Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria
Due chi di stoffa ancora da scucire
Ku Wuji · Creazione con IA · 11732 caratteri · circa 12 minuti
La mattina del tredici Azhao andò dal maestro Mo a chiedere del qin. La porta era ancora chiusa, ma vicino al muro c'era già un involto di carta. Era della donna che voleva farle rammendare i pantaloni. Saputo che era tornata, li aveva lasciati direttamente lì, dicendo che, se non si poteva fare quel giorno, andava bene l'indomani. Al bambino restava comunque un altro paio. Azhao tastò la stoffa, che al ginocchio si era assottigliata. Era un lavoretto alla sua portata e stavolta non si affrettò a rifiutarlo come prima di partire.
Quando il maestro Mo aprì la porta e la vide lì in piedi, le disse subito che il qin corto del giorno prima si poteva ritirare entro mezzogiorno. Aveva reincollato saldamente il capotasto, ma bisognava comunque tenerlo ben fermo ed evitare che il bambino, portandoselo in spalla, lo facesse sbattere per tutta la strada. Azhao disse che aveva capito e andò a riferirlo a casa Qin. Al cancello del cortile sentì prima di tutto Asheng dire che quei due puntini erano foglie di bambù, mica corna. Stava di nuovo discutendo con la nonna materna del carattere 笙, sheng. Dalla stanza interna Xiaoman, mentre piegava i vestiti, lo chiamò perché venisse a farsi allacciare le scarpe. Dovette chiamarlo due volte prima che si alzasse, senza alcuna fretta.
Nonna Qin porse alla figlia il capo del filo, come se la tavola avesse per il momento trattenuto tutte le parole sgradevoli del giorno prima. Azhao ignorava che cosa si fossero dette durante la notte. Vide soltanto che Xiaoman, mentre piegava i vestiti, accettava l'ago che la madre le porgeva, e pensò che quel giorno le cose sarebbero andate più lisce. Ma appena ebbe riferito le parole del maestro Mo, nonna Qin chiese se allora l'indomani sarebbero partiti davvero. Per un istante, nella stanza, tutti si fermarono insieme.
Xiaoman rispose che tanto meglio se lo strumento era pronto, così la compagnia non avrebbe dovuto aspettare per usarlo. Non alzò la voce, ma A-Zhao sentì che quelle poche parole della sera prima erano ben lontane dal rendere più lieve la risposta. Con i pantaloni fra le braccia, ebbe d’un tratto voglia di sviare il discorso chiedendo alla vecchia Qin se avesse un laccio più corto. Poi temette che, appena aperta bocca, sarebbe diventata quella che doveva riempire ogni silenzio appena qualcuno si sentiva a disagio. Alla fine disse soltanto che andava a rammendare un abito in cortile, dove vicino alla porta c’era luce.
La sera prima, passando davanti a casa Qin, aveva sentito anche lei il bambino protestare per i cipollotti e, in mezzo alle risate, la voce di Xiaoman farsi roca. Tornata in barca, aveva tirato fuori il vecchio registro del padre e finalmente tracciato un segno leggero sulla riga del prestito della lanterna. Accanto aveva scritto che il diciassette del secondo mese la lanterna era stata restituita. Era il giorno in cui lei stessa l’aveva riportata a Liuwan. Poteva scriverlo già allora, senza aspettare che tornasse la figlia. Una volta finito, rimase ancora a lungo a guardare la scritta. Poi chiuse il registro, senza più ritrovarsi tra le mani qualcosa da portare a termine per conto di qualcun altro.
Quel giorno la lampada era ancora nell’armadio dei Qin, perché A Zhao aveva accettato di lasciarla lì per un po’. Non andò a reclamarla e smise di usarla come pretesto per chiedere notizie ai due nella stanza interna. Prima di tutto andavano rimossi per bene alcuni fili che si erano aperti al ginocchio dei pantaloni. Seduta sullo sgabellino, aprì il tubetto degli aghi e separò quelli sottili da quelli grossi su un angolo di stoffa. Nonna Qin uscì a vedere, lodò il rammendo che sarebbe rimasto ben piatto e le chiese poi se intendesse davvero andare a lavorare per la compagnia teatrale.
