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Un volume tra le mani

Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria

Non accettare quel biglietto per la barca

Ku Wuji · Creazione con IA · 11964 caratteri · circa 12 minuti

Quando nonna Qin comprò due biglietti per il ritorno, non le parve di star decidendo ancora una volta per qualcun altro. Sua figlia aveva detto che l’itinerario estivo si sarebbe stabilito più avanti, quindi doveva pur esserci ancora qualcosa da decidere. Per prima cosa si informò bene sulla barca passeggeri. Al ritorno avrebbe accompagnato lei la bambina, risparmiando a Xiaoman un altro viaggio di andata e ritorno. Si era persino informata su quale stanza asciutta prendere a Sangqiao. Stavolta il piano non era stato messo a punto soltanto fra le mura di casa.

La bottega delle lanterne fu affidata ad Aqiao per cinque giorni. La ragazza aveva ventitré anni, consegnava spesso materiali per conto del negozio di carta e accettava anche lavoretti di rivestimento dei paralumi. Fino ad allora nonna Qin le aveva fatto soltanto passare la carta, senza affidarle davvero gli spiccioli del cassetto. Stavolta doveva partire, così scrisse su un foglio i prezzi correnti, le diede una chiave e le raccomandò di non fissare nuovi prezzi per conto suo. Se un cliente aveva fretta, aspettasse il suo ritorno. Aqiao le chiese che cosa fare se il cliente non voleva aspettare. Lei rispose soltanto che, a parlargli per bene, avrebbe aspettato.

Quando arrivò a Lanting, il tredicesimo giorno del settimo mese, non portava due pacchetti di cibo, ma solo il foglio con la misura delle scarpe e un mazzetto di stecche sottili di bambù perché il bambino si esercitasse. Vedendo tornare sua madre, Xiaoman guardò anzitutto dietro di lei e chiese se stavolta avesse mandato a dire che veniva. L’anziana rispose che nella lettera non avevano forse detto che avrebbero visto? Si era informata per il battello e, se il bambino voleva, dopodomani potevano tornare insieme. Il maestro della via accanto aveva ancora posti per l’estate, quindi non c’era bisogno di rimandare.

Il viso di Xiaoman si fece a poco a poco più cupo. All’anziana Qin quella faccia non piaceva. Non stava di nuovo dicendo alla figlia chi sposare, e neppure le chiedeva di lasciare la compagnia. Voleva solo dare al bambino un altro posto dove studiare. Come mai appena si avvicinava sembrava già in torto? Tirò fuori il biglietto dalla manica per spiegarle per bene quello che aveva preparato, ma sua figlia premette subito la mano sul foglio e le chiese perché l’avesse già comprato un’altra volta.

«Per risparmiarti il viaggio.» rispose.

«Non ho detto che può partire.»

Nonna Qin rimase di colpo senza parole. Asheng stava guardando le stecche di bambù vicino alla porta. Alla parola «partire» alzò subito la testa e chiese se sarebbe andato a vedere quel nuovo tipo di lanterna nella bottega della nonna. Xiaoman gli disse di andare prima a prendere i caratteri di quegli ultimi dieci giorni. Il bambino andò a prenderli guardando ora l'una ora l'altra. Si vedeva che non sapeva ancora da che parte l'avessero messo. Aveva voglia di andare e temeva che bastasse dirlo per dispiacere alla madre. Passava e ripassava le dita lungo il bordo del foglio, senza riuscire per un momento a tenere fermi i suoi caratteri.

Xiaoman non proseguì la discussione davanti al bambino e gli disse di andare nella sala davanti con Gao Man. All’anziana Qin parve che così le portasse via da sotto gli occhi anche il nipote. Non poté fare a meno di dire che si trattava soltanto di qualche giorno. Se Xiaoman aveva da fare, poteva badarci lei, mica intendeva tenerselo per sempre. Quando finì, sua figlia alzò gli occhi e le chiese se anche allora, quando aveva deciso per lei, l’avesse fatto solo per il suo bene, senza bisogno di starla a sentire fino in fondo.

Più di tutto temeva che si mettessero sullo stesso piano le due cose. Le scarpe erano scarpe e lo studio era lo studio. Ormai lasciava che la figlia cantasse. Perché bisognava tornare a sedici anni prima? Stava per difendersi così, quando vide quanto Xiaoman stringesse il biglietto. Solo allora capì che per sua figlia a ripetersi era soprattutto il suo modo di fare. Sistemava sempre tutto prima, e solo alla fine chiedeva se l’altra fosse d’accordo, come se bastasse un sì per ricevere tutti i vantaggi insieme.

