Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria
Il prezzo delle scarpette
Ku Wuji · Creazione con IA · 11720 caratteri · circa 12 minuti
Quando si mise le scarpe nuove, A-Sheng non disse che erano piccole. Fece prima due passi per la stanza e si complimentò con la nonna, dicendo che le sue scarpe erano più lucide di quelle della mamma. Xiaoman aggrottò la fronte. Di solito lui non sopportava il rumore che facevano le scarpe nuove, e quel giorno non vedeva l’ora di lodarle. Si accovacciò, premette sulle punte e gli disse di rilassare le dita dei piedi. Il bambino non aveva spazio per farlo. Solo allora quel suo piccolo sorriso lasciò piano piano il posto a uno sguardo che la pregava di non fare altre domande.
Nonna Qin allungò la mano e disse che, portandole, si sarebbero ammorbidite. Xiaoman non si mise subito a discutere: disse al figlio di toglierle e vide che sul lato del piede era rimasto davvero un segno leggero. Avrebbe voluto parlare con calma, ma il bambino continuava a guardare la nonna, temendo che bastasse dire che non gli piacevano per scontentare un adulto. La sua voce si fece all'improvviso dura: se stringono, devi dirlo; non puoi far contenta la gente soffrendo ai piedi. A Sheng abbassò il capo e anche la mano di nonna Qin si fermò e si ritirò.
L’anziana disse che aveva lasciato un margine in base a com’era il suo piede l’ultima volta che era venuto. Erano passati solo due mesi, come poteva esserci già tanta differenza? Xiaoman girò la scarpa e guardò all’interno. La tomaia era ben tesa e il piede stava crescendo in lunghezza. Tutte quelle cose insieme non si sarebbero sistemate portando le scarpe un giorno in più. Lo mostrò a sua madre, ma la madre chiese per prima cosa perché non le avesse riportato una misura esatta. Lei mica aveva avuto il piede del bambino lì per misurarlo.
«Neanch’io ti avevo detto che dovevi farle per forza» disse Xiaoman.
Appena lo disse, capì di essere stata dura. Quelle scarpe non erano un foglio che le imponeva un matrimonio. Sua madre le aveva portate per due giorni di viaggio sul fiume e le aveva fatte per il bambino punto per punto. Eppure, se quella premura finiva per costringerlo a portarle anche se gli facevano male, era come sentirsi ripetere che quello di allora era il partito sicuro. Per quanto una cosa fosse scomoda, prima bisognava riconoscere tutta la pena che gli altri si erano dati. Posò le scarpe sul tavolo, cercando di non essere dura con le mani quanto lo era stata con la voce.
L’anziana Qin rispose che, se non le metteva, pazienza. Anche la sua voce si era fatta dura, come se a nessuno importasse che l’altro accettasse qualcosa. Asheng era in mezzo a loro in calze, con i piedi al freddo. Si mosse verso sua madre, poi si fermò a metà. Xiaoman lo vide e gli disse di rimettersi le scarpe vecchie e andare da Gao Man a scrivere i caratteri del giorno prima. Non serviva che restasse lì ad ascoltare. Quando il bambino corse fuori, si accorse che nella stanza c’era un paio d’occhi in meno a soffrire per tutt’e due.
La madre prese le scarpe nuove e andò a cercare le forbici. Xiaoman intuì che probabilmente voleva liquidare la faccenda con un taglio e si riprese le scarpe. Disse che si potevano ancora sistemare. Bisognava scucirle prima sul lato interno per non rovinare anche la tomaia. Le loro dita si toccarono e si fermarono entrambe. La vecchia Qin disse piano che lei era sempre stata così, anche un tempo. Non accettava mai per prima cosa quel che le veniva offerto, doveva dire tutto fino a rendersi insopportabile.
A Xiaoman si strinse di colpo il petto. Stava per rispondere che era perché sua madre sentiva solo quel che voleva sentire. Poi si voltò e vide accanto alla finestra la lanterna comune da riparare. Sua madre aveva già levigato fin dal mattino nuove listarelle di bambù, con la consueta precisione. Solo allora capì che liquidare ogni cosa con un «sei sempre stata così» sarebbe stato a sua volta un modo di sbrigarsela. Lasciò cadere la battuta e le spinse davanti il porta-aghi, perché sua madre avesse qualcosa da fare.
L’anziana Qin, invece, rimase seduta senza muoversi e disse che nemmeno lei sapeva sempre come stesse sua figlia, adesso. Aveva voluto fare le scarpe perché, nei giorni in cui erano tornati, Asheng dopo due passi doveva sempre tirarsi su una delle vecchie. Aveva voluto venire a Lanting perché aveva sentito che sua figlia continuava a chiedere se le fosse passata la tosse. A volte pensava di fare prima qualcosa, per paura che, fra il chiedere e l’avere risposta, passassero ancora giorni. A forza di parlare arrivò finalmente a quel che era successo un tempo e le disse che, da quando se n’era andata, non aveva nemmeno voluto affidare a qualcuno un messaggio come si deve per far sapere che stava bene.
