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Un volume tra le mani

Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria

Un atto intero dalla platea

Ku Wuji · Creazione con IA · 11449 caratteri · circa 11 minuti

A Zhao spese dieci monete per un posto laterale nella sala sud. Gao Shoucheng la riconobbe e le chiese subito se avesse sbagliato a ricordare dove doveva sedere. Saputo che voleva guardare un intero atto dall’inizio, disse che poteva vederlo anche da dentro: perché occupare quel posto? Lei posò bene il denaro e rispose che dentro c’era sempre qualcuno a chiamarla e, proprio nei punti più belli, di solito stava frugando nei bauli dei costumi. Il capocomico la guardò per un momento e prese i soldi, raccomandandole comunque di non fingere di non conoscerli se davvero fosse mancato un paio di mani.

Si sedette e scoprì che da lì si vedeva una porzione di palco più stretta che da dietro le quinte. Bastava che chi le stava davanti muovesse la testa e spariva mezzo Liu Sheng. Lu Heniang invece sbucò dalla parte opposta. Prima il lembo della veste superò la corda di canapa, e solo allora parve esserci una riva vera. A Zhao aveva creduto che gli spettatori vedessero le stesse cose che aveva già visto lei da dentro. Ora che aveva cambiato lato, persino la luce cadeva in un punto diverso della manica.

Accanto a lei sedeva una venditrice di fagioli con la figlioletta, che continuava a chiedere quando sarebbero entrati in acqua. La donna indicò la fessura fra le assi: era proprio lì. La bambina non ci credeva: l'acqua non c'era. In quel momento Gu Ming salì sulle due assi e Aheng puntò la pertica. Lui barcollò in modo esagerato, suscitando risate vicino al palco, ma la piccola afferrò subito la madre, temendo che cadesse. Anche Azhao rise, e solo dopo si accorse che lei e una bambina che fino a poco prima vedeva soltanto una fessura fra le assi avevano visto lo stesso fiume.

Stavolta non guardò soltanto chi faceva le giravolte più belle. Prima che Gu Ming entrasse in scena, dietro la cortina avevano già spostato i lacci della veste esterna dal lato più comodo da raggiungere. Chi doveva assisterlo all’uscita e chi doveva prendere per primo la pertica di bambù si muoveva al momento giusto. Nelle frasi lunghe Lu Heniang faceva prima un passo per abbassare il respiro. Se l’ornamento di perle tirava il davanti del costume, la spalla si muoveva un po’ più lentamente del solito. A Zhao si agitò a guardare e cercò a tentoni il foglio, poi si trattenne a metà del gesto e guardò prima tutta la sequenza.

Al cambio di scena, mentre sostituivano gli stivali, scoppiò all’improvviso una risata di bambino vicino al palco. Disse che allo studioso tutti e due i piedi guardavano in dentro. A Zhao diede un’occhiata. Avevano davvero preso quelli sbagliati. Ai piedi Gu Ming aveva due stivali sinistri di paia diverse. Dietro la cortina Gao Man allungò la mano in tutta fretta, ma Lu Heniang mise la pertica di traverso, sbarrò il passo a Liu Sheng e gli chiese se, prima di mettersi in viaggio, il signore si fosse fatto prestare perfino i piedi sbagliati. Gu Ming abbassò gli occhi e rise anche lui. Si accovacciò e tirò per le lunghe una battuta che avrebbe dovuto dire in fretta. Quando da dietro gli passarono lo stivale destro, se lo cambiò nascondendosi dietro l’orlo della veste. Il bambino si divertì ancora di più e la madre si affrettò a tenerlo fermo sul sedile. A Zhao era sicura che la scena si sarebbe raggelata. Invece, sopra e sotto il palco, fu come se tutti avessero fatto un passo in più e si trovassero ancora in riva a quel fiume che non esisteva.

Il vecchio finale mostrava ancora il ritorno in vesti sontuose. Liu Sheng diceva che avrebbe portato a riva la barcaiola e che da allora lei non avrebbe più dovuto prendere il vento di notte. Lì accanto, la donna che vendeva fagioli batté forte le mani, dicendo che così andava bene, che dopo aver visto una persona patire per mezzo spettacolo ci voleva pure qualcosa di buono. Sua figlia chiese invece a chi sarebbe andata la barca, e la donna le rispose che una bambina non doveva impicciarsi di tante cose. Azhao ascoltò senza concludere subito che la donna non avesse capito. Pensò che anche nonna Qin, guardando la figlia vestita di grigio, aveva pensato prima di tutto a come risparmiarle altro vento.

