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Un volume tra le mani

Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria

Il rumore di un tavolaccio

Ku Wuji · Creazione con IA · 11159 caratteri · circa 11 minuti

La tavola del letto nella stanza sul retro era ancora più stretta di quella della locanda. A-Zhao posò il baule ai piedi del letto e fece per vedere se, da sdraiata, avrebbe potuto distendere le gambe. Si ritrasse subito, per paura che Xiaoman la vedesse e pensasse che già il primo giorno trovava da ridire sul poco spazio. A-Sheng, però, si era già messo accanto alla tavola e le disse che di notte faceva rumore. Bastava girarsi una volta perché il telaio vuoto del tamburo, là sotto, rispondesse con un tonfo.

Azhao abbassò gli occhi e solo allora vide che il supporto era stato spostato sotto l’asse del letto. Qin Xiaoman stava spolverandolo. Disse al bambino di non cominciare sempre dai difetti, poi fasciò con due vecchi pezzi di stoffa i punti che potevano urtare. Lo fece con tanta cura che ad Azhao, guardandola, venne ancora più difficile chiederle se si potesse mettere il supporto fuori. L’aveva lasciato Lu Zheng. La volta prima era ancora accanto alla cassa dei costumi. Appena entrata lei, a quello era toccato ritirarsi sotto il letto.

Quando arrivò a Lanting, il ventotto del terzo mese, si faceva già sera. Stavolta il battello era arrivato in orario. Azhao conosceva tutta la strada dall'imbarcadero e, per entrare nella Sala Sud, non doveva più chiedere sulla porta chi potesse presentarla. Ma al momento di sistemare il baule si sentì meno a suo agio di quando alloggiava alla locanda. Là, se il letto era stretto, poteva dare la colpa agli otto wen che pagava. Qui c'erano anche Xiaoman e il bambino, e chiunque volesse distendere le gambe doveva prima guardare se aveva qualcuno accanto.

Xiaoman le chiese se volesse provare a stendersi. Lei si affrettò a dire che bastava così. A-Sheng ci si sdraiò subito al posto suo, puntò i talloni contro l’angolo della cassa e disse tutto fiero di guardare quanto spazio gli avanzava. A-Zhao lo tirò su, rispondendo con una risata che era perché aveva le gambe corte. Lui protestò e allungò ancora di più i piedi per farglieli vedere. La madre accorse a dirgli di non mettere sul letto le scarpe infangate. Per la prima volta c’era in camera la confusione di quando qualcuno ci si è trasferito davvero, invece di essere lì seduto ad aspettare che gli affidino un lavoro.

L’alloggio costava quarantacinque wen al mese, legna e acqua comprese; per il cibo avrebbero diviso a parte le spese della pentola comune. A Zhao tirò fuori il denaro. Xiaoman non lo rifiutò e non disse che, essendo appena arrivata, non ce n’era bisogno: lo contò e lo mise subito nella propria borsetta, poi le mostrò di nuovo il punto accanto alla testata dove poteva sistemare il portaaghi. A Zhao aveva temuto che riscuotere il denaro mettesse qualcuno in imbarazzo; vedendolo accettato con tanta semplicità, sentì invece un piccolo vuoto, come se portare abbastanza soldi dovesse comprare via anche ogni disagio.

Vicino alla finestra c’era un tavolino basso, dove la luce era migliore che accanto alla porta. C’erano le suole di Xiaoman, il libretto e un pacchettino di fili ancora da separare. Ad A Zhao bastò un’occhiata per posare i suoi fogli nella parte in ombra. Xiaoman le chiese se lì ci vedesse abbastanza e lei rispose di sì. Quando dovette infilare l’ago, però, dovette avvicinare gli occhi. Dallo spiraglio della porta entrava vento e il capo del filo continuava a sfuggirle dalle dita. Si rimproverò di aver risposto troppo in fretta e ormai le pareva sconveniente dire che in realtà non ci vedeva bene.

