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Un volume tra le mani

Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria

Chi chiude la finestra di notte

Ku Wuji · Creazione con IA · 11324 caratteri · circa 11 minuti

Di notte, mentre riponeva le lanterne nella stanza davanti, l’anziana Qin sentì Asheng gridare di dolore nel retro. Posò subito l’intelaiatura di bambù ed entrò. Xiaoman stava sciogliendo un nodo nei capelli del bambino, tenendogli ferma la testa con una mano e il pettine nell’altra. I capelli erano bagnati e alcune ciocche si erano aggrovigliate strette. Più gridava, più si dimenava. L’anziana Qin prese uno sgabellino di legno, disse al nipote di sedersi fermo e di lasciar fare a lei.

Xiaoman non le porse il pettine. Disse di aspettare un momento, perché appena il bambino si muoveva, i capelli tiravano. La mano tesa di nonna Qin restò a mezz’aria. Le venne un moto di stizza. Dopotutto aveva cresciuto anche lei una bambina, mica aveva dimenticato come si pettinava. Ma, abbassando gli occhi, vide che A Sheng stringeva un lembo della veste della madre e che con le dita aveva già attorcigliato la stoffa. Alla fine puntò il piede contro una gamba dello sgabello per tenerlo fermo, così Xiaoman poté usare entrambe le mani.

Sciolti i nodi, A-Sheng inclinò la testa e il sonno lo prese. Di giorno aveva resistito alla voglia di dormire sulla barca e, arrivato in quel posto nuovo, aveva parlato a lungo. Il corpo finalmente raggiunse la sua stanchezza. La vecchia Qin voleva fargli mangiare un pezzetto di focaccia prima che si addormentasse, ma Xiaoman disse che a cena aveva mangiato abbastanza e che, quando aveva sonno, era meglio non dargli altro. Vedendo che aveva ancora un chicco di riso appiccicato alla bocca, la vecchia pensò che in fondo un pezzetto di focaccia era ben poca cosa. Alla fine prese uno straccio umido e tolse delicatamente il chicco.

Il letto era quello che Xiaoman aveva avuto un tempo. Al fianco era stata aggiunta un’asse stretta, così madre e figlio potevano dormire senza stare pigiati. L’anziana Qin l’aveva provata più volte e aveva scelto sostegni di legno tutti della stessa altezza. Eppure, vedendoci salire la figlia, non poté fare a meno di chiederle se fosse stabile. Xiaoman la provò da seduta e rispose di sì. Quell’unica parola parve all’anziana più concreta di tutto quello che aveva sentito durante il giorno sulla vita fuori casa. Si affrettò a portare la propria biancheria da letto nella stanza davanti.

Xiaoman la fermò, dicendo che non occorreva cederle tutta la stanza interna. Nonna Qin rispose che poteva dormire anche fuori, tanto si alzava sempre presto e così non avrebbe svegliato nessuno. In realtà non aveva mai passato la notte accanto al bancone. Il freddo saliva dal pavimento e perfino voltarsi nel cuore della notte sarebbe stato scomodo. Per non farlo capire alla figlia, scosse prima la coperta, come se fosse già abituata a quel posto. Xiaoman si alzò subito per aiutarla a spostare l’asse nell’angolo lontano dalla porta.

Fecero forza ai due lati dell’asse, per la prima volta come due persone intente a un lavoro qualsiasi. Proprio alla fine, nonna Qin disse alla figlia di sollevare le mani, ma Xiaoman aveva già girato l’asse dalla sua parte e lo spigolo urtò il mobile. Si fermarono entrambe. Nonna Qin disse che gliel’aveva sempre detto, di aspettare che le desse il via prima di muoversi. Il volto di Xiaoman si chiuse all’istante. La vecchia capì di aver sbagliato a parlare e volle aggiungere che l’asse non si era rotta, ma il momento in cui bastava aggiungere una frase per rimediare era già passato.

