Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria
Prima vedere, poi rispondere
Ku Wuji · Creazione con IA · 11312 caratteri · circa 11 minuti
Alla porta sul retro del teatro Qingxing non era appeso il nome della compagnia. C’era solo una lunga scala appoggiata a rovescio. A-Zhao ne aggirò i piedi e per poco non si scontrò con una donna che portava dei vestiti bagnati. Quella per prima cosa tenne al riparo la bacinella, poi le disse ridendo: «Per vedere lo spettacolo si entra davanti. Qui c’è solo vapore.» A-Zhao disse che cercava Liang Qiu. La donna chiamò qualcuno oltre la tenda e portò via la bacinella. Nel cortile c’erano due file di pertiche per stendere. Vesti azzurre, sottovesti e panni per il sudore avevano ciascuno il proprio posto. Davvero diverso dalla corda della Chunhe, dove si ammassava tutto.
Azhao si era preparata un discorso sui lavori che aveva fatto, ma una volta entrata non ebbe modo di dirlo. Liang Qiu stava scucendo per qualcuno un costume troppo stretto alle spalle. Altre due persone lo tenevano ciascuna da un lato e nessuno aveva tempo di alzare la testa. Liang Qiu disse ad Azhao di lavarsi le mani e le porse un vassoio basso perché vi raccogliesse i fili corti via via rimossi. Azhao si mise al lavoro a testa china e osservò come Liang Qiu tastasse prima lo strato intermedio e poi disfacesse la cucitura più interna. Così i pezzi della spalla si separavano senza bisogno di staccare prima le maniche intere.
Il proprietario del costume stava lì accanto a sbadigliare. Era un attore ancora più giovane di Gu Ming. Azhao riconobbe il suo nome, che aveva visto sulla locandina di due giorni prima, e i suoi gesti si fecero un po’ rigidi. Temeva che le vedesse persino i pezzetti di filo caduti sulle ginocchia. Lui chiese a Liang Qiu quando sarebbe stato pronto. Liang Qiu gli disse di andare prima a mangiare e di tornare dopo, senza stare lì a domandarlo per la terza volta per conto di altri. Lui se ne andò ridendo e subito i giovani fecero un paio di battute sul suo sbadiglio.
«Hai paura di lui?» chiese di colpo Liang Qiu. A-Zhao disse di no troppo in fretta. Liang Qiu le disse soltanto di sedersi più vicino e di tastare la parte della spalla. Il tessuto nuovo era liscio e spesso. Le bastò passarci le dita per capire che era migliore della fodera che a giugno aveva usato con tanta parsimonia. Liang Qiu disse che si poteva lavorare male anche un buon tessuto. Sul palco, quando dovevano voltarsi di scatto, il costume stringeva allo stesso modo la prima stella e il sostituto. Chiunque venisse, dicesse subito dove tirava. Per farsi valere in sartoria non occorreva mettersi a cantare un pezzo.
A-Zhao ricordò quanto le avesse scaldato il cuore sentirsi chiamare da Gu Ming «maestra He». Le venne insieme da vergognarsi e da ridere. Liang Qiu non si dilungò in spiegazioni e le fece provare a ricucire un automatico smontato, usando i fori originali. Sbagliò già al primo punto e rimase con la mano a mezz’aria, temendo di rovinare la stoffa a disfarlo. Una ragazza dal viso tondo le porse una lamina sottile da mettere sotto il punto per sollevarlo, poi prese in mano un lembo e, mentre lavorava, le chiese chi a Lanting mettesse prugne in abbondanza nella bevanda di prugne aspre.
Quelle mani erano rapide, ma non tutte quanto quelle di Liang Qiu. La ragazza dal viso tondo dimenticava spesso di allontanare il piatto e per poco non faceva cadere tutti i bottoni con il gomito. Azhao le fermò il vassoietto; l'altra le chiese subito di coprirla un momento mentre recuperava di nascosto il bottone più piccolo. Alla grande officina che Azhao immaginava sempre seria e perfettamente ordinata mancò improvvisamente un angolo, lasciando vedere persone simili a lei.
A mezzogiorno il laboratorio si fermò per un quarto d’ora. I pasti venivano portati in cortile in base al numero di persone, così chi lavorava non doveva mettersi ciascuno ai fornelli. Liang Qiu le mostrò gli scaffali delle stoffe lungo il muro e le disse chiaramente che la paga era di seicento wen al mese, con quattro giorni di riposo, due pasti al giorno e un posto nel dormitorio comune. Il lavoro notturno urgente era pagato a parte, di volta in volta. Si cominciava con un mese e, se a entrambe le parti andava di continuare, si rinnovava. Il passaggio in barca fino a Xuncheng lo pagava la compagnia. Poteva anche venire due giorni solo per vedere, ma non c’era motivo di tenerle libero lo stesso posto fino all’inverno.