Forse una commedia non poteva procurare a tutti lo stesso lieto fine. Ma se non faceva nemmeno capire che cosa si potesse sperare e si limitava a chiudere la storia con un finale ingegnoso, quei dieci wen del pubblico non sarebbero ricresciuti da soli. A-Zhao si tenne quel pensiero per sé, senza prenderlo a prova di aver capito lo spettacolo. Vide Gu Ming tendere la mano verso A-Heng e Lu Heniang porgergli la propria come sempre. Le voci in platea si scaldarono tutte insieme, mentre sul viso degli attori passò per un istante una stanchezza che aveva qualcosa di diverso dalla gioia.

Quando il pubblico se ne fu andato, tornò dietro le quinte. Gao Man le porse un fascio di lacci da controllare. Aver comprato un biglietto, come c'era da aspettarsi, non la esentava dal lavoro per il resto della giornata. Azhao li prese, ma andò prima a guardare l'interno della veste di poco prima. La fodera era sudata, mentre i polsini erano asciutti. Solo dopo averla tastata capì che il calore che prima aveva attribuito all'intera veste si concentrava in misura diversa nei vari punti. Foderarla dappertutto solo perché a prima vista cadesse impeccabile avrebbe aggiunto un altro strato di impiccio a chi doveva portarla.

Vedendola tastare il costume a testa china, Lu Heniang le chiese se quel giorno tutti in platea l’avessero trovata bella. Colta alla sprovvista, Azhao disse prima di sì, poi rispose che l’unica cosa che aveva notato era un movimento di spalla più lento del solito. Alla donna sparì subito il sorriso. Alzò la mano, si tolse dal colletto il filo di perline e disse che Azhao sapeva proprio scegliere la cosa meno piacevole da dire. Per quanto irritata, glielo fece comunque soppesare e le chiese se fosse davvero pesante.

Pesava. Ma A Zhao non disse subito che bisognava toglierla, perché Lu Heniang guardava quel filo di luce con gli occhi di chi ci vedeva qualcosa oltre a un peso. Le disse che, se avessero messo le perle su un colletto di cui si vedesse una faccia sola, forse avrebbero tirato meno, senza spostarsi tutte insieme quando alzava il braccio. Lei ancora non sapeva farlo. Seduta sotto il palco, aveva solo visto che le perle non smettevano di tremare. Lu Heniang, dopo averla ascoltata, sbuffò e disse che lo sapeva benissimo che tremavano, e che al pubblico piaceva vederle tremare.

Fu allora che arrivò il mercante Du, con un cofanetto di lacca dipinta. Per il compleanno di sua madre voleva invitarli a recitare due atti e aveva scelto apposta l’Aheng di Lu Heniang. Trovava però troppo semplice il costume che usava di solito e aveva preso in prestito due ornamenti più pesanti e luccicanti. Disse che nella sala ci sarebbero state molte lampade e che, quando le avessero illuminate, avrebbero dato un’aria di festa. Alla notizia di una recita privata, Gao Shoucheng lo invitò subito a sedersi. Lu Heniang, che si stava massaggiando la spalla, si sistemò di nuovo i capelli alle tempie e rimase lì, benché avesse appena detto di essere stanca.

Nell'ultima decade del mese doveva versare centottanta wen di affitto. Se il compenso per quella recita fosse stato diviso come pattuito, gliene sarebbero toccati novanta e almeno non avrebbe dovuto attingere ai risparmi per tutta la somma. Azhao sapeva che quel denaro contava e che quella stanza aveva una porta che Lu Heniang poteva chiudersi alle spalle, senza dover disputare ogni notte con una dozzina di persone un angolo asciutto. A Lu Heniang piaceva essere bella e le piaceva anche quella porta. Quello che c'era nel cofanetto davanti a lei non rappresentava soltanto una pressione.

