Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria
Riaprire il giromanica
Ku Wuji · Creazione con IA · 11625 caratteri · circa 12 minuti
La nuova veste azzurra di Gu Ming fu pronta il secondo giorno del quarto mese. A-Zhao la distese senza mostrarla subito a nessuno e passò le dita lungo il collo, le cuciture laterali e le giunture fra fodera e tessuto, assicurandosi che nessuna piega lasciata libera per il movimento fosse stata chiusa di propria iniziativa come l’ultima volta. Sul davanti aveva cucito anche gli ornamenti di rame scelti da Gu Ming. Ne aveva soppesato il peso in mano, senza provare a staccarli camminando. Per quella veste aveva dormito meno per due notti e mangiato in fretta. Adesso che finalmente qualcuno poteva indossarla, le sudavano i palmi.
Gu Ming infilò la veste, abbassò gli occhi sul davanti e fece due passi, dicendo che il colore era bello. A-Zhao gli chiese di alzare il braccio e lui lo alzò. Gli chiese di raccogliere la manica e ruotare la spalla e lui lo fece, ma senza spostare i piedi da quel tratto asciutto. Lei voleva fargli provare tutti i movimenti che avrebbe fatto in scena, ma Lu Heniang lo sollecitò da dietro la tenda a ripassare le battute e lui disse che più o meno ci siamo, che sarebbe tornato nel pomeriggio. A-Zhao chinò la testa per sistemargli un laccio del colletto. Aveva il viso così vicino al suo che il resto della frase non le uscì.
Aveva misurato le spalle e si era ricordata di lasciare agio per i movimenti. Da fermi, in effetti, la veste non stringeva. Ma all’interno aveva aggiunto una fodera sottile per darle più corpo e i lacci laterali erano ben nascosti. Da fuori appariva liscia e il nodo non saltava all’occhio. Gu Ming fece mezzo giro davanti allo specchio e disse che finalmente Liu, lo studioso, non sembrava più uno che sapesse solo lasciare in sospeso il prezzo del traghetto. Ad Azhao fece tanto piacere sentirglielo dire che non gli chiese più quali movimenti dovesse fare nella seconda metà di quell’atto.
Gao Man venne a raccogliere gli avanzi e sistemò in ordine nel vecchio fagotto le lunghe strisce ritagliate, chiedendo se si potesse indossare il vestito dopodomani. A-Zhao disse di sì, poi aggiunse che una nuova prova nel pomeriggio avrebbe dato maggiore sicurezza. Gao Man annuì e andò a chiamare Gu Ming, ma lui era già nel cortile anteriore a esercitarsi con la spada insieme ad alcuni interpreti di ruoli maschili. A-Zhao li seguì e vide soltanto le spade di legno che salivano e scendevano; il vecchio abito azzurro di lui si apriva a ogni movimento e qualcuno nella folla applaudiva. In quel momento non se la sentì di sollevare l’astuccio degli aghi e gridargli di spogliarsi.
Nel pomeriggio lo aspettò invano. Verso sera un cliente chiese all’ultimo momento una breve scena in più e nel cortile si creò un gran trambusto. Xiaoman le chiese come andasse il costume nuovo. A-Zhao rispose che l’avevano provato, senza osare dire chiaro che non avevano eseguito tutta la sequenza. Temeva che, se l’avesse detto, avrebbero messo di nuovo da parte il costume e si sarebbero ricordati di lei solo per scucire e lavare. Spianò di nuovo il laccio del colletto. Se con la vecchia veste i movimenti riuscivano e la nuova era fatta sulle stesse misure, con al massimo l’orlo un poco più ampio, come poteva andar male?