Quando sentì seicento, Azhao fece subito il conto. Erano più di due mesi di affitto della barca, ed erano paga da cui non avrebbe dovuto detrarre il costo di riparare il fasciame. Non voleva fingere che quelle cifre non la attirassero. Liang Qiu, da parte sua, non le presentò il laboratorio come un posto dove si faceva carriera da un giorno all'altro. Nei primi mesi si lavorava soprattutto alla biancheria e a scucire e rifare i costumi vecchi. Bisognava imparare a riconoscere il materiale di ogni armadio e chi non lo aveva ancora maneggiato non poteva mettersi a tagliarlo. Una volta acquisita sicurezza, si poteva partecipare alla confezione di un costume intero. I tempi dipendevano dalla persona e nessuno prometteva una nuova qualifica nel giro di un autunno.
«Se vuoi che appena arrivata ti affidi un costume intero, qui non posso accontentarti» disse. Azhao ripensò a come Lu Heniang le aveva spiegato il costume davanti e annuì. Liang Qiu le mostrò anche una vecchia veste di cui si era occupata soprattutto un'operaia che prima sapeva soltanto lavare i costumi. In vari punti la fodera era stata allentata con grande precisione e ora quella stessa operaia era in grado di guidare due principianti. Non occorreva prendere ogni volta le misure direttamente sugli attori, ma chi prendeva le misure e chi cuciva aveva comunque occasione di incontrarsi. Alle prove dei costumi dovevano esserci tutti.
Anche il rovescio della medaglia che A Zhao aveva immaginato si rivelò meno semplice. Non poteva dire che lì trattassero le persone come aghi e non le lasciassero vedere per tutto il giorno chi avrebbe indossato i costumi. Vide proprio che c’era chi preparava in anticipo tante incombenze, così chi cuciva poteva finire il proprio lavoro in pace. Chiese se avrebbe potuto continuare ad accettare lavori per conto suo. Liang Qiu disse che nei giorni di riposo poteva cucire quel che voleva, purché non usasse la stoffa della compagnia. Ma, se quel lavoro l’avesse sfinita al punto di risentirne anche lì, non avrebbe potuto dire che la cosa non riguardava affatto il laboratorio.
Dopo pranzo la fecero restare a vedere un cambio di scena. Dal palco arrivavano le voci degli attori. Nel guardaroba, una persona annunciava quante battute mancavano, un’altra allentava il colletto e una terza teneva fermo il copricapo. Il costume tolto finiva in una cesta a scomparti contrassegnati. Ad A-Zhao mancavano gli occhi per seguire tutto e non riuscì a memorizzare in che ordine si passassero il lavoro. Il modo di sciogliere i lacci che aveva messo a punto nella piccola compagnia lì era soltanto uno fra tanti. Anche lì ci fu un automatico che non voleva saperne di aprirsi. Liang Qiu si accovacciò a tastarlo per un bel po’ e alla fine imprecò, facendo ridere la riserva che doveva ancora andare in scena.
Finito il cambio, Liang Qiu le chiese se volesse lasciare Lanting con la compagnia. Azhao non rispose subito e chiese soltanto se fosse ancora in tempo a tornare a casa e pensarci una notte. Liang Qiu disse che c'erano altre persone in prova e che doveva darle una risposta entro tre giorni. Quei tre giorni non erano un favore personale. Il laboratorio doveva comunicare il numero degli addetti e avrebbe contato chi si fosse deciso per primo. Prima di andarsene, Azhao ricontrollò la fila di bottoni nascosti che aveva cucito. Due erano ancora disallineati. Liang Qiu le lasciò scucirli da sé, senza dirle che quel lavoretto fosse già all'altezza.
Quando uscì, la calura saliva dai piedi del muro. Azhao si sedette un po’ per strada e comprò una scodella di bevanda alle prugne aspre. Ripensò alla domanda della ragazza dal viso tondo e, solo dopo aver bevuto, si accorse di quanto fosse dolce quella che facevano lì. Non voleva tornare subito a dire a Xiaoman che era andata a vedere. Le sembrava che, se Xiaoman le avesse chiesto com’era andata, lei avrebbe taciuto qualche vantaggio per paura di ferirla. Non voleva nemmeno che Gu Ming credesse che era stato lui a farle venire voglia di andarci. Eppure, se lui l’avesse creduto davvero, una parte di lei sperava che ne fosse contento.
Proprio in quel momento Gu Ming uscì dalla porta laterale del Teatro Qingxing, con in braccio il costume che la nuova compagnia gli aveva prestato per la prova. Quando si videro, sorrisero entrambi con un po’ d’imbarazzo. Lui le chiese com’era andata e lei gli parlò della paga, delle aste per stendere e del gancetto nascosto che si era rotto. Gu Ming ascoltava con ancora più attenzione di quando lei gli aveva detto che il suo costume era pronto. Alla fine chiese: «Allora d’inverno potremo ancora stare insieme?» A-Zhao colse due sensi in quella domanda e il cuore le diede un balzo.
