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Un volume tra le mani

Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria

La lanterna torna sul banco

Ku Wuji · Creazione con IA · 12054 caratteri · circa 12 minuti

Anche il battello per Liuwan faceva sosta una notte a Sangqiao, e questa volta Azhao non chiese se poteva prendere un'altra barca. Sistemò prima il baule sulle assi e la lanterna ai suoi piedi. Solo quando tutti furono seduti ben saldi coprì con un pezzetto di stoffa vecchia lo strappo nella carta dell'involto. Sulla carta si vedevano ancora i tre caratteri 春和班, Compagnia Chunhe. Un passeggero accanto a lei le chiese se fosse andata a teatro. Rispose che a uno spettacolo vero e proprio non aveva ancora assistito, aveva solo visto provare qualche scena.

Il passeggero la invidiò. Anche le prove dovevano essere belle da vedere, disse, e senza dover pagare il biglietto. Azhao pensò alle pieghe della manica che aveva dovuto disfare. Le riusciva difficile considerare quel pomeriggio un affare, così si limitò a sorridere. Tenne separate dalle altre spese di viaggio le dodici monete guadagnate con il lavoro di prova. Nel calcolare il prezzo del passaggio, più volte andò a tastare senza accorgersene quella piccola fila di monete, come se fossero ormai di un rame diverso. La via del ritorno le era in effetti un po’ più familiare di quella dell’andata. Ci volle comunque una notte.

Nel pomeriggio del diciassettesimo giorno la barca non si era ancora accostata bene all’imbarcadero di Tongwei quando A Zhao vide il vecchio traghetto di Liuwan fermo di fronte. Al remo c’era Ding Quan, con accanto un vecchio che trasportava un pollo e continuava a infilare il dito tra le stecche della gabbia. Guardandolo da lontano, A Zhao sentì un moto d’irritazione che non sapeva spiegare. Non capiva se le desse fastidio che Ding Quan manovrasse con tanta disinvoltura la sua barca o che avesse traghettato al posto suo perfino un passeggero del genere. Quando finalmente salì a bordo, Ding Quan le chiese per prima cosa se avesse mangiato, e lei riuscì a non lasciarsi leggere in faccia quella piccola meschinità.

Ding Quan disse che in quei giorni non era successo niente di grave. Aveva perfino dovuto sgottare meno acqua di quando c’era lei. A quanto pareva, la toppa provvisoria alla giuntura teneva. Aveva fatto qualche traversata al posto suo, aveva tenuto la parte che gli spettava per il lavoro e aveva messo da parte a casa la decina di wen rimasti, in un pacchetto. Lei sarebbe potuta passare a prenderli più tardi. A-Zhao annuì. A sentirgli spiegare con chiarezza tutti quei viaggi, si sentì in imbarazzo all’idea di mettere anche quel pacchettino sul conto di suo padre. Gli chiese com’era andata la prova del remo. Lui si rallegrò e si fece subito più loquace.

Dopo aver attraversato il fiume riportò prima la cassa in camera, poi prese in braccio la lanterna e andò dai Qin. In casa faceva più freddo di quando era partita. La scodella vuota sul tavolo da cucito era ancora capovolta e nessuno aveva lasciato una sola cosa fuori posto. A-Zhao provò perfino un attimo di delusione, come se, tornando da un viaggio, si aspettasse che la casa mostrasse una traccia di averla aspettata. Alla fine non pulì nemmeno il tavolo. Mise solo i dodici wen nella scatolina, poi tirò fuori il portaaghi e se lo infilò nella manica per portarlo con sé.

L’anziana Qin stava riparando il telaio di una lanterna. Vedendola entrare, fermò il coltello. A-Zhao posò la lanterna sul banco e disse di aver visto Qin Xiaoman a Lanting. L’anziana non la tempestò di domande come lei si era immaginata in barca. Guardò prima il pezzo di stoffa sulla lanterna, ne tastò l’orlo e chiese se l’avessero appena avvolta così laggiù.

«La carta si è strappata per strada. L’ho coperta con un pezzo di stoffa mia.»

Nonna Qin abbassò piano la mano. A quel gesto Azhao capì che forse non era della stoffa che voleva chiederle. Allentò la carta. Le vecchie stecche di bambù erano ancora intatte, la fibbia d'ottone non si era ammaccata e, dopo due giorni sull'acqua all'andata e altri due al ritorno, la lanterna era di nuovo sullo stesso banco, come se nulla fosse cambiato. Azhao però non poteva più dire semplicemente che la lanterna le era stata data in prestito e che bastava averla riportata.

