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Un volume tra le mani

Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria

Una nuova opera alla Sala Sud

Ku Wuji · Creazione con IA · 11690 caratteri · circa 12 minuti

Arrivata a Lanting il ventiquattresimo giorno del secondo mese, Azhao andò anzitutto a vedere se il cartellone fuori dalla Sala Sud fosse cambiato. Accanto alle vecchie scritte rosse avevano aggiunto due fogli nuovi che annunciavano una prova di un atto del «Traghetto dei pennacchi di canna». Sotto, in caratteri più piccoli, c’era scritto che in caso di pioggia gli spettatori dovevano entrare dalla porta laterale. Azhao leggeva lentamente. Restò a lungo davanti all’ingresso e si fece da parte, stringendo la cassa contro di sé vicino al muro, solo quando chi portava le panche le chiese di lasciarlo passare.

Gao Man la riconobbe e le chiese quanti giorni si fermasse stavolta. Azhao disse che, se c’era lavoro, sarebbe voluta restare fino alla fine di quel ciclo di spettacoli. Gao Man non disse se andasse bene o no. Indicò soltanto il cortile sul retro e disse che Xiaoman stava stendendo le sottovesti. Nel cortile le corde erano più basse di prima e un panno bagnato le pendeva davanti alla fronte. Azhao per poco non ci sbatté contro, ma fece in tempo a scostarlo con la mano. Il fatto che nessuno le venisse incontro non le fece più pensare che dovesse aspettare sulla soglia. Aggirò il bucato e andò dritta a cercare quelle mani familiari.

Quando la vide, Qin Xiaoman le chiese subito se avesse venduto la barca. Azhao disse che c'era ancora e che se ne occupava Ding Quan. Voleva raccontarle tutto quello che era successo a casa in quei giorni, ma Xiaoman le indicò un mucchio di lacci nel secchio e le chiese di aiutarla a tirarli su, perché non potevano restare troppo a mollo. Azhao si rimboccò le maniche e immerse le mani. L'acqua era più fredda di quanto pensasse e, appena tirò su i lacci, uno le si avvolse al polso. Parlarono mentre li strizzavano. La vecchia promessa di matrimonio non valeva più, il cartoncino era stato bruciato, e tutto finì per confondersi nello sciabordio di mezzo secchio d'acqua.

Xiaoman ascoltò fino in fondo senza ringraziare né sorridere. A Zhao pensò che non avesse capito e ripeté che la vecchia Qin non aveva intenzione di andare in giro con quel foglio a rivendicare qualcuno. Xiaoman finì di torcere la cintura che aveva in mano e rispose che non aveva chiesto chi si potesse rivendicare con quel foglio. Voleva sapere se quella persona fosse ancora disposta a lasciar andare la cosa dentro di sé. A Zhao pensò a come Qin si fosse trattenuta accanto al fornello per giorni, ma non disse al posto suo che si era lasciata tutto alle spalle. Disse solo che questo era quanto aveva sentito lei. Il resto Xiaoman avrebbe dovuto chiederlo di persona.

«Non le ho neanche chiesto di bruciarlo perché io vedessi» disse Xiaoman.

Ad A Zhao si gelò di colpo il cuore. Durante il viaggio non aveva considerato quella notizia un merito suo. Solo una volta arrivata si accorse che in fondo sperava ancora di sentirsi dire che stavolta si poteva andare avanti. Ma quelle parole di Xiaoman non erano rivolte contro di lei. La donna scosse la veste bagnata per aprirla, prima fece schermo al vento con le spalle e poi la stese con cura sulla canna di bambù. A Zhao si affrettò a tenere l’altra estremità. Solo in due riuscirono a impedire che l’orlo tornasse a strisciare nel fango, e per un po’ quel gesto scacciò il gelo di prima.

Nel pomeriggio Gao Shoucheng le fece vedere due giacche corte e le chiese in quanti giorni le avrebbe finite. A-Zhao chiese prima chi le avrebbe indossate. Gao Shoucheng indicò il cortile. Uno si era appena svegliato e l’altro stava mandando giù mezza scodella di riso. Doveva aspettare che avessero tempo per provarle. Non poteva piegarle due volte sul tavolo e dare subito una data. Il capocomico si spazientì un po’ e chiese come mai ci fosse tanto da fare solo per spostare un laccio e mettere una toppa. Xiaoman non parlò in difesa di A-Zhao e non la sollecitò per conto di Gao Shoucheng. Accostò lei stessa un paio di volte i costumi alle persone e poi disse che bisognava proprio provarli.