A-Sheng arrivò con un corto pezzo di bambù tra le braccia e le chiese se nella cassa avesse un ago di ferro sottile con cui forarlo. A-Zhao disse subito di no. Il bambino vedeva benissimo l’astuccio e allungò la mano per toccarlo. Lei spostò l’astuccio e gli diede una bacchetta sottile di legno che non aveva ancora usato. Gli disse di servirsene per trovare il punto e di chiedere a qualcuno che se ne intendesse quando fosse il momento di fare il buco, altrimenti rischiava di spaccare il bambù a forza di premere. Il bambino, poco soddisfatto, la prese lo stesso. Si sedette sul bordo del letto e se la misurò sul braccio.

Dal cortile Gu Ming la chiamò e chiese se la maestra He venisse a vedere la stoffa nuova. A sentire «maestra», A-Zhao alzò la testa troppo in fretta e l’ago le scivolò fra le dita in una piega del vestito. Xiaoman era lì accanto. Dopo averla vista cercare due volte, allungò una mano per tenerle ferma la stoffa e le disse di fare piano. A-Zhao avrebbe voluto spiegare che aveva soltanto fretta di prendere il lavoro. Prima ancora di riuscire a dirlo, aveva già fatto cadere un ritaglio appoggiato al baule.

Gao Man aveva appena ritirato dalla bottega di stoffe il tessuto azzurro che Gu Ming aveva portato. Brillava più della vecchia veste e, a scuoterlo per aprirlo, aveva un colore d’acqua fredda. Gu Ming se lo gettò sulle spalle e chiese se, vestito così, Liu Sheng non sarebbe sembrato davvero pronto a giocarsi la sua occasione. A-Zhao abbassò gli occhi e toccò la stoffa. La trovò molto più bella di quella degli abiti che aveva ritoccato per i vicini, e le venne da rispondere di sì. Gu Ming rise e disse che lo sapeva, che lei aveva buon occhio.

Xiaoman arrivò da dietro. Lasciò che A-Zhao continuasse a guardare e chiese soltanto a Gu Ming se avrebbe portato anche il vecchio costume alla prova. Gu Ming disse che certo l’avrebbe portato. In quei giorni voleva dare più movimento alla seconda metà della scena. Non potevano ancora lasciare Liu Sheng in piedi sulla riva a parlare e basta. Xiaoman aggrottò la fronte e chiese quale passaggio volesse aggiungere stavolta. Lui rispose che ne avrebbero parlato quando fosse riuscito a eseguirlo. Per finire, infilò la stoffa azzurra fra le mani di A-Zhao e le disse di non dar retta a chi ripeteva che sapeva solo combinare guai.

Stringendo la stoffa, A Zhao sentiva una gioia leggera, quasi sospesa. Sapeva che questo non significava che lui tenesse a lei in modo particolare: Gu Ming usava lo stesso tono per rabbonire i bambini, i clienti o Lu Heniang quando voleva farla smettere di rimproverarlo. Ma quando toccava a lei, era comunque difficile non crederci un poco di più. Posò il tessuto accanto al banco e, per la prima volta, il suo primo pensiero non fu che quella pezza apparteneva alla compagnia e non si poteva tagliare a piacere, ma quanto avrebbe brillato sul palco una giravolta, se il costume nuovo fosse riuscito.

La cena fu distribuita accanto al fornello piccolo. Gao Shoucheng si preoccupava perché per il prossimo spettacolo mancavano due tavoli. Vedendo anche lei con la ciotola in mano, le disse di sedersi sotto la gronda e di mangiare prima che si freddasse. A-Zhao si sentì sollevata al pensiero di non dover cercare una trattoria per conto suo. Solo quando Gao Man portò le tessere di legno per i pasti capì che la quota di ciascuno sarebbe stata comunque annotata. Le sembrava giusto. Eppure quel primo calore, come di essere tornata in una casa che l’accoglieva, alla luce delle cifre si fece al tempo stesso più vero e meno sicuro.

Finito di mangiare, Xiaoman andò avanti a provare un pezzo cantato. Nella ciotola di Asheng era rimasto un fondo di riso. Mentre sparecchiava, Azhao fece per buttarlo via, ma il bambino si precipitò a riprenderselo e disse che l’avrebbe finito più tardi. Sua madre gli aveva detto di non dimenticarsi del riso appena vedeva qualcuno fuori. Così diceva, ma intanto guardava le nuove nacchere in cortile. Azhao coprì la ciotola, gli disse di andare prima a lavarsi le mani e portò al pozzo le ciotole vuote accanto al fornello.