Appena appesero gli ornamenti luccicanti presi in prestito per la prova, il colletto della veste cedette all’indietro. Il mercante Du, che guardava da lontano, disse che stavano bene, che davano un’aria di buon auspicio. Lu Heniang fece un giro sorridendo e diede anche lei un’occhiata allo specchio, prima di prendere la pertica e rifare i passi di sempre. La prima volta andò abbastanza bene. La seconda, quando cambiò spalla, una delle placchette di perline premette contro il bordo della veste. Dovette prima allentare il colletto e la nota finale le uscì più corta di prima.

A-Zhao allungò una mano per aiutarla, ma Lu Heniang le disse di lasciar stare e volle riprovare da sola. Non voleva che, a nominarne il peso, la credessero incapace di sopportare la fatica. Ancor meno voleva che la nuova costumista bocciasse, prima ancora di una vera prova di canto, qualcosa che il signor Du aveva già approvato. La terza volta si fermò da sé a metà del canto, staccò una delle piastrine e la rimise nella scatola. Il signor Du chiese perché ne mancasse una. Lei rispose che con quella addosso il canto non veniva fluido e che l’avrebbe lasciata via.

«Allora canta in piedi» disse il signor Du. «Neanche il salone di casa mia è tanto largo.»

Lu Heniang non rispose subito. Poteva certo cantare da ferma, ma, se in quell’atto fosse rimasta immobile, A Heng sarebbe sembrata davvero un oggetto luccicante da mostrare, e dei passi da barcaiola in cui lei eccelleva non sarebbe rimasto nulla. Inoltre, a cantare immobile, si sarebbe sentita ancora meglio quella punta di stanchezza nella sua voce. A muoverla non era solo la fedeltà a qualche buon principio. Alla fine disse che i passi da barcaiola non si potevano eliminare tutti e che, se bisognava per forza aggiungere tutti gli ornamenti, avrebbero cambiato atto e ne avrebbero scelto uno che potesse fare qualcun altro.

In disparte, Gao Shoucheng aveva il viso scuro. A Zhao pensava che sarebbe intervenuto per persuaderla, invece per prima cosa chiese al signor Du quale battuta piacesse a sua madre. Quello rispose che le piaceva vederlo ottenere una carica e poi vederla condurre a casa, senza bisogno di un passo particolare. Fecero due prove e dimezzarono gli ornamenti luccicanti. Il signor Du disse però che, se non si faceva come aveva chiesto, nemmeno il compenso poteva restare quello pattuito. La parte di Lu Heniang scese di trenta monete. Il suo sguardo si fece di colpo freddo, ma non si rimise quell’ornamento.

Partito il cliente, in cortile nessuno le fece i complimenti per la sua fermezza. Gao Shoucheng disse solo che, dato che quei trenta wen erano della sua parte, si sarebbe fatto come diceva lei. Il compenso degli altri per l’esibizione restava lo stesso. Lu Heniang annuì, poi chiese ad A-Zhao con rabbia se avesse visto. Non doveva credere che ogni volta che si faceva qualcosa di più bello da vedere, il pubblico fosse disposto a pagare di più. A-Zhao avrebbe voluto dire che non l’aveva mai creduto. Ma, adesso che non era ancora riuscita a finire nemmeno una veste nuova, non sapeva da dove cominciare a difendersi. Si limitò a riporre con cura la mezza scatola di ornamenti.

La donna scoppiò a ridere e disse che A Zhao non era mica lì per sentirla brontolare, tornasse pure al suo lavoro. A Zhao alzò lo sguardo, vide una striscia appena arrossata sotto lo spillone e le chiese se le facesse molto male. Lu Heniang se la toccò e disse dapprima di no. Dopo un po’ ammise che faceva un po’ male e aggiunse che, se l’indomani Gu Ming avesse chiesto, gli dicesse che si era esercitata troppo, così non le avrebbe inventato un’altra storiella sullo spillone perduto. Fu la prima a ridere e A Zhao rise con lei. Ormai non ridevano più di chi in scena sbagliasse meno.