Xiaoman alzò la testa e chiese se il primo barcaiolo fosse arrivato. La scarpa oscillò nella mano della madre, che non rispose subito. Quell’esitazione faceva ancora più male di una smentita. Xiaoman capì di aver indovinato in parte, ma non voleva scoprire che l’altra parte era tutta la sua attesa andata a vuoto. Guardò la madre e aspettò che fosse lei, con la sua voce, a dire che era arrivato.
Nonna Qin rispose che sì, il messaggio era arrivato. Due anni dopo che Xiaoman era andata via di casa, d’estate, l’aveva portato un mercante d’olio che viaggiava per acqua. Xiaoman gli aveva chiesto di riferire che era ancora nella compagnia, che aveva da mangiare e che sua madre non si preoccupasse. L’anziana ricordava ogni parola con una precisione che strideva con tutti quegli anni passati a dire che non aveva avuto notizie. Xiaoman chiese perché allora le fosse tornata indietro soltanto una frase, «Tua madre non ti vuole riconoscere», tanto che non aveva più saputo nemmeno come cominciare il messaggio successivo.
La madre disse che non aveva detto così. Aveva fatto riferire che, se era tanto capace, tornasse di persona, senza mandarle parole tanto vaghe per bocca d’altri. Arrivata in fondo, si fermò anche lei. A quel tempo stava restituendo i doni di fidanzamento alla famiglia Zhou. Ogni lanterna che faceva le sembrava ripagare un poco della vergogna che portava davanti alla gente per conto della figlia. E quando aveva saputo che sua figlia riusciva a cavarsela, il primo pensiero, invece del sollievo, era stato: allora perché ancora non vuoi tornare a riconoscermi come tua madre?
«Non ho detto che non ti riconoscevo più.» Lo ripeté ancora una volta, con voce già meno ferma di prima.
Xiaoman rispose che il senso era abbastanza chiaro. Quell’anno aveva appena vent’anni. Temeva che la sentissero chiedere sempre se c’erano risposte da casa e, ogni volta che arrivava una barca di una rotta familiare, fingeva di domandare da dove venisse la merce. Quando quel viaggiatore le disse che sua madre voleva che tornasse per parlare, pensò che a casa avrebbe trovato lo stesso matrimonio e la stessa porta chiusa. Senza accettare prima, non avrebbe avuto neanche un posto dove dire ancora «mamma».
L’anziana Qin abbassò la testa. Alla fine disse che era stata lei a parlare con durezza. Chi aveva portato il messaggio non ci aveva messo niente di suo. A quelle parole, Xiaoman sentì scaldarsi gli occhi, ma le lacrime non caddero subito. Aveva aspettato così a lungo che, quando finalmente quella frase le arrivò, lei non era più la ragazza a cui una sola parola sarebbe bastata per correre a casa. Suo figlio imparava i caratteri fuori dal cortile e suo marito non c’era più. L’ammissione di sua madre, oggi, non le avrebbe risparmiato un solo giorno di quella strada.
Del secondo messaggio nonna Qin non aveva davvero saputo nulla. Xiaoman disse che era stato dopo la nascita di Asheng. Lu Zheng glielo aveva scritto e lei lo aveva affidato a un parente di un compagno di troupe che tornava al paese. Aveva creduto che sua madre lo avesse messo da parte un’altra volta. L’anziana scosse la testa molto lentamente, senza la fretta di scagionarsi che aveva mostrato poco prima. Disse che, se avesse saputo che aveva un figlio, per quanto testarda fosse, sedici anni dopo non le avrebbe ancora chiesto quando si fosse sposata.
Xiaoman non poteva, sulla base di quella frase, ricostruire che cosa avesse fatto ogni persona lungo il tragitto. Né voleva continuare a spiegare tutti quegli anni con un messaggio andato perduto. Disse che il secondo messaggio non era arrivato, ma il primo sua madre l’aveva sentito comunque. La madre fece un verso d’assenso, senza rimettere sulla bilancia le difficoltà che aveva affrontato da sola allora. Nella stanza si sentiva solo il suono sommesso del flauto da fuori. Dopo una nota sbagliata A-Sheng rideva da sé, e la risata ora si fermava, ora tornava.
Xiaoman rimise le scarpette nuove in grembo alla madre e le disse di scucire prima il lato interno, dove si poteva lasciare ancora un po’ di margine. Con quell’aggiustatura non intendeva sostituire le parole rimaste a metà. Doveva ancora andare in scena nel pomeriggio e, anche a restare seduta fino al buio, non avrebbe fatto tornare quel messaggio dei suoi vent’anni. Nonna Qin prese l’ago. Le dita le tremarono per qualche respiro, poi si fermarono e lei prese a sollevare con cura il filo lungo la cucitura, senza troncarlo con un colpo di forbici.