Quando veniva come ospite, Xiaoman non le permetteva di lavare. Ora che portava le ciotole, la donna le gridò soltanto dall’altra parte del cortile di non impilare quella dal fondo crepato con le altre, altrimenti avrebbe gocciolato dappertutto. Non c’erano cerimonie in quel richiamo, ma le mani di A Zhao esitarono: le parve che, avendo appena pagato, non potesse più neppure desiderare una sera di riposo. Subito si vergognò di quel pensiero: in quale casa chi mangiava insieme agli altri non doveva raccogliere le ciotole? Davvero voleva aspettare che le portassero tutto fino al letto?

Finito di lavare, tornò in camera e trovò Asheng già al tavolo che scriveva, con il pezzetto di bambù a tener fermo il foglio. Il bambino aveva spinto sul bordo il copione lasciato da Xiaoman durante il giorno. Azhao lo rimise a posto e vide che accanto a una vecchia riga ne era stata aggiunta un’altra in una grafia più minuta. Sapeva che non doveva curiosare, ma non resistette alla tentazione di rileggere quel verso dell’addio alla barca. Nelle parole nessuno aspettava nessuno, eppure, cantate, potevano tenere un cortile intero in attesa. Voleva tanto sapere com’era Xiaoman quando interpretava Aheng, ma temeva che, chiedendoglielo, sembrasse che la stuzzicasse con le cose di un tempo.

Il bambino, stanco di scrivere, chinò di colpo la testa verso il foglio senza lasciare il pennello. A-Zhao gli spostò il piattino dell’inchiostro e proprio allora rientrò Xiaoman, che le disse subito di non lasciargliela passare, perché doveva mettere in ordine da sé le sue cose. A-Zhao si sentì di nuovo ferita all’idea di essere trattata come un’aiutante. Rispose che voleva solo evitare che rovesciasse l’inchiostro, con una voce più dura di quanto intendesse. Xiaoman rimase interdetta per un istante. Non ribatté e per prima cosa svegliò il bambino perché riponesse il pennello.

Rimasero sedute per un po’, ciascuna per conto proprio. Le voci di chi si esercitava a cantare di fuori animavano l’aria più di quanto accadesse nella stanza. Gu Ming e Lu Heniang provavano una giravolta. A sentirli attraverso il muro pareva litigassero, poi un momento dopo risero insieme. A-Zhao non riusciva in nessun modo a infilare l’ago e si irritava per come le si fossero fatte goffe le dita tutto d’un tratto. Quando alzò gli occhi, vide che anche Xiaoman si massaggiava la base delle dita e che le sue mani non erano più agili delle proprie. Ma in quel momento vedere che anche un’altra era stanca non le bastava per considerare del tutto scontata la propria stanchezza.

Alla fine Xiaoman si alzò, tolse il pacchetto di filo accanto alla finestra e spostò le proprie scarpe alla testata del letto, liberando un tratto di tavolo. Disse che lì c’era buona luce. Se di giorno doveva cucire, poteva mettersi lì, purché non bagnasse i copioni. A-Zhao rispose di sì e si avvicinò col portaaghi, senza ribattere con quel «ci vedo bene» di poco prima. Le due non si spiegarono. Nella luce della lampada, però, c’era finalmente un po’ di posto per un secondo paio di mani.

A notte fonda A-Sheng non voleva dormire. Soffiava nella canna di bambù a cui mancavano ancora dei fori e ne usciva un suono acuto come quello di un cardine. Xiaoman gli disse di smettere. Lui si fermò una volta e poi riprovò. A-Zhao, distesa sulla tavola nuova, era dapprima infastidita, ma quando lo sentì soffiare ancora più piano di nascosto le venne quasi da ridere. Nel trattenersi si mosse e il telaio vuoto sotto il letto batté con un tonfo. Il bambino, spaventato, infilò la canna sotto la coperta. Si scambiarono un’occhiata nella penombra e finirono per soffocare le risate insieme.