Cominciò dicendo che Xiaoman era davvero nella compagnia Chunhe, che oltre a recitare si occupava dei costumi, che suo figlio aveva otto anni e che il marito era morto di malattia due anni prima. A sentire del marito, la vecchia Qin alzò gli occhi e chiese quando si fossero sposati. A Zhao riferì l’anno che le aveva detto Xiaoman. L’anziana sembrò fare i conti fra sé, più lentamente di quanto li avesse fatti lei. Dopo un poco chiese come la trattasse quell’uomo.

A-Zhao rispose che non lo sapeva. Aveva visto soltanto il bambino e le casse dei costumi. Quell’uomo non l’aveva mai incontrato. L’anziana Qin parve un po’ scontenta della risposta e, a testa bassa, sollevò un filamento di bambù. Chiese ancora se Xiaoman avesse smesso di cantare. A-Zhao disse che cantava ancora e che in un atto faceva la madre della barcaiola. Appena lo disse si pentì di essere entrata così nel dettaglio. L’anziana Qin, però, non colse nessun’altra allusione. Ripeté soltanto piano la parola «madre», come se quel ruolo avesse di colpo avvicinato la figlia alla sua età.

L’anziana le chiese quanti giorni fosse rimasta là, se Xiaoman mangiasse come si deve e se fosse dimagrita. Azhao rispose con quel che sapeva e verso la fine fu quasi sul punto di dire, per conto di Xiaoman, che stava molto bene, per alleggerire il silenzio che si faceva sempre più pesante al banco. Poi ripensò a come Xiaoman aveva messo da parte quella mezza focaccia e a come le si erano irrigidite un istante le dita nel cambiare ago. Disse allora che la vita non era facile, ma Xiaoman aveva il suo modo di mandarla avanti e non stava ad aspettare che qualcuno venisse da casa a prenderla.

All’ultima frase il viso dell’anziana Qin si tese appena. A-Zhao non intendeva alludere a nessuno, eppure, detta così, la frase sembrò proprio un’allusione. Tirò fuori dalla manica l’astuccio degli aghi. Voleva dire che li aveva usati e che poteva comprarne altri per la bottega. Poi pensò che restituire tutto sarebbe parso un modo deliberato di chiudere i conti. Ne estrasse soltanto il più sottile e disse che si lavorava benissimo con quello. L’anziana gli diede un’occhiata e rispose che, quando li aveva comprati, li aveva scelti uno per uno.

Quella piccola cosa concreta permise alle due di ricominciare a parlare. Nonna Qin chiese se anche per i costumi si usassero aghi così fini. Azhao disse che dipendeva dalla stoffa e che aveva imparato solo da poco a lasciare libere le pieghe che dovevano muoversi. Raccontò un po’ della figuraccia di quel giorno, senza nominare Gu Ming. Quando ebbe finito, gli angoli della bocca della vecchia si mossero appena. Disse che anche sua figlia, una volta, non voleva saperne di seguire la linea che le aveva segnato. Quando le diceva di disfare la cucitura, la ragazza si lamentava che gli altri non capivano. A metà del discorso parve ricordarsi che per sedici anni non c’era stata, e si fermò prima della frase successiva.

A-Zhao colse il momento per dirle che, finito quel ciclo di recite, Xiaoman avrebbe voluto attraversare il fiume con il bambino. Scandì bene «avrebbe voluto» e precisò che non avevano ancora fissato il giorno. La vecchia Qin non le chiese perché non potessero fissarlo. Si alzò invece a guardare nella stanza sul retro, come se ci fossero già la pentola da lavare e il letto da spostare di nuovo. Fece due passi e tornò indietro per chiedere se il bambino avesse paura dell’acqua. A-Zhao rispose che, essendo cresciuto al seguito della compagnia, probabilmente no, ma lei non l’aveva mai portato in barca.

Nonna Qin disse che, se il bambino non aveva paura dell'acqua, tanto meglio, così non ci sarebbe stato bisogno di chiedere a qualcuno di andare a prenderli. Subito dopo chiese se sapessero come arrivare a casa, ora che avevano lastricato il sentiero. Azhao si accorse che lei aveva già organizzato tutto il viaggio nella sua testa e si affrettò a dire che avrebbe chiesto di nuovo una volta tornata a Lanting e che ancora non sapeva quale giorno sarebbero venuti. Solo allora l'anziana si sedette, picchiettando piano con le nocche sul bordo del banco, come se d'un tratto l'avessero lasciata accanto a un carro che non era partito.

