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Un volume tra le mani

Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria

I costumi di scena e gli abiti che si portano addosso

Ku Wuji · Creazione con IA · 11545 caratteri · circa 12 minuti

Quando A-Zhao arrivò alla Sala Sud l’indomani, in cortile c’erano già due persone in sottoveste. Una tendeva il braccio, l’altra si accovacciava. Gao Man segnava col gesso l’interno dei vecchi costumi, come se riconoscesse un fiume diverso sul corpo di ciascuno. Appena entrata, A-Zhao si pulì il fango dalle scarpe. Teneva la cassa di bambù così in alto che per poco non urtò la canna orizzontale da cui pendevano i costumi.

Qin Xiaoman le disse di sistemare per prima l’asola del laccio sul costume grigioazzurro. Bastava stringere di mezzo cun. Il vecchio nodo si era allentato con l’uso e sul palco, quando si tirava il laccio, scivolava di lato. A-Zhao tastò il bordo e vide, sotto l’altra manica, una piega che pareva cucita a metà. I punti erano diversi da quelli che usava a casa e pensò che la sera prima avessero cominciato a scucire senza finire. Spostò l’asola, poi proseguì senza fermarsi e chiuse anche quella piega, nascondendo persino il pezzetto di toppa che sporgeva leggermente all’esterno.

Avevano chiamato Xiaoman nel cortile sul retro a distribuire i fazzoletti da testa. Quando tornò, A-Zhao teneva già il costume piegato fra le mani. Convinta che i punti fossero venuti piuttosto bene, le disse di aver sistemato entrambi i punti. Xiaoman mosse appena le sopracciglia e le chiese quali due. A-Zhao non aveva ancora risposto che da fuori già sollecitavano la prova. Un’attrice scostò la tenda, si portò di traverso fra i denti lo spillone dei capelli e infilò entrambe le braccia nelle maniche, come se ogni movimento del suo corpo avesse da tempo il suo posto nella sequenza.

Era Lu Heniang. Era un po’ più alta di Azhao, aveva un’ombra azzurrina sotto gli occhi e i capelli alle tempie ancora in disordine, ma la sua voce era limpida. Chiese se la ragazza nuova fosse specializzata nel ricucire ben strette le stoffe vecchie. Azhao non capì se fosse un complimento o una presa in giro. Mentre annuiva, Lu Heniang aveva già rimboccato i polsini, preso una canna sottile di bambù per farne una pertica e, voltandosi, era salita sulle due vecchie assi affiancate in cortile.

Quelle due tavole erano la barca. Restavano ferme, eppure chi ci stava intorno doveva muoversi con loro. Xiaoman batté due colpi sulle tavolette ritmiche. Lu Heniang si girò di fianco, puntò il bambù a terra e il davanti della veste le ondeggiò all’indietro seguendo la linea della vita. A-Zhao guardava incantata. Il turbamento di poco prima nella stanza sul retro svanì di colpo. Era come se quella veste fosse fatta per muoversi proprio così, molto più che una sopravveste grigioazzurra addosso a una donna.

Quando Lu Heniang fece per passare la pertica da davanti a dietro la schiena, l’attaccatura della manica si tese di colpo. Lei si fermò, guardò prima il braccio destro, poi abbassò la testa per rivoltare la cucitura sotto la manica. Qin Xiaoman si avvicinò, la sfiorò appena con un dito e si voltò verso Azhao. Azhao capì subito che era opera sua, ma d’istinto cercò ancora di sottrarsi e disse che poco prima credeva che quella cucitura non fosse stata finita.

«Se non fosse stato finito, avrei mandato qualcuno sul palco?» chiese Xiaoman.

In cortile calò il silenzio per un respiro. Gao Man alzò gli occhi proprio mentre Gu Ming entrava dalla porta sul retro. Vedendo tutti raccolti intorno a un costume, lui chiese ridendo se fossero lì ad aspettare il suo giovane letterato. Nessuno rispose e allora tacque. Lu Heniang gli porse la pertica, si sfilò a metà una manica e mostrò ad A-Zhao l’inserto nascosto. Quel tessuto all’interno, con la trama orientata diversamente, era stato aggiunto apposta per permettere alla spalla di ruotare. Cucendolo tutto a filo, il braccio non si sarebbe alzato fin dove doveva.