Si irritò ugualmente e disse che, alla sua età, non aveva fatto tutta quella strada per litigare con la figlia. Appena pronunciate quelle parole, si ricordò che sulla barca dei passeggeri aveva rifiutato che Zheng Qin le desse un aiuto particolare, per paura che la prendessero per vecchia. Si ostinava a non riconoscere l’età quando erano le gambe a ricordargliela, eppure adesso che si sentiva dire di no si affrettava a tirarla in ballo, come se bastasse la sua stanchezza perché la figlia ingoiasse il resto di quello che voleva dire. Riprese il biglietto, con la mano che ancora le tremava un poco.

Qualcuno venne nella stanza sul retro a ritirare un costume e, sentendo che la nonna voleva prendere con sé il bambino per farlo studiare, disse che era una fortuna avere una persona anziana che se ne occupasse. Anche senza il padre, il bambino avrebbe avuto chi si prendeva cura di lui. Nonna Qin alzò subito la testa e rispose che sua figlia sapeva occuparsi benissimo di suo figlio da sola e che se la cavava anche senza di lei. La persona, senza capire che cosa avesse detto di sbagliato, se ne andò con un sorriso impacciato. Nonna Qin aveva difeso sua figlia con sincerità, ma Xiaoman non poteva per questo accettare il biglietto. Nella stanza restò un silenzio che ormai nessuno poteva ritirare.

In quel momento tornò A-Zhao, con in braccio un pezzo di fodera appena asciugato. Vedendola, l’anziana Qin parve aver finalmente trovato qualcuno che conoscesse la strada da entrambe le parti. Le chiese se secondo lei laggiù il bambino non avrebbe potuto imparare a leggere con più tranquillità. La ragazza posò prima il tessuto all’asciutto. Poi rispose che laggiù c’erano dei vantaggi e che anche lì il bambino andava a lezione. Lei non poteva consegnarglielo al posto di Xiaoman. A quel «non poteva», l’anziana Qin si sentì sbarrare la strada un’altra volta.

Stava quasi per dire che adesso che stavano nello stesso posto si davano tutte ragione fra loro. Azhao le lesse in faccia quel pensiero. Senza i giri di parole prudenti dei primi tempi, disse soltanto che il biglietto non l’aveva comprato lei e che nessuno le aveva chiesto di rispondere per altri. Poi si voltò per andare a prendere un laccio da consegnare. Per risparmiare imbarazzo all’anziana avrebbe dovuto prometterle per il futuro qualcosa che non era in suo potere, e non lo fece.

La vecchia Qin rimase in piedi nella stanza. Le pareva di aver fatto due giorni di viaggio per niente e insieme sentiva che, se se ne fosse andata così, nei giorni a venire sarebbe stato davvero più difficile riprendere il discorso. Alla fine Xiaoman disse che all’istruzione del bambino avrebbe pensato lei. Se poi fosse venuto il momento di andare a Liuwan, gli avrebbe chiesto prima cosa ne pensasse e lo avrebbe accompagnato lei stessa. Il biglietto già comprato non bastava a decidere per tutti. Lo disse con durezza, ma poi aggiunse che, visto che sua madre era venuta fin lì, restasse a mangiare. Che non saltasse il pasto per ripicca.

Aveva davvero voglia di impuntarsi. Ma aveva lo stomaco vuoto, in viaggio aveva mangiato male e, se avesse rifiutato il cibo, sua figlia avrebbe dovuto fare i conti con un altro risentimento lasciato inespresso. Si sedette. Prese la ciotola ancora con troppa forza e il fondo batté sul legno. A-Sheng lo sentì da fuori e sbirciò dentro. Lei alleggerì il gesto e gli disse di entrare a mostrarle i caratteri appena imparati, senza tornare a chiedergli per prima cosa se volesse davvero partire con lei.