«Ha detto qualcosa delle parole che le ho mandato?» chiese nonna Qin.

A-Zhao disse che aveva riferito le sue parole e che Xiaoman aveva chiesto di quel vecchio matrimonio combinato. Non disse come Xiaoman avesse riso. Lasciò fra loro la domanda così com’era. La mano di nonna Qin si fermò di colpo. Fuori dalla bottega passò qualcuno spingendo un carretto e una ruota di legno strisciò contro la soglia con un lungo rumore. Quando il rumore cessò, A-Zhao ancora non aveva avuto risposta.

Alla fine l’anziana disse che era una storia di tanti anni prima e chiese perché mai se ne parlasse ancora. A-Zhao pensò a quella frase che meno sopportava sentirsi dire, che una barca vecchia si può riparare, ma se i passeggeri sono pochi che si fa. Di colpo capì che il numero degli anni passati non rispondeva a nessuna domanda concreta. Chiese ancora come stessero le cose adesso, esattamente. L’anziana Qin la guardò e per un istante parve voler attribuire anche a quella ragazza la testardaggine che aveva visto allora in sua figlia.

«Ho detto che non voglio parlare del passato.»

«Era il messaggio che mi avevi dato per lei.» A Zhao rispose molto lentamente. «A quello che mi ha chiesto lei, io non ho ancora saputo rispondere.»

L’anziana Qin si voltò a guardare la stecca di bambù che non aveva finito di assottigliare. A-Zhao non sapeva se si fosse spinta troppo in là. In fondo doveva soltanto incontrare Xiaoman e riportare la lanterna. Che bisogno c’era di riportare anche la domanda così com’era, fino all’ultima parola? Ma se, per risparmiare un dispiacere all’anziana, avesse taciuto quella frase al posto di Xiaoman, da dove avrebbe ripreso la prossima volta, davanti alla donna seduta alla cassa dei costumi? Strinse l’astuccio degli aghi e non aggiunse altro.

Dopo un po’ la vecchia Qin disse che la famiglia Zhou era cambiata da un pezzo e che lei non era andata in giro con un foglio in mano a pretendere qualcosa da qualcuno. A-Zhao capì che nessuno aspettava il ritorno della figlia con una promessa di matrimonio in mano, eppure non osò dire per conto della vecchia che ormai era tutto finito. Le chiese se, la prossima volta che fosse andata a Lanting, potesse ripetere le sue parole così come le aveva dette. Stavolta la vecchia non rispose. Abbassò la testa e smussò il bordo della striscia di bambù, fibra dopo fibra, più lentamente del solito.

Azhao non rimase nella bottega delle lanterne ad aspettare che l’anziana si chiarisse le idee. Disse che per il momento avrebbe lasciato la lanterna sul banco. In quei giorni doveva ancora sistemare la barca e, se poi avesse avuto ancora bisogno di prenderla in prestito, sarebbe tornata a dirglielo. La vecchia Qin alzò il capo, come se solo allora le venisse in mente che anche la lanterna aveva un posto dove andare. Fece un cenno d’assenso, la spostò verso l’interno del banco e smise di usarla per chiedere se Xiaoman la riconoscesse. Quando Azhao uscì, il porta-aghi era tornato nella sua manica. Non lo restituì, né pensò per questo di doverle una parola gentile.

Sulla via del traghetto passò prima da casa Ding a prendere quella decina di wen. Luo Yan stava spaccando il bambù sulla porta. Quando ebbe sentito che lavoro aveva fatto a Lanting, non si mise a lodarla né a ridere. Le chiese soltanto se si fosse spellata le dita. Azhao le tese la mano. Il vecchio callo fra pollice e indice c’era ancora e le punte delle dita erano un po’ più morbide di prima della partenza. Luo Yan guardò e disse che era giusto così. Quando si cambia lavoro, sulle mani devono crescere calli nuovi. Subito dopo disse a Ding Sui di portarle quel mezzo pezzo di bambù che non aveva voluto lavorare, senza stare sempre ad aspettare che qualcun altro facesse un viaggio per mostrarle modelli nuovi.

