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Un volume tra le mani

Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria

Il secondo pasto a Lanting

Ku Wuji · Creazione con IA · 11361 caratteri · circa 11 minuti

Arrivata a Lanting, la vecchia Qin sbagliò porta. Ricordava il nome Sala Sud e, vedendo della carta rossa appesa davanti a un ingresso, chiese se fosse lì la compagnia Chunhe. Il custode la mandò in un vicolo più avanti, mentre un venditore di tè le disse che doveva svoltare ancora e tornare fuori. Stringendo i due fagotti all’angolo della strada, le parve per la prima volta che sua figlia abitasse vicino soltanto a parole, quando lei guardava l’acqua da casa.

Non era stata una decisione improvvisa. Sul foglio che A Zhao aveva fatto recapitare era scritto che madre e figlio stavano bene e, più sotto, c’era anche una domanda: la sua tosse era passata? Leggendo quelle parole fu prima felice, poi pensò che, visto che si preoccupava ancora, bastava andare a farsi vedere e non ci sarebbe più stato bisogno di affidare messaggi ad altri. Non che non avesse pensato di concordare prima una data, ma temeva che, a forza di domandare, avrebbe perso di nuovo una barca passeggeri diretta là. Aveva già finito di sistemare i bordi delle maniche nuove che indossava: perché rimandare ancora?

In barca sedeva dritta, senza considerarsi un’anziana passeggera bisognosa di attenzioni particolari. Eppure, nei vari cambi d’approdo di quei due giorni, doveva ogni volta proteggere prima la borsa e poi aggrapparsi alla copertura. Sotto i piedi era più scivoloso di quanto avesse immaginato a Liuwan. La notte che passò a Sangqiao dormì a malapena, per paura che la bottiglietta d’olio da lampada sbattesse contro qualcosa nella borsa e perdesse. Era per A-Zhao, lo stesso olio che usava abitualmente in bottega. Non era giusto che la ragazza dovesse sempre prendere in prestito le lanterne altrui. Ora che l’aveva messa insieme al cibo, però, si sentiva già un po’ di odore.

Quando finalmente trovò la Sala Sud, la prima persona che vide fu A Zhao, accovacciata in cortile a strizzare un lungo telo. A Zhao alzò gli occhi, la vide e dapprima si illuminò in viso, poi guardò verso l’interno. Era chiaro che nemmeno lei sapeva che nonna Qin sarebbe venuta. La vecchia sentì una stretta al cuore e si affrettò a dire che non era venuta apposta a dare disturbo. C’era una barca di passaggio, aveva portato due cose e poi se ne sarebbe andata. A Zhao si era già alzata per prenderle il fagotto e le chiese se Xiaoman lo sapesse. Lei rispose soltanto che, quando l’avesse vista, l’avrebbe saputo.

Xiaoman era davanti a provare il canto e Asheng aiutava Gao Man a dividere dei pezzetti di legno. Nella stanza sul retro non c'era nessuno dei due. Nonna Qin posò il fagotto accanto al tavolo e, vedendo il piano ingombro, spinse più in dentro le proprie cose e già che c'era piegò un pezzo di stoffa azzurra. Azhao glielo prese subito, dicendo che era stato messo da parte per un uso preciso e che non andava mescolato al resto. Lei rispose che lo stava solo piegando per bene e che sapeva riconoscere le stoffe, ma il richiamo le aveva già fermato la mano. Ora non sapeva più se posarlo o tenerlo.

Nella stanza c’erano un letto e un’asse stretta. Da sotto il letto spuntava l’angolo di un telaio vuoto. Nonna Qin diede un’occhiata e chiese subito ad A Zhao se dormire lì non fosse troppo scomodo. La ragazza disse che si stava abbastanza bene e che teneva il baule ai piedi senza intralciare nessuno. Quel «abbastanza bene» le pesò più di tutti gli scossoni del viaggio. La stanza sul retro di casa sua era vecchia, ma almeno non si doveva calcolare perfino dove mettere un baule. Sua figlia era tornata a casa per due notti soltanto, mentre qui viveva così stretta anno dopo anno. Come poteva ancora dire di essersi fatta una vita a modo suo?

