Vai al contenuto principale

Cerca su CooLWJ

选择搜索范围,输入关键词后按回车。

Lingua

Un volume tra le mani

Romanzo sulla vita sociale delle donne, ambientato in un'antichità immaginaria

La sera del piede che doleva

Ku Wuji · Creazione con IA · 9818 caratteri · circa 10 minuti

Xiao Li non venne da tre giorni, e Liu Zhaozhao si era indispettita per prima.

Il primo giorno, sul tardi, passi fuori dell'uscio: credette fosse la ragazza, posò l'ago, andò ad aprire e scoprì che era il venditore d'olio che andava di casa in casa a chiedere; il secondo giorno lei aveva lavoro, e tornando non vide nessuno ad aspettarla sotto i gradini, e nel cuore le si svuotò anzi un angolino; al terzo giorno perfino Qu Taoniang chiese se per caso a casa la bambina fosse occupata, e lei rispose che non sapeva: l'entusiasmo dei giovani arriva in fretta, e chi può star lì ogni giorno ad aspettare?

Detta fuori, la frase dispiacque un poco a lei stessa per prima.

Il ventun dell'undicesimo mese Xia Dian venne a restituire un pezzo di panno caldo preso in prestito; Liu lo prese e, aperta bocca, chiese subito se la figlia non volesse più imparare. La mano della madre si fermò sull'orlo del canestro; solo dopo un momento disse: il piede le si era gonfiato, di notte dal dolore si rigirava senza fine; per quei giorni la teneva lontana, temendo che, appena vedeva camminare gli altri, si mettesse in fretta a dire che anche lei poteva.

La mano di Liu Zhaozhao si abbassò lentamente.

Xia Dian disse che l’aveva scoperto solo la notte del venti. All’inizio la figlia non aveva voluto dirglielo e insisteva che di giorno era stata troppo a lungo in piedi nel capanno. Solo quando aveva trovato le scarpette sottili nascoste accanto alla vecchia cassa aveva capito che da qualche tempo la ragazza aspettava ogni notte che sua madre dormisse per esercitarsi nelle piroette dove c’era spazio. Ricordava ancora come Hu Lin le contava il tempo. Appena batteva un tallone e la madre chiedeva che cosa stesse facendo, rispondeva che cercava qualcosa. A quanto pareva, c’erano un mucchio di cose da cercare ogni volta di notte in fondo alla cassa.

«Perché non hai mandato prima qualcuno a dirmelo?» chiese Liu.

Xia Dian abbassò il capo e rispose che anche lei, al primo, aveva pensato solo ad arrabbiarsi. Di notte la bambina piangeva, di giorno faceva la testarda: al chiamarle il medico si nascondeva; datale un paio di scarpe morbide, aveva subito detto che con quelle non si saliva sul palco. La madre aveva sopportato due volte; alla terza aveva preso fuoco anche lei, e per poco non le diceva di non guardare più nemmeno il ventaglio davanti agli occhi: non erano che poche voci di lode altrui in meno — forse che d'ora innanzi non avrebbe più potuto nemmeno mangiare?

Giunta a quel punto, l'angolo della bocca le tremò: evidentemente quella frase l'aveva davvero già detta davanti alla bambina.

Liu Zhaozhao sistemò il panno caldo, prese la sopravveste e disse che sarebbe andata a vederla. Xia Dian non rispose al posto della figlia se desiderasse o meno una visita; disse soltanto che allora sarebbero andate insieme e, se non avesse voluto parlare, non l’avrebbero costretta subito a mettersi seduta per farsi vedere. Le due camminarono lungo il fiume. Il vento era più tagliente che nella prima decade del mese; nel cesto della madre un piccolo pacco di panni usati urtava piano il fondo di bambù, con un rumore lieve.