A-Zhao chiese due giorni e la solita tariffa di dodici wen per ciascun capo piccolo. Gao Man voltò la tavoletta di legno e rispose che a uno dei capi serviva soltanto una toppa, perciò non si poteva contare anche quello come una modifica completa. Ognuna espose le sue ragioni indicando il vestito, e per un momento A-Zhao si sentì trattata di nuovo come l’ultima arrivata a cui si poteva chiedere qualunque cosa. Le si scaldò il viso. Chiarirono poi che un capo sarebbe costato dodici wen, l’altro otto, più due per lavare la cintura. Solo allora annuì lentamente. Il lavoro aveva prezzi diversi fin nelle singole cuciture, ben più precisi di un generoso «se vuoi restare, ti tengo».

Xiaoman aspettò che Gao Man si allontanasse e le chiese se avesse ancora abbastanza denaro per il soggiorno. Azhao stava per dire di sì. Pensando alle otto monete a notte della locanda, ammise che con quel poco lavoro della volta prima non avrebbe potuto fermarsi a lungo. Xiaoman disse che la volta prima aveva passato gran parte del tempo a guardare gli altri e che di pagato c’erano stati solo quei piccoli interventi. Se sapeva fare il lavoro, ne avrebbe avuto altro di sicuro, ma lei non poteva mettere già in conto un bel guadagno per un lavoro ancora da fare. Poi le avvicinò un sacchetto di fili sciolti e le chiese di districarli, già che c’era, perché le sarebbero serviti fra poco.

Azhao guardò il sacchetto e d’un tratto non volle prenderlo subito. Xiaoman aspettava, come se non si rendesse conto di ciò che aveva appena detto. Alla fine Azhao lo prese, ma tirò fuori soltanto i colori che sarebbero serviti quella sera e rimise il resto dov’era. Xiaoman inarcò appena un sopracciglio e tacque. Solo quando Azhao andò a provare il costume corto sciolse e riavvolse da sé i fili rimasti, uno per uno, in fretta e di pessimo umore.

In quel momento entrò Gu Ming e chiese alla signorina He se stavolta gli avesse portato mezza focaccina asciutta. Azhao strinse il pacchetto delle focaccine di fagioli e disse che stavolta non ce n’era per lui, e che la smettesse di tirare fuori le vecchie storie per scroccare qualcosa. Lì accanto, Asheng tese subito la mano a proteggere il pacchetto di sua madre e disse che era tutto per loro. Gu Ming guardò in faccia l’una e l’altro e si arrese ridendo. Poi tirò fuori dalla manica una nacchera appena comprata e si ostinò a farla soltanto vedere al bambino, senza dargliela. Asheng gli corse dietro e in un attimo misero sottosopra mezzo cortile.

Guardando la scena, Azhao lasciò allentare di un tratto il metro a nastro che teneva in mano. Xiaoman le passò accanto e le disse piano di finire prima le misure: chi indossava l'abito aspettava ancora di mangiare la seconda ciotola di riso. Lei si voltò e vide che l'attore era davvero stanco di stare in piedi, mentre lei teneva ancora immobile il capo del nastro. Si scusò in fretta, ma dentro non era convinta: poco prima tutti guardavano il bambino, eppure soltanto lei doveva essere richiamata al proprio lavoro.

Quella sera, alla prova della scena, A-Zhao sedette per la prima volta dietro il palco a guardare la compagnia trasformare mezzo cortile in un tratto di fiume. La barca era fatta di due sole tavole e la riva era una corda di canapa di lato. A Gu Ming sarebbe bastato alzare una gamba per scavalcarla, ma sul palco doveva attraversare quell’acqua invisibile. A-Sheng fece per correre sul retro. Xiaoman lo afferrò per il colletto e lo fece sedere accanto al baule dei costumi. Il bambino disse che non aveva fatto rumore. Sua madre indicò le tavole sotto i suoi piedi. Per quanto piano camminasse, il legno avrebbe parlato per lui.