Sistemato il letto, la figlia rimase sotto la tenda della porta. La vecchia Qin pensò che forse avesse ancora voglia di parlare e le chiese da dove venisse il padre di A-Sheng e se gli restasse qualcuno in famiglia. Xiaoman rispose che veniva dalle parti di Danxi e aveva un fratello maggiore. Per le feste portava il bambino a salutarlo. La vecchia Qin chiese se il fratello le desse una mano e Xiaoman rispose che ogni famiglia aveva la sua vita e che già potersi fare visita era una buona cosa. Alla vecchia Qin sembrò che con quelle parole le avesse chiuso in faccia tutta una porta attraverso cui avrebbe potuto ancora parlare.

«Se allora avessi saputo quanto ti pesava assistere un malato, qui avrei pur sempre potuto…» Non aveva finito che Xiaoman aveva già posato gli occhi su di lei.

«Come fai a sapere che gli mancava solo un po’ di denaro?»

Nonna Qin rimase interdetta e disse che non intendeva quello. Nel sentire che aveva perso il marito, aveva pensato a quando il proprio si era ammalato e anche lei temeva che, aprendo la porta, si sarebbe trovata davanti qualcuno venuto a riscuotere i soldi delle medicine. Aveva pensato che forse per sua figlia era stato lo stesso. A dirlo, però, era venuto fuori che le sarebbe bastato tornare prima per risparmiarsi tutta quella sofferenza. Xiaoman si avvolse attorno a un dito un filo che pendeva dal bordo della tenda e le chiese senza alzare la voce se anche lei pensasse che avesse sbagliato strada e che per questo le fosse toccata una vita così.

L’anziana Qin rispose di no. Quel no uscì così in fretta che nemmeno lei ci credette del tutto. Certo, non voleva che sua figlia soffrisse. Ma da quando aveva saputo che Xiaoman si era fatta una famiglia, aveva un figlio e aveva perso il marito, si portava dentro un pensiero che non voleva guardare in faccia. Se a suo tempo le avesse dato retta, almeno non avrebbe dovuto tribolare sulla barca della compagnia. Solo adesso che la figlia glielo aveva chiesto di punto in bianco capiva che, quando aveva bruciato il foglio rosso del fidanzamento, quel pensiero non era andato in cenere con lui.

Avrebbe voluto raccontare anche le proprie difficoltà, dire delle notti in cui aveva mandato avanti da sola la bottega, dei tre anni passati a restituire i doni di fidanzamento, delle chiacchiere della gente. Ma se avesse messo in fila tutte quelle cose, la figlia avrebbe dovuto ascoltarle fino in fondo e poi aggiungere che neanche per sua madre era stato facile. Vide che Xiaoman aveva già stretto il bordo della tenda fra le dita, avvolgendovelo, e ricordò all’improvviso che anche alla fine del litigio di allora aveva fatto lo stesso gesto. La figlia non sapeva dove mettere le mani e alla fine aveva spalancato la porta con una spinta.

«Perché allora non hai voluto aspettare qualche giorno?» chiese nonna Qin.

Xiaoman la guardò e, dopo un po’, disse che aveva aspettato. Aveva aspettato fino a sapere dai vicini perfino il giorno in cui avrebbe dovuto incontrare quell’uomo. Sua madre diceva sempre che ne avrebbero riparlato, ma ogni volta che non si concludeva nulla, alla successiva in casa era già arrivato qualcosa di nuovo. Sua madre non voleva dire chi dovesse decidere per primo della vita di Xiaoman. Alla figlia, alla fine, era rimasta una sola cosa da fare da sé, andarsene.

Sentendola, nonna Qin ribatté in cuor suo che non si era mai rifiutata di ascoltare, solo che non poteva stare a guardare sua figlia andare incontro a una vita incerta. Aprì bocca, ma quando vide l’abito grigio di Xiaoman, ammorbidito dai lavaggi, pensò che lei per quella strada camminava già da sedici anni, a prescindere da quanto fosse disposta a riconoscerla come sicura. Alla donna che aveva davanti, diventata madre e rimasta vedova, non poteva più rispondere come alla ragazza non ancora sposata di allora.

Abbassò la testa e disse che allora aveva avuto paura. Xiaoman rispose che anche lei ne aveva avuta, senza aggiungere «lo so». Si fermarono lì, come se reggessero ciascuna un’estremità di un battente e bastasse che una si muovesse ancora un poco perché le dita dell’altra rimanessero schiacciate. Fuori il vento faceva frusciare senza sosta la carta della lanterna. A-Sheng si girò nel letto e Xiaoman tese subito l’orecchio. Aspettò che tornasse il silenzio prima di guardare di nuovo sua madre.