«Voglio finire le recite d’autunno.» Lui non le chiese altro dell’inverno. Lei capì all’improvviso che, se avesse detto di sì e fosse andata con lui, l’avrebbe aspettata un periodo luminoso, fatto di lavoro, pasti e forse qualcuno che l’aspettava mentre dava gli ultimi punti. Erano possibilità reali, e c’era più di una lusinga giovanile in quelle parole. Eppure voleva ancora vedere coi suoi occhi Lu Heniang cantare l’opera intera con quel costume. Voleva scoprire se sarebbe riuscita a prendere bene le misure anche a una persona di corporatura diversa.
Gu Ming passò il costume nell’altra mano e disse che allora avrebbero visto dopo gli spettacoli autunnali. Arrivarono al bivio: lui verso l’ingresso principale, lei verso la sala piccola. Voltandosi, con il fagotto dei costumi che gli copriva metà del viso, le gridò di dare un’occhiata al suo colletto un altro giorno, aggiungendo subito che l’avrebbe pagata per il lavoro. A Zhao accettò sorridendo. Nessuno promise per strada gli anni a venire, eppure al momento di separarsi indugiarono un passo più del solito.
Quella notte non prese sonno in fretta. Xiaoman si addormentò per prima e A Sheng si girò nel sonno, infilando un piede sotto il tavolo. Al buio, A Zhao raccolse una scarpa caduta accanto al letto, senza riuscire a smettere di chiedersi se il letto comune non fosse più largo di quella branda. Lasciò spazio anche a quei pensieri poco lusinghieri, senza costringersi a pensare soltanto a ciò che c’era di buono lì.
L’indomani tornò al Teatro dell’Albicocco Verde e disse di persona a Liang Qiu che quella volta non sarebbe partita con loro. A Liang Qiu dispiacque un po’, ma non la trattenne a bere tè per tutto il giorno e scrisse il nome di un’altra persona nel foglio di lavoro. Solo vedendo che quel posto era stato effettivamente preso, Azhao sentì che i seicento wen a cui aveva rinunciato erano qualcosa di più di un confronto sulla carta. Chiese se avrebbe potuto tornare a informarsi in futuro. Liang Qiu disse di sì. Se ci fosse stato lavoro, avrebbe fatto una prova, altrimenti gliel’avrebbe detto chiaro. Che evitasse di far fare promesse a Gu Ming per conto suo.
Tornata nella sala piccola, trovò Gao Shoucheng in ansia per le due scene brevi aggiunte al programma d’autunno. Appena seppe che A-Zhao non partiva, tirò un sospiro di sollievo e le disse di prendere intanto tutti e quattro i vecchi costumi. Lei ne accettò soltanto due e gli chiese di trattare con Ye Zhen per gli altri. Disse che per il costume intero dello spettacolo d’autunno bisognava fissare una data per la prova e che occorreva lasciare qualcuno libero per i lavoretti dell’ultimo momento. In inverno voleva prendere qualche lavoro su abiti di tutti i giorni e non poteva caricarsi sull’ago tutti gli spettacoli ancora da confermare. Il capocomico ne fu un po’ contrariato, ma scrisse comunque la data della prova.
Sul far della sera Ye Zhen venne a prendere i due costumi. Saputo che Azhao aveva rinunciato a seicento monete, non poté fare a meno di darsi una manata sulla coscia. «Io al tuo posto ci sarei andata.» Lo disse francamente. Azhao lì per lì rimase un po’ delusa, poi sorrise anche lei. Ye Zhen non aveva l’affitto di un battello con cui coprire quello della bottega, quindi per lei la scelta aveva naturalmente un altro peso. Le due confrontarono un pezzo di manica e si accordarono anche per passarsi a capo, nei mesi di magra, eventuali lavori di abiti da tutti i giorni, senza promettersi di tenere un tavolo libero l’una per l’altra per tutta la vita.
A Zhao prese un quaderno nuovo e su una pagina laterale disegnò la sequenza del cambio di costume che aveva visto quel giorno in laboratorio, senza portarsi a casa i campioni altrui per spacciarli per propri. Sulla prima pagina vera e propria lasciò un ampio spazio bianco per Han Rong. Ancora non sapeva quale spalla avesse più bassa. Xiaoman, vedendola china sul tavolino, le portò una scodella di brodo e la posò ben lontano dal foglio, senza chiederle se avesse deciso di restare perché le dispiaceva lasciare quel posto.
La corda da bucato sotto la finestra era sempre affollata. A-Zhao la guardò un paio di volte e chiese a Gao Man di aiutarla ad aggiungerne una l’indomani. Se restare significava dover amare perfino la ressa su quella corda, questo proprio non le riusciva. Gao Man disse che andava bene, ma prima bisognava chiedere a chi abitava dietro il muro se fosse disposto a prestare un chiodo. Anche una cosa da poco richiedeva un po’ di lavoro. A-Zhao ne prese nota. Nella sua mente il laboratorio spazioso non si era oscurato, ma anche il suo tavolino, finalmente, riceveva luce su tutta la superficie.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.
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