Quella sera Azhao aspettò che tutti se ne andassero e si fece prestare una vecchia fodera per provare le pieghe. Lasciò stare il tessuto nuovo, piegò lo stesso pezzo in tre strati e se lo posò sulla spalla, poi lo riportò a uno strato solo e fece qualche passo col braccio teso. Non bastava appoggiarselo addosso per stabilire con precisione la differenza. La stoffa era vecchia e lei non si muoveva come un’attrice, perciò poteva solo annotare quel che aveva sentito e chiedere a Xiaoman l’indomani. Per la prima volta lasciò che un’idea restasse ancora incompiuta, senza affrettarsi a ritagliarsene un merito.

Tornata in camera, Xiaoman la vide fare le prove. Prese la stoffa, le indicò un punto più spesso sulla spalla e disse che lì non occorreva lasciare lo stesso margine che dall’altra parte. A-Zhao chiese dove nascondere il nodo per un cambio rapido in scena. Xiaoman non rispose subito. Le fece prima indossare il costume e poi provare a slacciarlo da sola. Stavolta A-Zhao allungò la mano sinistra dietro la schiena e tastò a lungo senza trovare altro che stoffa, finché dalla stizza scoppiò a ridere. Anche Xiaoman rise lì accanto. Quando ebbe finito, disse che la prima volta, anni prima, anche lei si era legata da sola a quel modo.

Provarono tre nodi. Uno solo si trovava al tatto anche quando si aveva fretta e difficilmente si vedeva dal palco. A-Zhao ancora non osava dire che andasse bene. Xiaoman le disse di farlo provare l’indomani a Lu Heniang con l’abito addosso e di non fidarsi soltanto delle proprie mani. Erano parole simili a quelle di un tempo, ma ora ad A-Zhao non sembravano soltanto un modo di cercare difetti. Poco prima aveva davvero tastato un lembo di stoffa senza riuscire a trovare niente.

Asheng dormiva già. Il supporto vuoto del tamburo era ancora sotto il letto e, quando Azhao si voltò, si fece di nuovo sentire con un colpetto. Stavolta allungò subito la mano e rincalzò il panno arrotolato che faceva da zeppa, senza aspettare che Xiaoman si svegliasse. Dopo averlo fatto, pensò che quella vecchia cosa non aveva smesso di darle fastidio all’improvviso. Ora sapeva dov’era e da che parte metterci mano, e poteva sentire un tonfo senza prenderlo ogni volta per il monito di qualcuno a stare attenta a come si comportava. Sotto la finestra, il pezzo di fodera a uno strato era steso ad asciugare. L’indomani mattina avrebbe dovuto portarlo a chi lo avrebbe indossato davvero.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Tre trattative per il prezzo della barca
  2. La targa di rame e il traghetto vuoto
  3. Quella finestra della bottega di lanterne
  4. La strada nel baule di bambù
  5. Due tratti di viaggio sull’acqua
  6. La donna che scuce
  7. I costumi di scena e gli abiti che si portano addosso
  8. Il posto vuoto accanto al tamburo
  9. La lanterna torna sul banco
  10. Il nome di chi si è già fatto una famiglia
  11. Una nuova opera alla Sala Sud
  12. Il biglietto per la barca del nono giorno
  13. Un cipollotto dentro la porta
  14. Chi chiude la finestra di notte
  15. Due chi di stoffa ancora da scucire
  16. Quindici giorni con la barca a nolo
  17. Il rumore di un tavolaccio
  18. Riaprire il giromanica
  19. La piena del quarto mese
  20. Un atto intero dalla platea
  21. Il secondo pasto a Lanting
  22. Il prezzo delle scarpette
  23. Il vento passa dietro la cortina
  24. Il teatro del tempio si spostò in riva all'acqua
  25. Lo spettacolo ritirato
  26. I punti che trattengono qualcuno
  27. Due targhe a prua
  28. Il bambino partirà con lei?
  29. Non accettare quel biglietto per la barca
  30. Il vecchio dramma rimesso in prova nei giorni di calura
  31. Prima vedere, poi rispondere
  32. Consegnare il costume a chi lo indosserà
  33. Una porta lasciata aperta nella bottega delle lanterne
  34. Attraversare di nuovo il fiume
  35. L’ultimo filo degli spettacoli d’autunno
  36. La lanterna non deve restare accesa tutta la notte

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