A quelle parole Ding Sui rivolse ad Azhao uno sguardo che s’illuminò subito. Azhao si affrettò a dirle che era stata soltanto alla compagnia teatrale e non aveva girato per le botteghe di lanterne. La ragazza ci rimase male, come previsto, e fece una smorfia, ma porse ugualmente la stecca di bambù alla madre. Davanti a quella faccia Azhao si sentì molto più a suo agio che al banco di casa Qin e riuscì perfino ad ammettere di non aver fatto quella piccola cosa che aveva promesso di fare già che c’era. Disse che gliene avrebbe parlato la prossima volta, se avesse davvero visto qualcosa. Ding Sui rispose che prima di tutto doveva pur trovarsi un lavoro.

Più tardi Ding Quan riportò il remo nuovo e chiese se a Lanting intendessero prenderla a lavorare. Azhao disse che le avevano fatto provare solo qualche lavoretto, che in un punto aveva anche sbagliato a cucire e che aveva guadagnato appena dodici monete. Aveva creduto che a quel punto sarebbe arrossita. Invece, appena parlò della piega che lasciava libertà di movimento, non resistette alla tentazione di mostrare come Lu Heniang ruotava la spalla, arrivando a piegare un pezzo di stoffa vecchia sul bordo del tavolo. Ding Quan capì poco della spiegazione, ma si accorse che lei non era tornata per sentirsi dire di non andarci più.

Disse che l’indomani sarebbe andato a Xibu a informarsi sui carichi di legna. Se la barca fosse rimasta lì ancora qualche giorno, lui avrebbe potuto continuare a darle un’occhiata, ma poi avrebbero pur dovuto mettersi d’accordo su chi portava i passeggeri e chi pagava il materiale per le riparazioni, senza lasciare tutto mescolato così. Azhao annuì. Non gli affittò subito la barca, né tornò a dire come faceva suo padre. Gli chiese per prima cosa di mettere all’asciutto il remo nuovo e andò a sgottare l’acqua dalla poppa.

Di notte, quando arrivò alla pagina del registro con il conto della lanterna, la mano le si fermò per un momento. La lanterna l’aveva già avuta fra le mani. Quella sul banco era lì perché lei aveva accettato di lasciarcela ancora per un po’. Che qualcuno venisse o meno, non andava contato come un debito per un oggetto in prestito. Avrebbe potuto cancellare la voce di suo padre, ma non se la sentiva di toccare così presto la sua ultima riga. Chiuse il registro e su un foglio di scarto delle misure annotò «passante del laccio, pieghe della manica, veste grigio-azzurra». La scrittura era brutta, eppure la lesse due volte prima di spegnere, sul tavolo, la piccola lampada di terracotta, così diversa dalla vecchia lanterna di bambù.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Tre trattative per il prezzo della barca
  2. La targa di rame e il traghetto vuoto
  3. Quella finestra della bottega di lanterne
  4. La strada nel baule di bambù
  5. Due tratti di viaggio sull’acqua
  6. La donna che scuce
  7. I costumi di scena e gli abiti che si portano addosso
  8. Il posto vuoto accanto al tamburo
  9. La lanterna torna sul banco
  10. Il nome di chi si è già fatto una famiglia
  11. Una nuova opera alla Sala Sud
  12. Il biglietto per la barca del nono giorno
  13. Un cipollotto dentro la porta
  14. Chi chiude la finestra di notte
  15. Due chi di stoffa ancora da scucire
  16. Quindici giorni con la barca a nolo
  17. Il rumore di un tavolaccio
  18. Riaprire il giromanica
  19. La piena del quarto mese
  20. Un atto intero dalla platea
  21. Il secondo pasto a Lanting
  22. Il prezzo delle scarpette
  23. Il vento passa dietro la cortina
  24. Il teatro del tempio si spostò in riva all'acqua
  25. Lo spettacolo ritirato
  26. I punti che trattengono qualcuno
  27. Due targhe a prua
  28. Il bambino partirà con lei?
  29. Non accettare quel biglietto per la barca
  30. Il vecchio dramma rimesso in prova nei giorni di calura
  31. Prima vedere, poi rispondere
  32. Consegnare il costume a chi lo indosserà
  33. Una porta lasciata aperta nella bottega delle lanterne
  34. Attraversare di nuovo il fiume
  35. L’ultimo filo degli spettacoli d’autunno
  36. La lanterna non deve restare accesa tutta la notte

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