A-Zhao rispose che le sarebbe piaciuto andarci. La vecchia disse che cucire abiti era senz’altro un buon lavoro, ma una compagnia andava sempre da un posto all’altro. Se avesse trovato una bottega in città, avrebbe usato lo stesso mestiere e forse la vita sarebbe stata più stabile. Lo disse senza la durezza con cui un tempo aveva combinato il matrimonio, quasi stesse cercando un’altra strada per A-Zhao. Eppure A-Zhao capì di colpo che cosa Xiaoman si era sentita dire per sedici anni. Anche dette con dolcezza, quelle parole potevano stringere il petto.
Non si servì di quelle parole per prendere le parti di Xiaoman. Disse soltanto che le botteghe di città doveva ancora vederle, mentre con la compagnia aveva lavorato davvero per qualche giorno e voleva riprovare. Nonna Qin indicò i pantaloni che aveva in mano e disse che anche con quelli si guadagnava. Perché doveva proprio fare costumi di scena? Azhao chinò la testa per chiudere un punto e ripensò al tassello che si apriva sotto la manica quando Lu Heniang manovrava la pertica. La prima cosa che provò fu un moto d'impazienza. Le sembrò che l'anziana avesse già fretta di dire che erano la stessa cosa, senza aver mai visto quel lavoro.
Reprimendo quel moto d'impazienza, rispose che le piaceva vedere come un vestito accompagnava i movimenti di chi lo portava. Cercava qualcosa di più di una bottega al riparo dal vento. Nonna Qin pareva sul punto di ribattere quando Asheng chiamò la nonna dalla stanza. Disse che un punto dell'intelaiatura della lanterna era storto e che bastava premerci col dito per raddrizzarlo. L'anziana entrò subito per fermarlo, parlando assai più in fretta di prima. Azhao la sentì e poté finalmente smettere di mettere in fila ragioni che facessero approvare la sua scelta.
Nella stanza ci fu un po’ di scompiglio. Il bambino non ruppe davvero la lanterna, ma rovesciò per terra mezza scatola di ritagli di carta. Xiaoman gli disse di raccoglierli. Nonna Qin osservò che quei pezzetti non valevano nulla e che poteva raccoglierli dopo mangiato. Xiaoman si rabbuiò di nuovo e rispose che anche quei pezzetti erano frutto del lavoro di qualcuno e che, se li aveva rovesciati lui, spettava a lui raccoglierli. Dalla porta A Zhao vide il bambino accovacciarsi e guardare prima da una parte e poi dall’altra, come se sperasse ancora di trovare qualcuno più indulgente. Lei si limitò a spingere il pezzetto scivolato ai suoi piedi fin dove lui potesse arrivare.
Nonna Qin entrò nella stanza interna, ne prese un involto di stoffa vecchia e lo posò accanto al letto. Disse che il giorno prima non avevano fatto in tempo a guardarlo. Erano tutti pezzi che all'epoca non aveva cucito nella tenda e che aveva pensato potessero servire se la figlia avesse voluto rifarsi un vestito. Xiaoman aprì il pacco. Dentro c'erano un tratto di bordo di manica rosso cupo e due chi di stoffa azzurra, con tracce di tagli e cuciture disfatte sui margini. Tenne fra le dita il bordo della manica e lo guardò a lungo. Azhao vedeva soltanto che la presa si faceva sempre più leggera e non sapeva se temesse che la stoffa si sfaldasse o di non riuscire lei stessa a lasciarla andare.