Voleva riordinare per loro due e prese una bacinella vuota, ma Azhao le disse che quella era già destinata a qualcosa e sarebbe servita di lì a poco. L’anziana Qin dovette sedersi. D’un tratto si sentiva come una principiante appena messa a incollare carta, a cui non era permesso toccare niente. Temeva che sua figlia, vedendola arrivare, pensasse che fosse venuta solo a intralciare. Eppure, più voleva aiutare, meno riusciva a trovare a portata di mano qualcosa a cui nessuno avesse già provveduto.

Xiaoman arrivò dalla sala davanti, con ancora in viso il trucco delle prove e la fronte bagnata di sudore. Vedendo sua madre, le chiese anzitutto perché non l’avesse avvisata. L’anziana Qin aveva già pronta la risposta. Il viaggio era breve, disse, e lei non era così vecchia. Perché mai doveva farsi venire a prendere ogni volta? Sua figlia disse che il problema non era venirla a prendere. Quel giorno doveva ancora cantare e, una volta arrivata, sua madre avrebbe potuto non trovare nessuno a farle compagnia. Lei rispose che non aveva bisogno di compagnia. Le bastava sedersi lì, andava bene anche guardarla lavorare.

Xiaoman serrò appena le labbra e non fece altre domande davanti a tutti. Prese le vivande, sentì un lieve odore d’olio e aprì la carta per guardare. Azhao si affrettò a tirare fuori la boccetta d’olio e a metterla da parte. A vedere come si muovevano d’intesa, nonna Qin provò un disagio che non sapeva spiegare: a loro ormai bastavano poche parole per sistemare una cosa insieme, mentre lei sembrava essersi portata dietro tutte le buone intenzioni di Liuwan, e dovunque le posasse erano d’ingombro.

Al ritorno Asheng si precipitò sul fagotto. Prima chiamò la nonna, poi le chiese che cosa avesse portato. L’anziana Qin avrebbe voluto abbracciarlo, ma il bambino aveva già trovato le scarpe nuove ed era così eccitato che voleva togliersi le vecchie. Xiaoman gli disse di non provarle subito, perché fra poco doveva andare a sedersi davanti e a terra c’erano ancora dei panni bagnati. L’anziana Qin riprese le scarpe sorridendo e disse che andava bene provarle più tardi. Poi Gu Ming chiamò di nuovo Asheng a vedere la nacchera, e nella stanza la parola «nonna» rimase calda per un istante soltanto.

Il pranzo fu consumato in fretta. Xiaoman mangiava in piedi con la ciotola in mano, Gu Ming recitava le battute tra un boccone e l’altro e Lu Heniang, dopo aver preso l’ultimo pezzo di verdura sotto sale, discuteva ancora su chi l’avesse visto per primo. L’anziana Qin non era abituata. Più volte pensò di dire alla figlia di sedersi, ma vedendo tutti così indaffarati le parve fuori luogo chiamare solo la sua. A-Zhao le trovò uno sgabello basso e subito dopo la chiamarono a portare un panno. Seduta in mezzo al rumore di tutto il cortile che mangiava, l’anziana capì per la prima volta che si poteva entrare in una casa dove c’era la propria figlia e sentirsi comunque un’ospite a cui nessuno aveva tempo di badare.

Nel pomeriggio Xiaoman doveva andare in scena. L’anziana Qin voleva aspettare nel retro, ma Asheng la trascinò a vedere, dicendo che, già che era venuta, la nonna non poteva fermarsi alle scarpe. Quando la vide, Gao Shoucheng si rivolse a lei cortesemente come alla madre di sua nuora. Lei si affrettò a dire di no. Suo genero era morto e quell’appellativo la faceva sentire come se appartenesse a un’altra famiglia. Anche il capocomico si imbarazzò, passò a chiamarla signora Qin e la invitò a sedersi di lato, dove non avrebbe intralciato nessuno. Non doveva pagare il biglietto. Era una di famiglia e, per una volta che veniva, non poteva mica restare in piedi sulla porta.

Quando si fu sistemata, sul palco l’acqua non aveva ancora cominciato a scorrere. C’erano soltanto due tavole di legno e una corda. A-Sheng si affrettava a spiegarle quale fosse la riva e quale la barca, impaziente di raccontarle tutto quel che sapeva. Quando entrò in scena sua figlia, però, la vecchia Qin smise quasi di sentire la voce del bambino. Xiaoman camminava in modo diverso dal solito e aveva un’altra espressione. Sotto quello strato di trucco, la sua voce riusciva a fermare chi l’ascoltava anche più che in casa.