Il quarto giorno del mese, poco prima di entrare in scena, Gu Ming disse solo allora che stavolta avrebbe aggiunto tre giri di spada alla fine, per poi rimettersi il vecchio costume per la scena successiva, senza far aspettare troppo chi era sul palco. Il laccio si fermò di colpo tra le mani di Azhao, che gli chiese perché glielo dicesse soltanto adesso. Lui rispose che l'altro ieri l'avevano visto tutti e che mica si era esercitato di nascosto. Lei l'aveva visto davvero, ma una cosa era guardare la spada, un'altra sapere che avrebbe fatto quei giri col costume nuovo e che avrebbe dovuto sfilarselo subito, fradicio di sudore. Gli disse soltanto di sciogliere piano il laccio, senza tirare con forza.
Gu Ming rise, chiese come avrebbe potuto andar più piano in scena e si annodò da sé il laccio del colletto. A-Zhao vide che il nodo era nascosto ancora più a fondo di quanto l’avrebbe messo lei e volle rifarlo, ma dalla sala arrivava già il ritmo dei tamburi. Lui scostò la tenda e l’azzurro della veste brillò un istante nella luce del proscenio. Parve che lo vedessero tutti. Per un attimo lei dimenticò la paura e pensò perfino che là fuori qualcuno potesse chiedere chi avesse fatto il costume.
I primi due giri della danza con la spada riuscirono belli a vedersi, con l'orlo della veste che rincorreva chi la indossava. Al terzo Gu Ming atterrò in fretta e fece un passo più ampio che alla prova. La falda laterale si impigliò nell'ornamento all'estremità della spada di legno. Lui sfruttò il movimento del corpo per liberarla, senza che si notasse un errore vistoso, e dalla platea qualcuno gridò «Bravo!». Da dietro Azhao non vedeva bene. Sentì quel grido e tirò un mezzo sospiro di sollievo. Quando lui rientrò dietro la tenda, la fodera sottile, bagnata di sudore sul petto, gli si era già incollata addosso. Gu Ming afferrò il laccio con una mano e provò a scioglierlo con l'altra. Più si affrettava, meno riusciva a trovare il nodo.
L’ultima parte incalzava e Lu Heniang era già arrivata al verso in cui doveva aspettare il giovane Liu. Gu Ming imprecò sottovoce, sollevò il gomito per sfilarsi la veste, ma la fodera bagnata gli trattenne la manica. Azhao si precipitò ad aiutarlo e anche a lei scivolarono le mani. Finalmente riuscirono a sciogliere il laccio del colletto, ma il lembo laterale era ancora impigliato nell’ornamento dell’elsa. Gu Ming diede uno strattone e il rumore dello strappo risuonò accanto all’orecchio di lei. Nella stoffa nuova non aveva ceduto soltanto un tratto di cucitura. Accanto alla cucitura si era aperto uno squarcio stretto.
Si infilò il vecchio costume e si precipitò fuori, con due battute di ritardo. Cai Heng coprì il vuoto con un breve assolo di tamburo e Lu Heniang improvvisò un’altra domanda, chiedendo al signore perché mai fosse di nuovo in ritardo. Dal pubblico si levò persino una risata. Azhao restò accanto alla cassa dei costumi, stringendo con una mano lo strappo e tenendo ancora nell’altra il laccio che non era riuscita a sciogliere in tempo. Lo spettacolo andava avanti, ma davanti a lei era come se qualcuno avesse scoperchiato tutto il bello che aveva voluto mostrare, lasciando solo un danno che non si poteva fingere fosse un’ombra della lanterna.
Alla fine dello spettacolo Gao Shoucheng chiese subito chi avesse fatto andare in scena il costume nuovo senza provarci tutta la parte. Gu Ming disse che l'aveva provato, poi guardò Azhao. A quelle parole lei si sentì montare dentro il risentimento e fu sul punto di raccontare per filo e per segno come lo avesse aspettato i due pomeriggi precedenti. Xiaoman aveva già preso la veste e l'aveva voltata per guardare l'interno. Gli chiese se avesse avvisato chi cuciva dei cambiamenti alla danza con la spada e della necessità di cambiarsi in fretta. Gu Ming rispose che l'avevano visto tutti, ma a metà frase abbassò anche lui la voce.