Nonna Qin disse che, se la stoffa vecchia fosse rimasta da lei, sarebbe comunque rimasta lì a far nulla. Se la voleva, poteva prenderla, altrimenti l’avrebbe tenuta lei. Stavolta sembrava volerle davvero lasciare la scelta, ma la figlia le chiese perché volesse ancora fargliela portare via. Quello che allora si era rifiutata di indossare, come poteva starle bene adesso? La vecchia rimase interdetta e rispose che non le stava dicendo di indossarla. Era una cosa che le apparteneva da prima. Più parlavano, più si avvicinavano, come se ancora si contendessero a chi spettasse tenere un vecchio abito.
Ad A-Zhao tornò di colpo in mente la targa di rame a prua. Se qualcuno le avesse detto a quel punto che non serviva a nulla tenersi quel rame vecchio e che tanto valeva farlo fondere, se la sarebbe presa di sicuro. Eppure, quando la vecchia Qin teneva da parte quei due chi di stoffa, a lei sembrava sempre che volesse ancora legare qualcuno a sé. Inghiottì il consiglio che stava per dare. Accorgersi di usare due pesi e due misure non la indusse subito ad attribuire intenzioni innocenti alla vecchia. Decidere come custodire gli oggetti di un tempo era più difficile che stare a guardare e dire agli altri se dovessero tenerli.
Alla fine Xiaoman prese soltanto un pezzetto di bordo rosso scuro. Disse che le serviva per rifare l’orecchio al cagnolino d’argilla di A-Sheng, perché la stoffa di prima si era consumata fino a bucarsi. Rimise il resto nel fagotto, fece lei stessa il nodo e non lasciò che la madre glielo infilasse nel bagaglio. L’anziana Qin guardò quel poco che aveva in mano la figlia. Sembrava delusa, ma stavolta non le infilò nulla. A-Zhao vide che il bambino aveva finito di raccogliere i fogli e gli disse di andare con lei a prendere il qin, lasciando nella stanza un po’ di tempo in cui nessuno fosse tenuto a rispondere.
Il maestro Mo disse ad A Sheng che per il momento poteva guardare, ma senza toccare. Il capotasto del qin corto si era appena assestato e, se ci avesse spinto contro le dita a caso, avrebbero aspettato una notte per nulla. Il bambino chiese perché gli adulti volessero sempre che i bambini portassero le loro cose sulle spalle, ma poi non gliele lasciassero toccare. La domanda fece ridere il maestro, che rispose che anche quando le portavano doveva prima controllare un adulto. Se non c’era nessuno a controllare, non le portassero. A Zhao stava per spiegare, in difesa di Xiaoman, che era stato il bambino a volerlo. A quelle parole tacque e, uscita dalla bottega, prese lei per prima la custodia del qin.
A Sheng protestò, così lei gli lasciò tenere l’ultimo pezzetto della cinghia. Finché il fondo della custodia non toccava terra, anche lui faceva la sua parte. Nel vicolo, il bambino chiese all’improvviso se d’ora in poi sua madre sarebbe rimasta sempre lì. A Zhao rispose che l’indomani sarebbero tornati a Lanting, ma il bambino disse che lo sapeva e parlava di dopo. Lei non capì da che parte sperasse di stare e gli chiese solo se gli mancasse il portone di legno della Sala Sud. Il bambino ci pensò e disse che gli mancavano il cagnolino d’argilla e il battaglio che zio Gu gli doveva. Poi, per timore di lasciare fuori l’altra parte, aggiunse che anche il pesce della nonna era buono.
Quando Azhao tornò a casa Qin, nella stanza avevano smesso di parlare della stoffa vecchia. Xiaoman stava aiutando la madre a ricucire un tratto della tenda della porta, con punti più fini di quelli che Azhao le conosceva, senza mettersi di sua iniziativa a sistemare anche tutto il resto. Nonna Qin teneva il lembo della tenda e per molto tempo nessuna delle due parlò. Il pezzetto di bordo rosso cupo era posato sulla borsa di Asheng. Tenere quello non trasformava tutto il resto in un regalo da portare via.