L’anziana Qin non le chiese più perché non avesse affidato i due messaggi a più persone, e neppure perché, abitando così vicino, non fosse tornata per sedici anni. Sapeva che neanche lei aveva fatto il viaggio. Eppure, dirle in quel momento «allora non avrei dovuto combinarti il matrimonio» le si bloccava ancora in petto, come se significasse negare di aver tentato ogni strada per dare un futuro alla famiglia. Le parve che anche sua figlia aspettasse quelle parole. Alla fine distolse lo sguardo.

Xiaoman disse che sarebbe partita presto il quattordici. Se il qin fosse stato riparato, l’avrebbe ritirato. Altrimenti doveva comunque tornare prima dalla compagnia. L’anziana Qin sapeva di averlo già sentito da A-Zhao, ma chiese ugualmente se non potesse fermarsi altri due giorni. Lo chiese piano, quasi volesse far passare la domanda per una cosa detta per caso. Il viso di Xiaoman si tese di nuovo. Rispose che il lavoro che aveva in mano non poteva lasciarlo lì e smettere di occuparsene. Gli altri dovevano indossare quei costumi e lei doveva farsi pagare. L’anziana Qin annuì, ma affondò l’unghia nei punti della cucitura sul polsino.

Avrebbe voluto dire che anche lì c’era lavoro, che ogni primavera in bottega c’era da fare e quando arrivavano i clienti ci voleva sempre qualcuno. Ma, prima che riuscisse a dirlo, le tornò in mente la domanda che aveva fatto durante il giorno, se cantasse ancora. Se lei poteva disporre ogni cosa, perché sua figlia avrebbe dovuto ricominciare da capo a due giorni di distanza? Alla fine le disse soltanto di andare l’indomani da mastro Mo. Nel pomeriggio lui doveva recarsi a un imbarcadero più a monte per vedere uno strumento a corde. Tanto valeva andare presto, per non fare un viaggio a vuoto.

Le spalle di Xiaoman parvero rilassarsi un poco. Rispose che aveva capito. Tornò al letto per rimboccare la coperta al figlio. Nonna Qin la seguì e ripiegò al fondo del letto il lembo di stoffa che avanzava. Xiaoman le disse di lasciarne fuori un po', perché di notte il bambino muoveva le gambe. Nonna Qin stava quasi per dire quante volte aveva rimboccato coperte, ma la mano si aprì prima e lasciò libero quel lembo. Il bambino scalciò davvero. La coperta rimase al suo posto e spuntarono soltanto le dita dei piedi.

La finestra era ancora aperta. L’anziana Qin l’aveva lasciata così al tramonto. Di là dal fiume si vedevano già poche luci sparse. Lei era abituata a guardarle da accanto al mobile e le sembrava sempre che, a chiudere la finestra, non avrebbe più sentito nemmeno l’ultimo segno di vita in lontananza. Xiaoman andò a chiuderla, ma quando toccò il gancio di legno si fermò. Si voltò e chiese se da quella finestra entrassero ancora spifferi. L’anziana Qin ricordò che, quando suo marito era vivo, l’avevano riparata due volte. Rispose che sbatteva quando il vento del nord era forte. Quel giorno non lo era.

La figlia non seguì il suo sguardo verso il fiume. Disse che A-Sheng dormiva da quella parte e temeva che di notte prendesse aria. L’anziana Qin rispose con un mormorio e rimase in piedi, come se dovesse ancora finire di vegliare per qualcuno con lo sguardo. Fuori passò una persona che tornava tardi con un carico a spalla. La luce oscillò e scomparve lungo il muro. Solo allora l’anziana allungò la mano, chiuse piano la finestra e fissò il gancio di legno che faceva un po’ fatica a entrare.

Si slegò dalla cintura una chiave e la posò sul tavolino accanto al letto. Disse che la porta sul retro dava sul pozzo e che, se si fosse alzata di notte, poteva usare quella chiave senza venire a chiamare nessuno nella stanza davanti. Xiaoman la guardò senza prenderla subito e senza respingerla. Nonna Qin voleva aggiungere che poteva usarla anche se voleva uscire, ma le parve troppo studiato, come se stesse aspettando che sua figlia le dicesse che non se ne sarebbe più andata. Inghiottì la seconda parte e chiese soltanto se volesse ancora dell’acqua tiepida.