Su quella pagina c'erano 水, acqua, 木, legno, e un 舟, barca, scritto storto. Il bambino disse che il maestro Shen sapeva soffiare a lungo d'un fiato e che lui ancora non ci riusciva. Prima finiva di leggere i caratteri col maestro e solo allora veniva il momento di ascoltare quelle due note. Nonna Qin si era immaginata che lì regnasse sempre la confusione, sul palco come dietro le quinte. Solo dopo averlo ascoltato fino in fondo vide che anche sua figlia gli aveva davvero trovato un posto dove andare a un'ora stabilita. Il fatto che non fosse stata lei a proporlo per prima non lo rendeva peggiore di un tavolo a Liuwan che poteva tenere sott'occhio.

Il quattordicesimo giorno seguì le indicazioni del bambino fino al vicolo del maestro Shen, senza andare prima nella stanza sul retro a chiamare qualcuno. Dentro, diversi bambini sedevano ciascuno al proprio posto. A Sheng indicava sul foglio il carattere 水 («acqua»). Sbagliò un tratto e il maestro non lo lesse al posto suo, aspettò che guardasse di nuovo. Accanto alla finestra c’era un flauto, ma nessuno poteva prenderlo per giocarci appena entrato. Nonna Qin rimase un po’ a guardare dalla porta, senza fare cenno al nipote di uscire e senza entrare ad annunciarsi come sua nonna. Aveva portato con sé tanti discorsi su come far studiare un bambino in silenzio. In quel momento non trovò nessuno a cui servisse sentirli.

Il biglietto di ritorno era premuto sotto il suo ginocchio. Andò a cercare Zheng Qin e le chiese se fosse possibile modificarlo per un bambino in meno. La barcaiola disse che l’indomani, prima di salire, avrebbero rifatto il conto. Per la tratta che non avrebbe percorso, il regolamento prevedeva un rimborso parziale, ma per la caparra della stanza a Sangqiao avrebbe dovuto parlarne lei stessa. Al sentire che doveva fare un’altra commissione, ricominciò a provare risentimento. Subito dopo pensò che erano tutte cose che aveva organizzato lei per prima. Come poteva ora servirsene per far sentire in colpa sua figlia davanti agli altri nella stanza?

Chiese a Zheng Qin se conoscesse Xiaoman. La barcaiola rispose di sì, l’aveva vista diverse volte. Come per fare conversazione, la vecchia Qin aggiunse che il bambino passava tanto tempo sulle barche e forse ogni tanto gli avrebbe fatto bene stare in un posto tranquillo. Zheng Qin non si mise a dare ragione a nessuno. Sfilò soltanto il biglietto inutilizzato e rispose che, se il bambino non le era stato affidato, dalla barca non potevano certo andarglielo a prendere nel vicolo. Persino per la merce pretendeva che chi la mandava gliela consegnasse di persona, con tutto in chiaro. Tanto più per un bambino che era ancora con sua madre.

Partì il quindici del settimo mese. Xiaoman l’accompagnò all’imbarcadero con un piccolo involto che conteneva il foglio scritto da A-Sheng per sua nonna. Il bambino non venne con lei. Prendendo l’involto, la vecchia Qin aveva ancora una gran voglia di chiedere quando si sarebbero riviste. Alla fine disse soltanto che conosceva la strada e che non occorreva accompagnarla fino alla barca. La figlia non le diede del tutto retta. Aspettò comunque che avesse i piedi ben saldi prima di togliere la mano da sotto l’angolo dell’involto.

Sulla via del ritorno a Liuwan, nella stanza di Sangqiao c’era soltanto lei. Posò a un angolo del letto il resto del biglietto che le avevano restituito e, senza contarlo subito, aprì il fagottino per leggere. Asheng aveva scritto che quel giorno aveva imparato a riconoscere il carattere 舟, «barca». Sotto aveva disegnato una barca un po’ sbilenca, con due lanternine accanto. Lei guardò a lungo. Sapeva che il bambino, anche se stavolta non era venuto con lei, non l’aveva dimenticata. Le dava ancora rabbia, però, che sua figlia parlasse sempre come se non volesse lasciarle il minimo margine.

Quando tornò in bottega il sedici, A-Qiao aveva già riparato due facce di vecchie lanterne e riscosso il prezzo che lei aveva annotato. La prima cosa che l’anziana Qin chiese fu perché non l’avesse aspettata. La ragazza rispose che i clienti dovevano andare, che sul foglio c’era scritto come riparare la carta e il telaio e che le istruzioni le erano chiare. A quelle parole, la rabbia dell’anziana passò dalla figlia alla lavorante a giornata. Le pareva di essere stata via solo pochi giorni e che ormai dappertutto ci fosse qualcuno a decidere prima di lei.

