dei piccoli ritocchi già finiti e chiese se contassero ancora. Sulle prime Gao Shoucheng parve sul punto di dire che lo spettacolo era saltato. Poi vide che Gao Man aveva già separato i capi finiti dai campioni e rispose che il lavoro finito contava e che di quello ancora da consegnare avrebbero riparlato. La sospensione non avrebbe cancellato il lavoro di tutti. La sua voce era stanca. Per mantenere la promessa non c’erano già tutti i soldi in cassa e occorreva ancora mettere in ordine le singole voci.

Xiaoman disse quanto lavoro poteva fare, senza mettere in conto tutte le notti che avrebbe potuto tirare avanti. Se avesse continuato ad accettarne troppo, dopo qualche giorno le si sarebbero irrigidite le mani al punto da non riuscire più a infilare l’ago, e ne avrebbe risentito anche il canto. Gao Shoucheng la guardò come se persino quella compagna di tanti anni cominciasse a trattarlo da estraneo. Alla fine disse soltanto di preparare prima quello che si poteva indossare nell’ultima decade del mese e di non caricarsi di un altro costume nuovo di zecca, sapendo già che non avrebbe avuto il tempo di finirlo.

Nel pomeriggio vennero in tre a farsi rimborsare i biglietti. Gao Man restituì a ciascuno la somma esatta. Persino chi aveva detto che poteva vedere lo spettacolo sul fiume di dietro dovette riprendersi i soldi per il momento. Uno di loro, irritato, disse che la prossima volta decidessero tutto prima di vendere i biglietti, senza costringere sempre il pubblico a fare strada in più per l’entusiasmo di una compagnia. Xiaoman, che ascoltava lì accanto, non poteva liquidare quelle parole come se l’uomo non capisse le loro difficoltà. Aveva messo da parte da tempo quelle ore libere e gliele avevano fatte perdere. Riprendersi dieci wen non gliele avrebbe restituite tutte.

In cortile il pasto fu più semplice. Quel giorno non avevano comprato carne e nella pentola c’erano fagioli e verdure. Dopo due bocconi, A Sheng chiese se da allora non ci sarebbero più stati spettacoli. Xiaoman rispose di no, che per il momento avrebbero messo in scena quello che potevano, senza andare su quel palco grande. Il bambino chiese ancora se avrebbe potuto continuare a imparare i caratteri. Xiaoman stava per dire «certo», ma si ricordò del tavolino che gli aveva promesso e si fermò un istante. Non gli disse che quel legno in ritardo era già per strada. Disse solo che non potevano ancora comprare il tavolino nuovo e che prima avrebbero trovato un altro modo.

La sera tirò fuori da sotto il letto di A-Zhao il supporto vuoto del tamburo. La stoffa avvolta intorno ai piedi di legno si era assottigliata per lo sfregamento. A-Zhao credette di averlo urtato e rotto di nuovo durante la notte e si alzò subito per aiutarla. Xiaoman fece un gesto con la mano e disse che non era colpa sua. Voleva vedere se il supporto potesse diventare un tavolino basso. Il bambino, che aveva sentito, spalancò di colpo gli occhi e chiese se non fosse di papà. Lei disse di sì e gli fece tastare le due vecchie scanalature. Il supporto era vuoto e, se ci avessero potuto mettere sopra i fogli, lui non avrebbe dovuto più scrivere sdraiato sul letto ogni volta.

Dopo averlo detto, provò dolore anche lei. Il tamburo di Lu Zheng era già stato venduto. Se avesse trasformato anche il telaio, in quella stanza forse non sarebbe rimasto davvero nulla com’era, ad aspettarlo. Ma sapeva che l’uomo che aspettava non poteva più tornare, e quei fogli su cui il bambino doveva scrivere proprio quel giorno erano reali. Non mise in bocca al marito morto un consenso che non poteva darle. Chiese soltanto ad A-Sheng se gli piacesse quell’altezza. Il bambino si accovacciò per provare e disse che, un poco più in basso, sarebbe riuscito a infilarci le gambe.

L’indomani il maestro Yu venne a riprendere gli attrezzi e Xiaoman gli chiese di dare un’occhiata anche a quel lavoro. Lui domandò cosa usare per il piano e Gao Man trovò un vecchio coperchio di cassa ormai in disuso e glielo offrì. Per accorciare le gambe di legno e aggiungere una traversa lo avrebbe pagato a parte, tenendo separato il compenso dai venti wen per l’ispezione del palco. Mentre contava le monete, le mani di Xiaoman si muovevano un po’ lente. Il maestro non la sollecitò. Disse solo al bambino di farsi da parte e di non prendere anche quel lavoro per una nuova recita intorno a cui giocare.

Quando la sega prese a stridere, Xiaoman si voltò per andare a prendere gli abiti. Aveva pensato di non guardare, ma dopo due passi tornò indietro. Il pezzo tagliato cadde nella polvere quasi senza rumore, simile a un qualsiasi pezzo di legno guasto sostituito come al solito. Si accovacciò e lo raccolse. La vecchia tacca era ancora lì, così tenne quel pezzetto e diede il resto al falegname perché ne facesse un sostegno. Non occorreva portare ogni pezzo sotto il letto.