L’addetto alle luci della sala venne a ritirare la lanterna riparata. Vedendo che la carta nuova era messa bene, le porse qualche moneta per il lavoro. Nonna Qin stava per rifiutare, ma Xiaoman disse per prima che il lavoro l’aveva fatto sua madre e che il denaro andava a lei. La vecchia guardò la figlia e infine accettò. Raccomandò all’uomo di non afferrare la lanterna da un lato solo quando la sollevava, altrimenti avrebbe storto di nuovo la stecca di sostegno. Le tornò il tono di chi conosce il proprio mestiere e parve raddrizzare un poco la schiena. Era anche altro, oltre a una madre che aveva detto la cosa sbagliata e fatto male un paio di scarpe.
A quella vista, Xiaoman sentì insieme tenerezza e un nodo al petto. Da piccola le piaceva guardare sua madre fare le lanterne. Le sembrava straordinario che quei listelli di bambù, all’apparenza così dritti, sotto le sue mani si piegassero fino a diventare qualcosa che faceva luce. Più tardi, quando avevano litigato perché voleva studiare teatro, le aveva chiesto che senso avesse passare la vita dietro a quei quattro fogli di carta. Quelle parole avevano una ragione. Desiderava davvero una vita diversa, ma aveva anche sminuito troppo il lavoro che sua madre sapeva fare meglio.
Xiaoman non tirò fuori quelle parole in quel momento per far ammettere a ciascuna il proprio torto e rimettere i conti in pari. Aspettò soltanto che sua madre finisse di riparare una scarpa, poi le sostituì il tè freddo con del tè tiepido e riordinò i copioni che aveva lasciato in giro, così che quelle mani, al lavoro in un posto nuovo, avessero un po’ più di spazio libero sul tavolo. Nonna Qin continuò a lavorare a testa china. Non vide l’espressione della figlia, o forse la vide e non disse niente.
Nel pomeriggio Xiaoman andò in scena e, quando cantò la battuta della madre sul non poterla trattenere, rallentò all’improvviso di mezzo tempo. Cai Heng la guardò e lei riprese subito. Non poteva far aspettare l’intera sala finché avesse rimesso ordine in quel che si erano dette in casa quel giorno. Dall’altra parte Lu Heniang si spostò appena di lato per lasciarle il tempo di un respiro. Dopo lo spettacolo le chiese che cosa fosse successo e se volesse cambiare quella battuta. Xiaoman rispose che quel giorno era una faccenda sua e che per il momento lasciassero stare il copione.
Sua madre aspettava a bordo del palco con le scarpe in braccio. Il pubblico era ormai uscito e restavano soltanto le due assi che facevano da barca. Le chiese se il verso di poco prima fosse nel testo originale. Xiaoman rispose di sì. Anche alla prima prova le era mancato un po' il fiato in quel punto, ma non poteva continuare a cantare per una persona sola. Nonna Qin abbassò la testa, toccò il bordo di un'asse con la punta del piede e disse che da lontano pareva proprio che oscillasse, mentre da vicino erano due pezzi di legno. Xiaoman prese la pertica e fece il passo più lento, mostrandole dove andava posata prima la mano. L'anziana provò a sollevare la sua allo stesso modo, senza muovere il corpo, e fu la prima a ridere. Disse che sapeva soltanto piegare le stecche di bambù, che a furia di piegarle non ne avrebbe mai cavato un'acqua così. Xiaoman fermò la pertica senza aggiungere spiegazioni. Madre e figlia rimasero sul proscenio, davanti alla sala vuota, a guardare insieme quei due pezzi di legno vecchio, lucidi a furia di calpestarli.
Quando tornarono nella stanza sul retro, A Sheng già camminava con le scarpe allentate. Gli davano ancora un po’ fastidio, ma stavolta fu disposto a dire che la sinistra stringeva ancora. Nonna Qin la prese e rispose che allora avrebbe scucito ancora un po’ e che non doveva sopportare per forza. Il bambino si rilassò di colpo. Le porse il suo pezzetto di bambù e le disse che la stecca con cui aveva riparato la lanterna si piegava meglio di quella. Lei disse che il bambù non era tutto uguale e che non tutto si poteva piegare. Il suo viso non si rabbuiò del tutto solo perché lui si era lamentato un’altra volta.
Al calar della sera, accompagnando sua madre alla locanda, Xiaoman le portò il fagotto. La madre provò più volte a riprenderlo e Xiaoman lo passò ogni volta nell’altra mano per sottrarglielo. Per strada parlarono soltanto di quale barca prendere l’indomani mattina e di quale locanda a Sangqiao fosse più asciutta, senza tornare a chiedersi come sarebbero andate le cose oggi se allora fossero andate diversamente. Sulla porta, nonna Qin tirò fuori dal fagotto l’olio per A Zhao e disse di non rimetterlo insieme alle focacce. Sulla barca aveva cercato di pensare a tutto, eppure aveva finito per far prendere odore a tutt’e due.
Xiaoman la prese e fece un piccolo sorriso. Non disse «finalmente l’hai capito» e sua madre non disse «ora dovresti capire che cosa provo». Nel passare dall’una all’altra, la bottiglietta d’olio era davvero un po’ scivolosa e per poco non cadde. Madre e figlia allungarono insieme la mano per trattenerla. Si sfiorarono, allentarono entrambe un po’ la presa e solo allora la bottiglietta si sistemò per bene in un angolo della borsa.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.
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