Xiaoman non si prese per questo tutta la responsabilità al posto di A-Zhao. Le chiese anche che differenza ci fosse fra i lacci della veste nuova e quelli della vecchia e perché la fodera, una volta intrisa di sudore, dovesse stare tanto aderente. A-Zhao rispose punto per punto e, mentre parlava, si accorse da sé che alcune scelte servivano solo a non far vedere certe parti. Sapeva che il vecchio costume non poteva farle da modello in tutto. Ma, per paura di perdere l’occasione di dirigere il lavoro, aveva colmato tutto ciò che era rimasto da chiarire con un «dovrebbe andare».
Gao Man fu la prima ad accovacciarsi per misurare lo strappo. Disse che non si poteva ricucirlo com’era, perché la luce frontale lo avrebbe messo in vista. Bisognava disfare il lavoro e destinare il tessuto a qualcos’altro. Non chiese ad A-Zhao come si sentisse e non la sgridò. Lasciò semplicemente in bianco, per il momento, la riga in cui aveva segnato il compenso per la veste nuova. Quel vuoto fece ad A-Zhao più paura di un rimprovero. Chiese se potesse ancora finire il lavoro da sé. Xiaoman rispose che per quel giro lo avrebbe preso in mano lei, con A-Zhao ad aiutarla a scucire. Del resto avrebbero parlato più avanti.
Azhao non pianse lì davanti a tutti. Ripose il portaghi nella cassa, ma le dita le tremavano e le ci vollero due tentativi per agganciare il coperchio. Quando distribuirono il pranzo, non ne toccò un boccone. Più restava senza mangiare, più le sembrava che tutti se ne accorgessero. Alla fine portò la scodella in camera. Chiudendo la porta urtò il supporto vuoto sotto il letto e sentì di nuovo il solito tonfo. All’improvviso ebbe una gran voglia di tornare a Liuwan. Lì almeno l’acqua che entrava a poppa era acqua che poteva vedere.
Aprì la cassa a metà e solo allora si accorse che i due abiti portati all’andata erano ancora lì dentro. In fondo non aveva nulla da mettere via. Se fosse partita subito, il letto era già pagato e la barca già data in affitto. Nessuno avrebbe annullato quelle cose per lei solo perché aveva fallito una volta. A farla soffrire ancora di più era che quel posto, in realtà, le piaceva. Quello che non voleva era ammettere davanti a tutti che ancora non sapeva fare ciò che desiderava fare.
Nel pomeriggio Xiaoman entrò a prendere il libretto dei canti e, vedendo il pasto ancora lì, chiese se dovesse scaldarlo. Azhao scosse la testa. Dopo essersi trattenuta per un po’, disse infine che, se Gu Ming le avesse parlato prima del nuovo pezzo, non si sarebbe arrivati a quel punto. Xiaoman le diede ragione, poi le chiese perché non avesse detto a Gao Man che le prove erano ancora da finire. Azhao si sentì toccata proprio dove meno voleva farsi vedere. Alzò la testa e chiese se, a dirglielo, loro l’avrebbero davvero aspettata. Xiaoman lasciò passare un momento prima di rispondere che forse no, e che nemmeno quello era un peso che dovesse portare tutto da sola.
Quelle parole non la fecero stare meglio. Se nessuno aveva del tutto ragione, come mai l’unico costume strappato era ancora quello che aveva in mano lei? Xiaoman disse di lasciare stare la stoffa nuova quella sera. Una volta disfatto il costume, avrebbero ripreso dall’inizio, insieme, tutti i movimenti da verificare. Azhao capì che bisognava comunque scucire per prima cosa e tornò a sentirsi contrariata. Xiaoman, però, aveva già preso il copione ed era uscita, senza trattenerla accanto al letto con promesse che in futuro sarebbe andato tutto bene.