A-Zhao aiutò a tenere fermo il piano. Aveva la mano salda e, pur sapendo fare qualche riparazione alla barca, non si mise a dire al maestro come fare gli incastri. Xiaoman la guardò di profilo e pensò all’improvviso che, se non avesse avuto una barca da affittare, anche lei probabilmente sarebbe stata più in ansia dopo l’annullamento dello spettacolo. Avere una via d’uscita, però, non rendeva meno legittimo il suo impegno. Ognuno partiva da una condizione diversa. Anche a stare nella stessa stanza, non occorreva spianare tutte quelle differenze perché ciascuno potesse fare il lavoro che gli toccava.

Appena fu pronto il tavolino basso, A Sheng rovesciò tutti i fogli della cartella nuova e ne rotolò fuori anche un sasso piatto. Xiaoman stava per chiedergli che cosa si fosse messo a nascondere di nuovo, quando vide il maestro posare il sasso con una lieve pressione sull’angolo del tavolino. Andava giusto bene come fermacarte, e lei tacque. Vedendo che non lo sgridava, il bambino si gonfiò d’orgoglio e fece per dare un calcio al sostegno nuovo. Lei lo fermò subito e gli disse che il sasso poteva tenere fermi i fogli, ma il piede non serviva per fare prove. Il tavolino era appena stato messo in sesto e bisognava averne cura.

Sul far della sera, alle prove per lo spettacolo ridotto, Gao Shoucheng restò per un po’ a guardare dal posto in cui aveva previsto di allestire l’opera intera. Poi spostò lui stesso verso l’interno le due assi che facevano da barca. Lo fece a malincuore, con movimenti lenti, e alla fine chiese comunque a Xiaoman se, cominciando con un solo atto, si potesse evitare che sembrasse troppo misero. Xiaoman prese il copione e rispose che dipendeva da come si legavano le parti. Togliere metà dell’opera non voleva dire cantarne una metà qualunque. Gao Shoucheng non si arrabbiò più. Portò uno sgabello basso al bordo del palco, si sedette e disse di fare un primo giro.

Una volta ravvicinate le assi della barca, Gu Ming fece il passo di sempre, ma il piede dietro andò a vuoto e lui finì seduto sul bordo. Lu Heniang stava per attaccare a cantare, ma alla vista di quella faccia da uno a cui fosse davvero andata di traverso l’acqua non riuscì a trattenersi e le uscì mezza nota stonata. A lato Gao Shoucheng si batté una mano sulla coscia e disse a tutti di smetterla di ridere, ma un attimo dopo cedette anche lui. Asheng si infilò dalla porta per imitare la caduta e sua madre lo afferrò per il colletto. Nel cortile le risate si fecero ancora più forti. Gu Ming rimase seduto a massaggiarsi la caviglia e disse che Liu, lo studioso, prima ancora di passare gli esami doveva imparare a riconoscere il terreno sotto i propri piedi. Xiaoman rimise il bambino sullo sgabello e riprese la battuta, con il fiato un po’ più saldo di prima.

Nella stanza non si sentiva più il tonfo del telaio vuoto contro il letto. Quella notte, girandosi, A-Zhao si svegliò lo stesso per un momento. Xiaoman la sentì e non le chiese niente. Abbassò gli occhi sul foglio che A-Sheng aveva lasciato aperto. La vecchia scanalatura sul fianco del tavolino era ancora lì, la pialla non l’aveva cancellata del tutto. Accanto, i radicali del bambù tracciati dal bambino erano ancora storti e l’indomani ci sarebbe stato da esercitarsi di nuovo. Lei rimise a posto il sasso fermacarte. Non promise un pasto per tutta la compagnia l’indomani senza sapere come avrebbe fatto a mantenerlo. Si limitò a mettere al riparo dall’umidità la pila di fogli di quella sera.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Tre trattative per il prezzo della barca
  2. La targa di rame e il traghetto vuoto
  3. Quella finestra della bottega di lanterne
  4. La strada nel baule di bambù
  5. Due tratti di viaggio sull’acqua
  6. La donna che scuce
  7. I costumi di scena e gli abiti che si portano addosso
  8. Il posto vuoto accanto al tamburo
  9. La lanterna torna sul banco
  10. Il nome di chi si è già fatto una famiglia
  11. Una nuova opera alla Sala Sud
  12. Il biglietto per la barca del nono giorno
  13. Un cipollotto dentro la porta
  14. Chi chiude la finestra di notte
  15. Due chi di stoffa ancora da scucire
  16. Quindici giorni con la barca a nolo
  17. Il rumore di un tavolaccio
  18. Riaprire il giromanica
  19. La piena del quarto mese
  20. Un atto intero dalla platea
  21. Il secondo pasto a Lanting
  22. Il prezzo delle scarpette
  23. Il vento passa dietro la cortina
  24. Il teatro del tempio si spostò in riva all'acqua
  25. Lo spettacolo ritirato
  26. I punti che trattengono qualcuno
  27. Due targhe a prua
  28. Il bambino partirà con lei?
  29. Non accettare quel biglietto per la barca
  30. Il vecchio dramma rimesso in prova nei giorni di calura
  31. Prima vedere, poi rispondere
  32. Consegnare il costume a chi lo indosserà
  33. Una porta lasciata aperta nella bottega delle lanterne
  34. Attraversare di nuovo il fiume
  35. L’ultimo filo degli spettacoli d’autunno
  36. La lanterna non deve restare accesa tutta la notte

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