Nel pomeriggio Azhao finì di rammendare i pantaloni e si fece pagare otto wen. Quando arrivò la donna, vide Xiaoman e le chiese subito se fosse la ragazza di casa Qin, poi disse che erano passati tanti anni e che era sempre uguale. Perfino Azhao, ad ascoltarla, non avrebbe saputo che cosa rispondere, eppure la donna sembrava davvero convinta di farle un complimento. Xiaoman si alzò per risponderle. Sua madre, indaffarata dietro il banco a prendere le lanterne, non trattenne la cliente per farle continuare la conversazione. Solo quando la donna se ne fu andata Xiaoman tornò a sedersi e avvolse strettissimo il filo di scarto che aveva appena tagliato.
Prima della partenza, il quattordici, nonna Qin si alzò presto per preparare la pappa di riso e avvolse poche focacce secche in un piccolo involto, senza riempire due ceste. Chiese ancora se, quando a Lanting c'era molto da fare, fosse difficile persino mangiare qualcosa di caldo. Xiaoman rispose che nei giorni di lavoro intenso c'era sempre qualcosa, mentre in quelli tranquilli bisognava arrangiarsi. L'anziana non capì bene e non volle chiedere altro. Alla fine disse soltanto ad Asheng di mettersi bene le scarpe. Erano state fatte nuove per la sua visita e non voleva che ne schiacciasse i talloni in due giorni di cammino.
A-Sheng teneva in braccio il cagnolino di terracotta con l’orecchio riparato. Fece due passi, poi tornò di corsa e infilò nella manica della nonna un pezzetto di bambù senza fori, dicendo che, quando avesse imparato a suonare, ne avrebbe cercato uno buono. Nonna Qin rimase un attimo interdetta. Il bambino si era già voltato e si vedeva che non aveva affidato a quel pezzo di bambù il compito di far piangere gli adulti. Aveva solo pensato che gliene restavano altri due e poteva lasciare quello. Poi aveva già fretta di vedere a chi sarebbe toccato portare la custodia dello strumento.
Sulla soglia Xiaoman si voltò e disse che la prossima volta avrebbe fatto sapere in anticipo quando sarebbe partita tramite Azhao. Se Azhao non ci fosse stata, si sarebbe informata presso le barche che facevano le singole tratte. Quella prossima volta era una promessa più piccola di un «verrò di sicuro per la festa di Shangsi», ma poteva davvero mettersi in cammino. Nonna Qin annuì. Aveva troppo da dire e si limitò a indicare dove aveva messo le focacce nel fagotto, raccomandandole di non schiacciarle sotto lo strumento.
A-Zhao traghettò madre e figlio alla riva orientale e riscosse come sempre il prezzo della traversata. Al momento di scendere, Xiaoman le disse di non mettere da parte i propri affari per quella commissione. A Lanting c’era ancora lavoro e, se voleva venire, prima si assicurasse di lasciare la barca di casa in buone mani. A-Zhao disse che lo sapeva. Come al loro primo incontro Xiaoman non le aveva permesso di tornare a casa al posto suo, così ora anche il luogo dove A-Zhao voleva andare doveva avere per lei un senso oltre a quello di continuare a portare messaggi fra quelle due famiglie.
Il battello partì e il suo traghetto riprese la via verso ovest. In lontananza, sulla rampa dell’approdo di Liuwan, qualcuno le faceva cenno. A-Zhao riconobbe il cappello storto di Tao Laoliu e alzò il remo per rispondere. La targa di bronzo restava scura nei riflessi dell’acqua e la giuntura riparata a poppa non si era riaperta. Lei spinse all’asciutto il sacchetto dei soldi del traghetto e andò a prendere quell’uomo che, per quella corsa, attraversava il fiume solo per vendere verdura.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.
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