Aqiao mise in ordine il denaro e i materiali e disse che, se doveva solo starsene seduta ad aspettare, la prossima volta glielo dicesse in anticipo. Non avrebbe preso riparazioni, si sarebbe limitata a tenere d’occhio la bottega. Aqiao non era Qin Xiaoman. Non aveva motivo di addolcire le parole come avrebbe fatto una figlia. Nonna Qin guardò le due lanterne riparate sul tavolo. La carta era liscia e anche l’apertura del telaio era dritta. Alla fine, al posto del rimprovero che stava per farle, le chiese dove avesse riutilizzato il bambù vecchio e le disse di spiegarglielo.

La ragazza finì di spiegare e se ne andò all’ora stabilita. Si faceva pagare a giornata e il malumore dell’anziana non la trattenne lì a farle compagnia per la notte. In bottega calò il silenzio. L’anziana Qin tirò fuori il foglio su cui la figlia aveva scritto le date del viaggio e ne prese uno bianco. Voleva scrivere che d’ora in poi potevano anche risparmiarsi il disturbo. Sollevò il pennello e all’improvviso rivide la frase di allora, che se non tornava poteva anche scordarsi di avere una casa. A sedici anni di distanza, le due frasi potevano ancora nascere dallo stesso impulso.

Posò il pennello e aspettò di aver mangiato prima di scrivere. Alla fine scrisse soltanto che era arrivata, che, se il bambino aveva ancora voglia di raccontarle delle lezioni di quei dieci giorni, poteva mandarle due parole per mezzo di qualcuno, e che in futuro avrebbe chiesto prima di andare, senza comprare in anticipo il biglietto di ritorno per gli altri. Sul foglio non scrisse quanto si fosse stancata durante il viaggio né quanto avesse sprecato per i biglietti. Le restava ancora un po’ di rabbia. Finito di scrivere, lasciò il foglio sotto un peso per la notte, così l’indomani non avrebbe aggiunto mezza riga per intenerire la figlia.

Prima di coricarsi andò a vedere la tenda nuova alla porta sul retro. La metà di stoffa azzurra che le avevano rimandato indietro bastava giusto per quel vano, e quando si alzava il vento non soffiava più direttamente sulla carta delle lanterne. Agganciò la porta, tornò al banco e rimise nella scatola le stecche sottili di bambù che Aqiao aveva usato, senza disfare un paralume per rifarlo da sé e sentirsi tranquilla. Da sotto il foglio spuntava metà della prua della barca disegnata dal bambino. La spianò con un dito e rimase seduta ancora un momento prima di spegnere la lampada.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Tre trattative per il prezzo della barca
  2. La targa di rame e il traghetto vuoto
  3. Quella finestra della bottega di lanterne
  4. La strada nel baule di bambù
  5. Due tratti di viaggio sull’acqua
  6. La donna che scuce
  7. I costumi di scena e gli abiti che si portano addosso
  8. Il posto vuoto accanto al tamburo
  9. La lanterna torna sul banco
  10. Il nome di chi si è già fatto una famiglia
  11. Una nuova opera alla Sala Sud
  12. Il biglietto per la barca del nono giorno
  13. Un cipollotto dentro la porta
  14. Chi chiude la finestra di notte
  15. Due chi di stoffa ancora da scucire
  16. Quindici giorni con la barca a nolo
  17. Il rumore di un tavolaccio
  18. Riaprire il giromanica
  19. La piena del quarto mese
  20. Un atto intero dalla platea
  21. Il secondo pasto a Lanting
  22. Il prezzo delle scarpette
  23. Il vento passa dietro la cortina
  24. Il teatro del tempio si spostò in riva all'acqua
  25. Lo spettacolo ritirato
  26. I punti che trattengono qualcuno
  27. Due targhe a prua
  28. Il bambino partirà con lei?
  29. Non accettare quel biglietto per la barca
  30. Il vecchio dramma rimesso in prova nei giorni di calura
  31. Prima vedere, poi rispondere
  32. Consegnare il costume a chi lo indosserà
  33. Una porta lasciata aperta nella bottega delle lanterne
  34. Attraversare di nuovo il fiume
  35. L’ultimo filo degli spettacoli d’autunno
  36. La lanterna non deve restare accesa tutta la notte

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