Xiaoman non rise. Scese dal letto, tastò il supporto del tamburo e chiese se di giorno non l’avessero avvolto bene. Poi spinse il panno un po’ più in fondo. A-Zhao si zittì all’istante, con la sensazione di dover chiedere scusa a un vecchio pezzo di legno prima ancora di potersi girare nel letto. Xiaoman non sapeva cosa stesse pensando. Disse solo di dormire, che l’indomani c’era un intero costume nuovo da esaminare. Nel voltarsi raccolse le scarpe scalciate via da A-Sheng e le mise ai piedi del letto.

A-Zhao si ricordò solo quando la lampada fu spenta che la pezza di stoffa azzurra era ancora nella stanza accanto. Quel giorno l’aveva solo toccata, senza prendere davvero le misure. Avrebbe dovuto chiedere a Gu Ming tutti i movimenti mentre era disposto a fare la prova, ma quel «maestra He» le aveva fatto credere di saper già fare tutto. Nel buio della stanza, sotto la gioia, affiorò finalmente l’ansia. Trovò a tentoni il foglio delle misure. Poteva solo ricordare quale riga fosse ancora vuota, senza poterla completare in quel momento.

Più tardi Xiaoman riaccese la lampada. Le era sfuggito un tratto di cintura che serviva di buon’ora l’indomani. A-Zhao sentì le forbici e si girò per chiederle se volesse che ci pensasse lei. Aveva già molto sonno, ma la bocca si offrì prima che il corpo fosse pronto, come se temesse di sembrare inutile appena trasferita lì. Xiaoman le disse di dormire. Dopo una pausa aggiunse che, se poteva infilarle nell’ago un filo lungo, le avrebbe fatto comodo. A-Zhao si tirò a sedere, si mise qualcosa sulle spalle e con quel poco di luce riuscì infine a far passare il filo.

Le porse l’ago, le vide gli angoli degli occhi arrossati e fu sul punto di dirle che anche lei avrebbe dovuto dormire. Poi pensò a quanto poco le fosse piaciuto sentirsi dare lo stesso consiglio durante il giorno, e tacque. Avvolse bene il filo rimasto e posò il proprio ago corto sull’angolo del tavolo appena liberato. Fuori dalla finestra, la luna aveva già oltrepassato la gronda e non illuminava più il punto che lei avrebbe voluto tenere per sé. Eppure al tavolo c’era ancora luce a sufficienza perché tutte e due distinguessero ciò che avevano in mano. Solo allora ebbe davvero la sensazione che l’indomani, al risveglio, la sua cassa sarebbe stata ancora lì.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Tre trattative per il prezzo della barca
  2. La targa di rame e il traghetto vuoto
  3. Quella finestra della bottega di lanterne
  4. La strada nel baule di bambù
  5. Due tratti di viaggio sull’acqua
  6. La donna che scuce
  7. I costumi di scena e gli abiti che si portano addosso
  8. Il posto vuoto accanto al tamburo
  9. La lanterna torna sul banco
  10. Il nome di chi si è già fatto una famiglia
  11. Una nuova opera alla Sala Sud
  12. Il biglietto per la barca del nono giorno
  13. Un cipollotto dentro la porta
  14. Chi chiude la finestra di notte
  15. Due chi di stoffa ancora da scucire
  16. Quindici giorni con la barca a nolo
  17. Il rumore di un tavolaccio
  18. Riaprire il giromanica
  19. La piena del quarto mese
  20. Un atto intero dalla platea
  21. Il secondo pasto a Lanting
  22. Il prezzo delle scarpette
  23. Il vento passa dietro la cortina
  24. Il teatro del tempio si spostò in riva all'acqua
  25. Lo spettacolo ritirato
  26. I punti che trattengono qualcuno
  27. Due targhe a prua
  28. Il bambino partirà con lei?
  29. Non accettare quel biglietto per la barca
  30. Il vecchio dramma rimesso in prova nei giorni di calura
  31. Prima vedere, poi rispondere
  32. Consegnare il costume a chi lo indosserà
  33. Una porta lasciata aperta nella bottega delle lanterne
  34. Attraversare di nuovo il fiume
  35. L’ultimo filo degli spettacoli d’autunno
  36. La lanterna non deve restare accesa tutta la notte

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