Nella prima scena Liu Sheng aveva fretta di proseguire il viaggio. Cantava che in un giorno una barca leggera l'avrebbe portato a destinazione, ma Aheng gli fermava il passo per chiedergli prima il prezzo della traversata. Gu Ming voleva dare al povero letterato un'aria da signore e la tirò per le lunghe frugandosi nella manica. Lu Heniang si stancò di aspettare e allungò la mano per controllare lei stessa l'altra manica. Alcuni aiutanti che guardavano la prova da sotto il palco scoppiarono a ridere. Gu Ming improvvisò un verso, dicendo che l'argento era in sogno. Lu Heniang rispose che si facesse traghettare dalla barca del sogno. Nel vecchio copione quelle battute non c'erano. Gao Shoucheng, accanto alla tenda, in un primo momento aggrottò la fronte, poi sentì le risate e alla fine li lasciò continuare.

A Zhao rise fino a piegarsi in due. Aveva ancora l’ago tra le dita e, appena si ricordò del pericolo, si affrettò a rimetterlo nel tubetto. All’improvviso capì un po’ meglio perché Xiaoman, pur sapendo che lontano da casa avrebbe patito la fame e dovuto cucire costumi, non volesse ridurre quel posto a una scelta obbligata. Davanti al palco c’erano persone vere. Sul palco si poteva anche essere qualcun altro, e perfino una richiesta di pagare il traghetto poteva far nascere un’allegria diversa da quella dell’approdo.

Passata l’allegria, bastò che entrasse la madre perché ai lati del palco scendesse il silenzio. Xiaoman cantò più piano del solito e nel suo «non andare» si sentiva anche altro oltre alla rabbia. Guardando l’ombra dietro la sua spalla, Azhao ripensò d’un tratto alle mani di nonna Qin, quando era rimasta senza rispondere davanti al banco. Subito dopo pensò che non doveva continuare a sovrapporre le due. La madre della recita era un’altra dalla venditrice di lanterne di Liuwan, e la donna che aveva davanti era anche altro oltre alla figlia che qualcuno aveva perduto per sedici anni.

Il ventisei al primo spettacolo vennero una quarantina di persone, alcune sedute, altre in piedi. Il tintinnio delle monete di rame che cadevano nel bussolotto dava al cortile più vita del solito. Gao Shoucheng riconosceva gli habitué sulla porta, poi si voltò per andare a prendere uno sgabello a cui mancava una gamba. Azhao aveva creduto che, una volta cominciato lo spettacolo, avrebbe potuto starsene seduta a cucire in pace. Scoprì che a ogni richiamo dal palco dietro le quinte ci voleva qualcuno per passare una cintura, ritirare un copricapo o prendere un panno umido. Le bastarono due corse in aiuto perché il filo le si annodasse nella manica.

Alla fine di una recita, il bordo del colletto di Lu Heniang era fradicio, più pesante persino di un indumento rimasto a bagno tutto il giorno. A-Zhao fece per appenderlo. Lu Heniang le disse subito di non lasciare che gli ornamenti pesanti gravassero sulla piega e andò a bere. Era a metà della scodella quando la chiamarono a ringraziare il pubblico e rimandò la scodella indietro al volo. A-Zhao la afferrò, un po’ seccata. Le pareva che tutti avessero le mani più libere delle sue. Quando pensò di risponderle, Lu Heniang era già oltre il sipario, sorridente mentre si inchinava, e in viso non le si leggeva più la stanchezza.

Al momento di contare il denaro, quell'animazione somigliava ancora meno a un guadagno netto. Il gestore del luogo prese prima l'affitto, gli sgabelli presi in prestito andavano restituiti e bisognava accantonare denaro per tendere di nuovo la pelle del tamburo di Cai Heng. Gu Ming voleva un piccolo anticipo da mandare al fratello minore per i libri di primavera; Gao Shoucheng gli disse di aspettare altri due spettacoli. Gao Man annotava lì accanto: le cifre sulle tavolette non aumentavano da sole solo perché qualcuno diceva di avere un'urgenza in famiglia. A Zhao ascoltava in piedi e a poco a poco rimandò alla volta successiva la domanda sulla stoffa nuova che stava per fare.