Verso sera Gu Ming portò delle focacce e disse che stavolta erano asciutte. A-Zhao guardò il pacchetto e ripensò alla locanda di Sangqiao. Lì gli bastava ammettere uno sbaglio con una battuta per sciogliere l’imbarazzo, e lei rideva sempre volentieri con lui. Non prese il pacchetto. Gli chiese prima se poteva sedersi e aiutarla a staccare gli ornamenti pesanti dalla veste. Lui parve sorpreso. Da fuori chiamavano ancora gli attori per provare la scena successiva. Esitò un istante, poi posò le focacce, avvicinò uno sgabello e si sedette.
Non sapeva disfare i punti, spingeva troppo forte con l’ago e per poco non allargò ancora il forellino. Azhao si riprese l’ago e gli disse di lasciare stare i punti. Che contasse e mettesse via gli ornamenti di rame, senza confonderli con quelli di Lu Heniang. Gu Ming annuì e li mise in fila uno per uno. Arrivato all’ultimo, le chiese se ce l’avesse molto con lui. Lei stava per rispondere di no, ma all’ultimo disse che un po’ sì. Lui rimase interdetto. Stavolta non si mise a ridere e disse soltanto che quel poco se lo meritava.
Dopo un po’, però, lui dovette comunque andare a provare davanti. Non poteva restare seduto con lei a sistemare tutto. Azhao sapeva che anche lui aveva una parte da preparare, eppure vedendolo alzarsi si irritò di nuovo, come se, a dispiacergli davvero, sarebbe dovuto rimanere ancora un po’ per lei. Non glielo chiese. Aspettò che uscisse, aprì il pacchetto di focacce e diede il primo morso. Solo allora si accorse di avere tanta fame che le dolevano persino le radici dei denti.
Di notte smontarono l’abito, lei e Xiaoman ciascuna da un lato, senza parlare molto. Della stoffa nuova ricavarono due parti ancora utilizzabili e le piegarono; la fodera bagnata doveva essere lavata a parte. Non potevano ostinarsi a rimettere tutto com’era soltanto per dimostrare che quell’abito non fosse interamente da buttare. A Zhao cominciò lentamente a vedere che i propri punti erano ancora regolari, ma il difetto non stava nella loro regolarità. Da quale lato dovesse scorrere il lembo laterale al momento di spogliarsi, se una mano frettolosa riuscisse a trovare il nodo: seduta al tavolo, non aveva quasi mai pensato a nulla di tutto questo.
Xiaoman le disse che l’indomani doveva prima guardare un cambio di costume per intero, annotando tutto dall’ingresso dietro la cortina fino all’uscita, senza fissarsi solo sulla giravolta più bella in scena. A Zhao annuì, poi chiese se il lavoro rimasto in sospeso le sarebbe stato pagato. Xiaoman rispose che, siccome il costume intero non era stato consegnato, non si poteva pagarlo come un capo realizzato da lei. Le scuciture e le riparazioni già fatte che si potevano conservare sarebbero state conteggiate a parte. L’indomani avrebbe fatto chiarezza con Gao Man. Anche a lei costò dare quella risposta. Era chiaro che non bastava una parola di indulgenza da parte di qualcuno per decidere.
A-Zhao si tenne a mente quelle parole e non chiese più che le dessero subito l’intera somma. Prese un foglio di scarto e sotto gli appunti sull’abito grigioazzurro aggiunse alcune voci: da bagnato, cambio d’abito, chiedere prima i movimenti. La scrittura era più disordinata delle altre volte. Accanto alla lampada c’era un pezzetto di stoffa azzurra che si era strappato. Lei lo distese vicino al foglio senza nasconderlo e tastò il rovescio indurito dal sudore ormai asciutto. Da fuori arrivò un’altra sequenza di colpi di tamburo. Stavolta non alzò la testa per sentire quale colpo piacesse di più.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.
Commenti
Caricamento dei commenti…
Cosa vorresti dire?Accedi per partecipare ai commenti →