Xiaoman interpretava la madre e doveva chiedere alla barcaiola dove andasse. Appena sentì «non andare», a nonna Qin si irrigidì la schiena, come se tutti nella sala avessero saputo d’un tratto ogni parola che aveva detto tanti anni prima. Xiaoman non guardò dalla sua parte. Aveva gli occhi su Aheng, ma tra il pubblico qualcuno rise e disse che quella madre voleva comandare a parole, salvo poi lasciare alla figlia un varco con i propri passi. Nonna Qin non capì se stessero ridendo di lei per conto di sua figlia. Strinse tanto la cinghia della borsa in grembo da lasciarci un solco profondo.

Verso la fine, quando la voce si abbassò, d'un tratto le parve che sua figlia cantasse bene. Non aveva a che fare con quanto le somigliasse. Un carattere non aveva ancora finito di posarsi che il respiro successivo già lo sosteneva, come se la voce da sola potesse trovare un appoggio sicuro dove nessuno vedeva. Pensò che dopo avrebbe dovuto dirlo così a Xiaoman. Quando però la vide uscire, fissò prima di tutto quel poco di bianco all'attaccatura dei capelli e le chiese se, con un trucco così spesso, la sera sarebbe riuscita a lavarlo via del tutto.

Il panno si fermò tra le mani di Xiaoman. L’anziana Qin sentì subito di aver fatto la domanda sbagliata e aggiunse che poco prima aveva cantato con una voce davvero squillante. La figlia sorrise appena e rispose che non bastava farla squillare. Quel passaggio ancora non le veniva fluido. Era come se tra le loro parole ci fosse sempre uno strato di stoffa diverso. L’anziana Qin parlava della fatica che vedeva, mentre Xiaoman voleva sentirsi dire qualcos’altro. Non sapendo come rimediare, le chiese se cantare la parte della madre fosse meno faticoso che fare la barcaiola.

«Per niente», rispose Xiaoman, secca.

La vecchia Qin non insistette, ma tornò a chiedersi se la figlia pensasse che fosse venuta per metterle bocca nella vita. Lei davvero non intendeva procurarle a forza la parte principale. Solo, le tornava in mente che un tempo Xiaoman aveva litigato fino a lasciare casa pur di recitare, e ora interpretava proprio una madre che voleva impedire alla figlia di partire. Le pareva che, dopo un lungo giro, fosse tornata da lei. Aspettò che gli altri si fossero allontanati, poi le chiese se quelle battute fossero nel copione originale o se le avesse aggiunte lei più tardi.

Xiaoman la guardò e disse che quell’atto non era stato messo in scena apposta per le faccende di famiglia. L’anziana Qin si sentì avvampare e si affrettò a dire che non l’aveva pensato. L’aveva pensato, ma non poteva ammetterlo, per paura che sembrasse che sua figlia facesse qualunque cosa per colpire lei. Xiaoman piegò il panno e le chiese dove avrebbe dormito quella sera. Nella sua stanza davvero non ci stava un altro giaciglio, e c’era ancora tempo per chiedere alla locanda.

Fu quella frase a colpire davvero nonna Qin al petto. A Liuwan aveva ceduto il letto alla figlia e dormiva nella stanza esterna, temendo perfino di lasciarle vedere il proprio dispiacere. Ora, arrivata lì, non c’era neppure una stanza esterna. Stava quasi per dire che non occupava spazio, che poteva anche restare seduta tutta la notte, ma poi vide gli abiti nuovi accatastati accanto al letto di A Sheng e la cassa di A Zhao incastrata ai piedi di quell’asse, e inghiottì le parole. Non era che non volessero fare spazio: persino per ricavarlo avrebbero dovuto sacrificarvi il sonno di qualcuno.