Nella capanna del bambù, come sempre, c'era chi lavorava. Fuori, un carico intero messo in ordine; dentro, ancora mezzo carico: non è che, perché a una bambina doleva il piede, tutto il vicolo dovesse aspettare un altro giorno per venire. Xiao Li era coricata su una brandina stretta in fondo; accanto al letto posato il vecchio fagotto riportato dal giardino; e Liu, vedendo per la prima volta davvero dove dormisse la notte, riconobbe prima d'ogni cosa quel mezzo filo di colore fino sul muro, regalo di Wang Que.

Sentendo tornare la madre, la ragazzina gridò subito che non voleva un’altra fasciatura. Appena vide Liu, però, abbassò la voce e si affrettò, tutta impacciata, a rincalzare il lembo della coperta intorno al piede.

Liu Zhaozhao non stese la mano a scostare.

Si sedette sul basso sgabello accanto al letto e chiese se dormisse bene di notte. Xiao Li annuì; sulla soglia Xia Dian inspirò piano e si trattenne dallo smentirla. Liu guardò le lievi ombre sotto gli occhi della bambina e dopo un momento disse che in quei giorni l'aveva creduta tanto presa dal cerchio nuovo da non voler neppure guardare il ventaglio; a quanto pare aveva tenuto il broncio in camera per niente, senza che nessuno lo vedesse, e adesso doveva farselo passare da sola.

Xiao Li alzò il capo e, contro ogni aspettativa, volle prima ridere; anche quel poco d'acqua trattenuto negli occhi si mosse insieme.

Chiese a Liu se fosse molto arrabbiata: lei aveva ben risposto che non avrebbe fatto molte giravolte, e poi si era esercitata in segreto. Liu Zhaozhao rifletté e rispose che prima, quando non sapeva, davvero un po' arrabbiata lo era stata; ora voleva sapere perché dovesse per forza aspettare la notte: forse il giorno non le bastava per provare? La ragazza chinò il capo, il palmo andava e veniva sulla coperta; infine disse che di giorno c'era gente a guardare: appena una passata riusciva male, tutti dicevano che meglio soltanto le mani, allora; di notte non si vedeva nessuno, e così sembrava davvero di poter portare a termine il passo come chiunque altro.

Lo disse piano, ma Liu sentì ogni parola.

Xiao Li seguitò: prima, nel giardino, sperava che in tre mesi sarebbe potuta entrare in città; ora che non era più nel giardino, sapeva che non c'era nessun giorno in cui toccasse davvero a lei; ma se perfino lei stessa credeva per prima che il piede sinistro non servisse, allora le mani che le restavano, per belle che fossero, non era forse che, non potendo fare il resto, non restava che lodare quel punto? Parlava con voce sempre più affannosa, come temendo che, a fermarsi un respiro, la madre fosse già lì a ordinare di non pensare a quelle cose.

Sulla porta, Xia Dian non raccolse.

Nemmeno Liu Zhaozhao si affrettò a opporre la propria lenta danza a schiacciare. Posò il ventaglio semplice accanto al letto e disse: l'altro giorno, quel trattenimento in casa Ding, lei era seduta, e davvero c'era chi insisteva a chiedere come si fermassero le mani e gli occhi; era tornata a casa contenta; ma prima di salire sul palco, al pensiero che non era più il passo di una volta, nel cuore, più di una volta, le era parso che mancasse qualcosa. Non poteva lasciare che Xiao Li, visto una volta sola, subito non pensasse più a quel tratto che lei stessa non riusciva ancora a fare.

La ragazza la guardò, e il viso piano piano le si abbassò.

«E adesso, che faccio?»

Liu rispose che quel giorno niente giravolte, e nemmeno tentativi forzati su quella brandina stretta. Che avesse detto il medico venuto a vederla, si facesse prima come sapeva la madre; lei non era una di quelle che, strofinando due volte e insegnando un respiro, rendono quel piede obbediente per sempre. Quando quel gonfiore e quel dolore fossero scesi un poco, si sarebbe visto punto per punto che cosa potesse fare, senza lasciarle rubare di notte una gara con una persona che non si vede.