Azhao avrebbe voluto dire che ci si poteva accovacciare anche con le gonne che aveva modificato lei. Stava per farlo quando le tornò in mente Luo Yan alla prova di quel giorno, e d’un tratto l’osservazione le parve fuori luogo. Proprio perché sapeva qualcosa del mestiere, le era più difficile ammettere che stavolta quel poco che sapeva lo aveva applicato male. Xiaoman le disse di scucire quel tratto senza tagliare la stoffa originale, poi passò a occuparsi di un altro costume, come se non avesse bisogno di stare ad aspettare che Azhao le chiedesse scusa un certo numero di volte.

Gu Ming la riconobbe e, quando gli altri si furono dispersi, le chiese sottovoce come mai, se sapeva fare i conti fino all’ultima moneta per mezza focaccia, tenesse il conto anche del filo al punto da tirarlo così stretto. Il viso di Azhao si fece ancora più caldo. Rispose che i soldi della focaccia li aveva già presi e che non gli doveva niente. Lui alzò le mani ridendo per farle capire che non era venuto a riscuotere, poi abbassò lo sguardo sulla pertica che Lu Heniang gli aveva messo in braccio e fece apposta la faccia di uno che non sa da che parte puntarla. Ad Azhao venne quasi di nuovo da ridere e si irritò perché le veniva da ridere proprio in quel momento.

Quel giorno provavano la nuova versione del «Traghetto dei pennacchi di canna». Gu Ming interpretava il giovane Liu, un letterato che doveva attraversare il fiume, e Lu Heniang interpretava Aheng, che manteneva la famiglia traghettando gente con la sua barchetta. Nel vecchio copione il giovane Liu otteneva una carica e tornava a prenderla per portarla sulla terraferma. Nell’ultima scena tutti indossavano abiti dai colori vivaci, come si addiceva a un banchetto di nozze. Gao Shoucheng disse che un tempo di quell’atto si faceva solo un brano. Se quell’anno fossero riusciti a legare il tutto in un’opera intera e a provarla in primavera, per la festa d’autunno avrebbero avuto uno spettacolo tutto loro e non avrebbero dovuto continuare a seguire il vecchio repertorio altrui.

Mentre parlava, stava pescando dalla pentola della zuppa di riso un filo di paglia che ci era caduto. A-Zhao si era immaginata che il capocomico impartisse ordini seduto in una stanza. Vedendolo discutere delle recite d’autunno mentre un bambino insisteva per avere un’altra mezza scodella, perse un po’ della soggezione di prima. Lui la vide scucire e chiese se fosse la nuova sarta. Dall’altro lato del cortile Xiaoman rispose che era in prova. Quella parola, all’orecchio di A-Zhao, fu più lunga di tutto il filo che aveva tolto in una mattinata.

L’asola del laccio era stata spostata bene, e Lu Heniang, una volta indossato il costume, riconobbe che in quel punto non scivolava più. Ma a quel complimento non aggiunse nulla che permettesse ad A-Zhao di stare tranquilla. Voleva comunque aspettare che le pieghe della manica fossero scucite per ripetere per intero i movimenti. Seduta sotto la gronda, A-Zhao ascoltava i passi. A ogni tocco della pertica di bambù sul terreno, le sue dita si facevano più caute. Quando finalmente ebbe finito di scucire, nel pomeriggio, il sole era già calato di lato e non era ancora venuto il turno dell’altro costume che Gao Man aveva affidato a Xiaoman perché lo modificasse.

Xiaoman sollevò l’altro costume, lasciando allo scoperto un ampio tratto della vecchia fodera, e chiese ad A-Zhao che cosa potesse fare quel giorno. Presa dall’ansia, A-Zhao disse che l’avrebbe finito entro sera. Xiaoman le diede un’occhiata e rispose che, se voleva solo evitare che la credessero inutile, poteva andare a dividere i lacci per lunghezza. E che la smettesse di decidere al posto suo che quel costume dovesse essere finito per forza quella sera. Non aveva alzato la voce, ma A-Zhao si sentì come rispedita tra i bambini davanti a tutto il cortile. Strinse di colpo il capo del filo che teneva in mano.

Non se ne andò. Passò quasi mezz’ora a dividere i lacci dei costumi, irritandosi sempre di più. Quelli lunghi e quelli corti erano sempre stati messi insieme e neppure Xiaoman li aveva separati, ma ora toccava proprio alla nuova arrivata sistemarli uno per uno. Gao Man venne a prenderne alcuni, vide che li aveva divisi anche in chiari e scuri e disse che così si trovavano meglio. Poi prese il mazzetto che stava proprio in mezzo, lasciando un varco scomposto. A-Zhao la guardò e a fatica si trattenne dal chiederle di rimettere tutto com’era.