Xiaoman rispose che ce n’era ancora e poteva prenderla da sé. La vecchia Qin tornò nella stanza davanti e, solo quando si sdraiò, si accorse di quanto fosse dura l’asse appena sistemata. Per quanto muovesse la spalla, non trovava l’incavo di sempre. Temeva anche di far troppo rumore girandosi e che sua figlia capisse che, a cederle la stanza, ci aveva rimesso. Rimase quindi distesa ad ascoltare, senza muoversi. Dalla stanza interna vennero d’un tratto dei passi. Xiaoman uscì con una veste buttata addosso, guardò sotto la spalla della madre e disse che su quell’asse non ci dormiva mai. La vecchia Qin stava per dire che ci aveva già dormito, ma sua figlia le aveva già messo una vecchia giacca ripiegata vicino al gomito, perché vi si appoggiasse un poco quando si girava di lato. A lei venne spontaneo temere di rovinarla col peso e disse che quel tessuto, se schiacciato così piegato, si sgualciva. Xiaoman rispose che tanto l’indomani l’avrebbe lavato. Nessuna delle due disse più né grazie né non serve. Xiaoman lisciò il bordo della giacca e tornò di là. La vecchia Qin aspettò che ricadesse la tenda, poi si girò piano da quella parte. Sotto il gomito era davvero più morbido di prima.

Dopo un po’, dalla stanza interna Xiaoman chiese sottovoce: «Mamma, il fumo può rovinare la carta della lanterna? Sposta un po’ più in là il lumino che hai lì.»

Quel «mamma» fu detto con tanta naturalezza che quasi non lo colse. Rispose che la carta non temeva il fumo e che aveva già spostato il lumino. Si alzò comunque e allontanò la piccola lampada di terracotta di un altro palmo. Voltandosi vide la vecchia lanterna di bambù avvolta nel mobile. Il fermaglio di bronzo non mandava riflessi. Allungò la mano a toccarlo, poi lo lasciò stare. Il fatto che la figlia fosse nella stanza non le fece correre a prendere la lanterna per dimostrare che aveva fatto bene ad aspettare tutti quegli anni. Fuori, il gancio di legno batteva ogni tanto contro il telaio della finestra. Lo ascoltò per un po’ e alla fine non tornò ad alzarsi.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Tre trattative per il prezzo della barca
  2. La targa di rame e il traghetto vuoto
  3. Quella finestra della bottega di lanterne
  4. La strada nel baule di bambù
  5. Due tratti di viaggio sull’acqua
  6. La donna che scuce
  7. I costumi di scena e gli abiti che si portano addosso
  8. Il posto vuoto accanto al tamburo
  9. La lanterna torna sul banco
  10. Il nome di chi si è già fatto una famiglia
  11. Una nuova opera alla Sala Sud
  12. Il biglietto per la barca del nono giorno
  13. Un cipollotto dentro la porta
  14. Chi chiude la finestra di notte
  15. Due chi di stoffa ancora da scucire
  16. Quindici giorni con la barca a nolo
  17. Il rumore di un tavolaccio
  18. Riaprire il giromanica
  19. La piena del quarto mese
  20. Un atto intero dalla platea
  21. Il secondo pasto a Lanting
  22. Il prezzo delle scarpette
  23. Il vento passa dietro la cortina
  24. Il teatro del tempio si spostò in riva all'acqua
  25. Lo spettacolo ritirato
  26. I punti che trattengono qualcuno
  27. Due targhe a prua
  28. Il bambino partirà con lei?
  29. Non accettare quel biglietto per la barca
  30. Il vecchio dramma rimesso in prova nei giorni di calura
  31. Prima vedere, poi rispondere
  32. Consegnare il costume a chi lo indosserà
  33. Una porta lasciata aperta nella bottega delle lanterne
  34. Attraversare di nuovo il fiume
  35. L’ultimo filo degli spettacoli d’autunno
  36. La lanterna non deve restare accesa tutta la notte

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