A Xiaoli si mosse un angolo della bocca. Voleva dire che nessuno faceva a gara con lei, ma a metà frase capì che qualcuno c’era davvero. Stava sempre un po’ più in alto, aveva il piede più rapido e ogni volta la distanziava quel tanto che bastava perché lei non riuscisse a raggiungerla.

Xia Dian portò una ciotola di brodo tiepido; la ragazza prima disse di no, ma visto lo sguardo della madre farsi di nuovo teso, dovette stendere la mano a prenderla. La ciotola scottava nei palmi; beveva in fretta; un «piano» della madre era già sulle labbra, ma d'un tratto si trattenne, e solo quando ebbe deglutito chiese se volesse anche staccare un poco di focaccia. Xiao Li annuì, e la madre andò a prenderla, senza cambiare quel poco di dolcezza di quel giorno nell'ordine secco di non piangere e non strepitare.

Liu Zhaozhao disse alla ragazza di lasciare andare l’angolo della coperta. Poteva tenere in mano il ventaglio o farne a meno, purché smettesse di stringere fino a farsi sbiancare le dita. Xiaoli tirò fuori la mano. Sul palmo c’era davvero un solco profondo. Anche lei parve accorgersene solo allora. Girò la mano per mostrarla a Liu e disse che, a quanto pareva, anche la mano faceva male senza aver camminato.

Liu sorrise un poco e disse che, quando avesse potuto alzarsi e davvero camminare un po' lì accanto a prendere il sole, non ci sarebbe stato bisogno che ogni volta, rimettendosi in piedi, si trovasse prima da sé un tratto da portare a termine.

«Sei ancora disposta a insegnarmi?» chiese la ragazza.

«Sì.»

Stavolta la risposta fu breve. Le spalle di Xiao Li si abbassarono piano e finalmente le caddero le lacrime. Si arrabbiò con se stessa e si asciugò col dorso della mano, ma più si asciugava più si bagnava. Alla fine chinò la testa sulla focaccia che la madre le aveva appena passato e disse con voce soffocata che voleva ancora salire sul palco, senza che questo servisse a far restituire denaro a qualcuno, e che anche sua madre smettesse di parlare ogni volta dei soldi di quei tre anni.

La mano di Xia Dian rimase immobile a lungo.

Lei sedette sull'altro lato della branda e rispose che quel giorno non ne aveva parlato, e che mai più avrebbe usato quel fagotto d'argento vecchio per far ricordare alla figlia, ogni volta, prima il resto da restituire: l'imparare o il saper fare non erano cose che dovessero prima cambiarsi in un tratto da poter vendere per avere il diritto di tornare a casa. Le parole le uscivano non troppo rimesse, e nei suoi occhi c'era già calore; eppure aggiunse ancora una frase: se il piede duole bisogna dirlo, questo lei doveva ancora dirlo; non era mica che, perché Xiao Li aveva pianto una volta, anche il nascondere il dolore d'ora in poi dovesse contare tutto per niente.

Con la focaccia ancora in bocca, la ragazza mandò un riso, e le lacrime le stavano ancora appese al viso.

Liu Zhaozhao rimase seduta un poco, senza insegnare sul momento nuove figure. Aiutò Xiao Li a riappuntare sul muro quel filo allentato; la ragazza disse che era stato un regalo di Wang Que e voleva tenerlo: non mettesse il nodo troppo in alto, che quando fosse stata meglio doveva arrivarci. Lei, come detto, lo fissò un poco più basso e chiese se così andasse; Xiao Li stese davvero la mano a provare, lo toccò, e solo allora annuì.