Alla fine del mese piovve per due giorni e le recite si spostarono nella sala stretta. Col restringersi del palco, le maniche lunghe di Aheng arrivavano a sfiorare la colonna di lato. Lu Heniang dovette accorciare un movimento di torsione e fece una gran brutta faccia. Vedendola contrariata, Azhao pensò dapprima che le dispiacesse perdere qualche applauso. Solo quando spostò i costumi si accorse che sulla colonna c’erano delle schegge e che, a rifare il movimento come prima, la manica ci si sarebbe davvero impigliata e strappata. Avvolse lo spigolo della colonna con una striscia di stoffa di scarto, lasciando all’attrice i suoi movimenti e togliendole di mezzo un impiccio.

Lu Heniang se ne accorse e alzò appena il mento verso di lei per ringraziarla. Era un gesto da poco, ma ad Azhao fece un piacere che non riusciva a mettere subito da parte come due wen appena ricevuti. Faceva anche fatica ad ammettere che, in fondo, somigliava a Gu Ming e a chi come lui voleva andare su un palco più grande. Tutti speravano che il loro lavoro si vedesse, fosse pure solo un poco. La sera, tornata alla locanda, contò i ventidue wen che le spettavano per quei due giorni e non li spese per comprarsi qualcosa che desse nell’occhio.

Il secondo giorno del terzo mese, Gao Shoucheng disse che avrebbero continuato a cantare fino al nono. Se il tempo fosse peggiorato ancora, avrebbero chiuso senza tirarla per le lunghe. Appena sentì le date, A Zhao andò a chiedere della barca di ritorno. Ormai sapeva trovarsi da sola un posto a sedere alla Sala Sud e, quando qualcuno chiamava A Zhao, sapeva che chiamava proprio lei. Al prossimo viaggio non sarebbe partita, come la prima volta, avendo solo un nome da chiedere. Ma quando Xiaoman parlava di attraversare il fiume, continuava a tenere per sé la scelta del giorno.

Quella sera A Zhao distese il foglio di recupero con le misure. Accanto alle parole «veste grigio-azzurra» c’erano tre brevi appunti nuovi, «chi la indossa», «prima provare», «chiedere prima di scucire». La sua scrittura le pareva da bambina e pensò di ricopiarla in bella, ma poi ci ripensò e lasciò il vecchio foglio. Fuori, Gu Ming provava la battuta di congedo di Liu Sheng, quella in cui doveva promettere alla barcaiola che si sarebbero rivisti. All’improvviso si bloccò e chiese da dietro il muro se qualcuno avesse sentito fino a dove era arrivato con la battuta precedente. Dall’altra parte Lu Heniang rispose che era arrivato al punto in cui cercava di pagare una traversata in meno. A Zhao chinò il capo e rise. L’ultimo segno d’inchiostro sul foglio uscì storto, e lei non lo riscrisse.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Tre trattative per il prezzo della barca
  2. La targa di rame e il traghetto vuoto
  3. Quella finestra della bottega di lanterne
  4. La strada nel baule di bambù
  5. Due tratti di viaggio sull’acqua
  6. La donna che scuce
  7. I costumi di scena e gli abiti che si portano addosso
  8. Il posto vuoto accanto al tamburo
  9. La lanterna torna sul banco
  10. Il nome di chi si è già fatto una famiglia
  11. Una nuova opera alla Sala Sud
  12. Il biglietto per la barca del nono giorno
  13. Un cipollotto dentro la porta
  14. Chi chiude la finestra di notte
  15. Due chi di stoffa ancora da scucire
  16. Quindici giorni con la barca a nolo
  17. Il rumore di un tavolaccio
  18. Riaprire il giromanica
  19. La piena del quarto mese
  20. Un atto intero dalla platea
  21. Il secondo pasto a Lanting
  22. Il prezzo delle scarpette
  23. Il vento passa dietro la cortina
  24. Il teatro del tempio si spostò in riva all'acqua
  25. Lo spettacolo ritirato
  26. I punti che trattengono qualcuno
  27. Due targhe a prua
  28. Il bambino partirà con lei?
  29. Non accettare quel biglietto per la barca
  30. Il vecchio dramma rimesso in prova nei giorni di calura
  31. Prima vedere, poi rispondere
  32. Consegnare il costume a chi lo indosserà
  33. Una porta lasciata aperta nella bottega delle lanterne
  34. Attraversare di nuovo il fiume
  35. L’ultimo filo degli spettacoli d’autunno
  36. La lanterna non deve restare accesa tutta la notte

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