Uscendo, l’anziana Qin vide che una stecca di bambù della lanterna comune sotto il portico era storta e che la carta faceva una piccola conca. Aveva quasi allungato la mano quando ripensò alla bacinella che quella mattina non si poteva spostare e chiese prima ad A-Zhao a chi spettasse occuparsene. Saputo che dipendeva dalla sala, le chiese solo di riferire che il rinforzo di bambù all’interno si era allentato. Se volevano ripararlo, poteva dargli un’occhiata lei l’indomani. Non c’era bisogno di cambiare tutta la lanterna. A-Zhao disse che gliel’avrebbe riferito, senza complimenti. L’anziana aveva finalmente trovato qualcosa di cui sapeva parlare con sicurezza anche lì.

A-Zhao si offrì di accompagnarla alla locanda. Lei disse che poteva andarci da sola, poi, appena fuori, si voltò a chiedere da che parte fosse. La ragazza la condusse dall’altra parte della strada e si fermò sulla soglia, lasciando che fosse lei a chiedere il prezzo. L’anziana Qin pagò per una notte. Sentendo che costava otto wen, provò quasi sollievo che fosse come a Sangqiao. Almeno c’era qualcosa che non doveva imparare da capo. A-Zhao sistemò il fagotto e disse che sarebbe venuta a chiamarla all’ora di cena. Lei annuì, senza tornare a dire di non disturbarsi con il tono di chi vuole impuntarsi.

Quando ormai tutte le lanterne erano accese, passò Xiaoman con una scodellina di cibo caldo, ancora di fretta. L’anziana Qin la invitò a sedersi, ma lei si appoggiò appena al bordo della sedia e chiese dove fossero le scarpe. Le avrebbe fatte provare ad Asheng l’indomani mattina, perché il bambino non passasse un’altra notte agitata. La madre avrebbe voluto trattenerla un po’ di più, ma le chiese quanti spettacoli avesse l’indomani. La figlia rispose che avrebbe avuto un po’ di tempo fra l’uno e l’altro, poi si alzò e le ricordò di sprangare la porta dall’interno, perché di notte c’era molto via vai di ospiti.

L’anziana Qin la accompagnò fino al ballatoio e guardò la schiena in grigio svoltare in un altro vicolo prima di rientrare. Nel fagotto era rimasta mezza focaccina di fagioli, che aveva messo da parte per sua figlia e che aveva preso un po’ d’odore d’olio. Scostò la carta esterna e ne assaggiò un bocconcino. Era ancora buona, anche se non era più in ordine come quando l’aveva incartata a casa. Seduta accanto alla lampada della locanda, mangiò lentamente quel pezzetto duro, ascoltando sotto i piedi il via vai degli altri ospiti, senza più chiedersi da quale finestra si vedesse il fiume.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Tre trattative per il prezzo della barca
  2. La targa di rame e il traghetto vuoto
  3. Quella finestra della bottega di lanterne
  4. La strada nel baule di bambù
  5. Due tratti di viaggio sull’acqua
  6. La donna che scuce
  7. I costumi di scena e gli abiti che si portano addosso
  8. Il posto vuoto accanto al tamburo
  9. La lanterna torna sul banco
  10. Il nome di chi si è già fatto una famiglia
  11. Una nuova opera alla Sala Sud
  12. Il biglietto per la barca del nono giorno
  13. Un cipollotto dentro la porta
  14. Chi chiude la finestra di notte
  15. Due chi di stoffa ancora da scucire
  16. Quindici giorni con la barca a nolo
  17. Il rumore di un tavolaccio
  18. Riaprire il giromanica
  19. La piena del quarto mese
  20. Un atto intero dalla platea
  21. Il secondo pasto a Lanting
  22. Il prezzo delle scarpette
  23. Il vento passa dietro la cortina
  24. Il teatro del tempio si spostò in riva all'acqua
  25. Lo spettacolo ritirato
  26. I punti che trattengono qualcuno
  27. Due targhe a prua
  28. Il bambino partirà con lei?
  29. Non accettare quel biglietto per la barca
  30. Il vecchio dramma rimesso in prova nei giorni di calura
  31. Prima vedere, poi rispondere
  32. Consegnare il costume a chi lo indosserà
  33. Una porta lasciata aperta nella bottega delle lanterne
  34. Attraversare di nuovo il fiume
  35. L’ultimo filo degli spettacoli d’autunno
  36. La lanterna non deve restare accesa tutta la notte

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