All'andarsene, Xia Dian l'accompagnò fino al bordo della capanna e disse a bassa voce che il medico aveva già visto: ordinava soltanto riposo, niente più inseguire le giravolte; lei l'avrebbe riportata al controllo, e non era che, perché la figlia la notte prima non aveva pianto, quel giorno dovesse già darsi per guarita del tutto. Liu Zhaozhao annuì: se c'era bisogno, una parola affidata a chiunque, e sarebbe venuta; se non l'avesse trovata, sarebbe tornata a chiedere: non c'era da indovinare prima che, arrabbiata com'era, non volesse più nemmeno aprire la porta.

Xia Dian riprese dal canestro il panno, lo rassettò un poco ed entrò; Liu Zhaozhao, sull'uscio, aspettò che prima si reggesse bene nel passo, e piano piano allentò anche la mano che teneva chiusa nella manica.

Liu giunse all'imbocco del vicolo quando, dietro, Xiao Li chiamò a un tratto la madre, chiedendo se della focaccia potesse esserci ancora un pezzetto. Xia Dian rispose, con un sorriso un po' rassegnato: adesso dunque conosceva la fame, lei che in una notte cercava qualcosa otto volte — di giorno davvero si degnava di mangiare. Da dentro la ragazza protestò che non erano otto volte: s'era alzata solo due volte; le due voci, una alta e una bassa, dopo un momento si fecero leggere insieme.

Liu Zhaozhao lo udì, e il passo le rallentò un istante; poi allacciò per bene la veste esterna e seguì la riva del fiume verso la propria casa. Il ventaglio semplice era rimasto accanto al letto della ragazza: quel giorno non l'avrebbe riportato indietro; al prossimo incontro — anche il punto doveva aprirsi poteva non essere finito tutto quella sera.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è stato creato con l'assistenza dell'AI, ampliando 《柳》 di Li Shangyin e il racconto originale di questo sito «Il vecchio abito da danza sotto il salice». Personaggi, luoghi, regole delle compagnie e scene di spettacolo sono interamente inventati; non è una riscrittura della poesia, una ricostruzione di coreografie storiche né una biografia del poeta.

Indice del libro · 38 capitoli
  1. Un benvenuto di rami caduti
  2. Il palco rimasto a metà
  3. La stanza del sole del mattino
  4. Il bambino accanto alla catasta
  5. I diciotto tael nel cesto di bambù
  6. La buona sedia dei Tao
  7. Fin dove arriva un respiro
  8. La vita della donna nel ritratto
  9. Il maestro del tamburo deve passare dal molo est
  10. Risero per primi
  11. Dopo aver scritto il nome
  12. Un piccolo spettacolo nella via del Sud
  13. Il terzo sgabello della zia Xi
  14. Dentro la porta, niente visite
  15. Anche tu vuoi che io torni
  16. Quelli che smontano il palco
  17. La veste rossa non si allaccia
  18. La carrozza è proprio davanti alla porta
  19. Il tamburo non ha ancora suonato
  20. Disfare l'abito sotto la lampada
  21. Oggi chi sa danzare
  22. Reggersi alla catasta di legname
  23. Da che parte va ciascuno
  24. La bassa casa con le spalle all'acqua
  25. La pentola nuova della famiglia Gong
  26. Al Doppio Nove senza rosso
  27. Alla lezione serale arrivarono in tre
  28. A quanto vuoi vendere quell’abito?
  29. Gli otto tael della prima stagione
  30. La sera del piede che doleva
  31. Piccola la finestra, lo specchio è ancora lì
  32. Bi Hesheng non danza più questo pezzo
  33. Al pasto di capodanno non si provano i passi
  34. Il patto per accompagnare la sposa
  35. Il turno di Qu Taoniang
  36. Le tre fasce rosse
  37. La portantina passa il ponte per prima
  38. Il sole obliquo è ancora sui rami del salice

Commenti

Caricamento dei commenti…

← Torna alla libreria, leggi la prossima storia

Scegli il tema

Il tema si applica a tutto il sito.