Asheng venne a scegliersi il laccio più corto per legarlo al suo flauto di bambù. Disse che un pezzetto di stoffa tanto corto ai grandi non sarebbe certo servito. Azhao se lo riprese e gli disse che glielo avrebbe dato dopo aver chiesto a Xiaoman. Il bambino disse che voleva soltanto prenderlo in prestito, ma lei continuò a tenerlo stretto. Quando Xiaoman tornò, si scoprì che il laccio corto serviva a fermare i capelli all’interno del vecchio copricapo e non se ne poteva fare a meno. Asheng se ne andò col muso lungo. Azhao guardò quel pezzetto che aveva in mano e a quel punto non riuscì più neanche lei a buttarlo tra gli scarti.

Verso sera Lu Heniang venne a prendere il costume. Davanti a lei mosse le spalle, poi sollevò il gomito e accostò la pertica al corpo. Stavolta A-Zhao seguì con gli occhi anche il movimento sotto la manica, oltre a controllare che le cuciture cadessero lisce. Solo allora vide l’inserto aprirsi al gesto e tornare a nascondersi nella piega quando il braccio si richiudeva. Lu Heniang le chiese se le sembrava ancora che mancasse un tratto di cucitura. A-Zhao scosse la testa e Lu Heniang si portò via il costume tra le braccia, senza insistere.

Il quattordici arrivò prima del solito, ma in cortile c’era già qualcuno. Gu Ming era seduto vicino al sostegno vuoto del tamburo e provava una battuta. Ogni volta domandava al suo buon signore dove fosse diretto, come se tutti i signori del mondo si ostinassero a tenerglielo nascosto. A-Sheng ascoltava accovacciato e rispose che andava a mangiare. Gu Ming cambiò la battuta successiva e disse che il riso era ancora crudo, facendo rotolare a terra il bambino dalle risate. A-Zhao si trattenne dal ridere e passò accanto a loro portando l’acqua. Di colpo Gu Ming le chiese quando si sarebbe finalmente decisa a dire come si chiamava.

Solo allora si ricordò che il giorno prima tutti l’avevano guardata, ma per tutti era rimasta «la nuova». Disse che si chiamava He di cognome e Zhao di nome, un nome di un solo carattere. A Liuwan tutti la chiamavano Azhao. Gu Ming lo ripeté, pronunciandolo con più dolcezza della gente del traghetto. Senza motivo, lei strinse la mano che reggeva il secchio e si schizzò d’acqua il davanti della veste. Asheng scoppiò a ridere e disse che il giovane Liu aveva pronunciato il suo nome come un verso cantato. Gu Ming gli diede un buffetto sulla testa e gli disse di non rovinargli la scena, ma rideva anche lui.

Quel sorriso accompagnò A-Zhao per tutta la mattina. Scuciva e lavava. L’acqua era fredda e le dita le si raggrinzivano, ma dentro non si sentiva chiusa come il giorno prima. Più tardi Gao Man le chiese di portare un abito asciutto nella stanza interna e lei sentì proprio Xiaoman dire di non lasciare che la nuova mettesse mano da sola alla stoffa nuova, che per ora facesse quei lavori lì. Fu come se una mano le avesse spento il sorriso. Rimase fuori dalla porta finché Xiaoman non ebbe finito di parlare. Solo allora porse l’abito, con un gesto più leggero del necessario.

Sapeva che Xiaoman aveva ragione. Il giorno prima aveva davvero messo mano dove non doveva. Saperlo era una cosa. Vedere gli altri ritirare la stoffa e tagliarla subito, mentre a lei restava solo da scucire, le dava comunque fastidio. A mezzogiorno si divisero le focacce con le verdure salate. Gu Ming prese dal mezzo il pezzo più grande e lei pensò che lui almeno si comportava con naturalezza. Perché mai lei, prima di prendere anche solo un pezzetto di verdura in più, doveva chiedersi se se lo fosse già guadagnato?

Nel pomeriggio Qin Xiaoman non si fece vedere. Era andata davanti al palco a provare il canto della madre. A-Zhao pensava che dovesse solo accennare un verso. Quando da dietro la tenda sentì la seconda parte, si accorse che quella voce era del tutto diversa da come parlava di solito. L’ultima nota si prolungò come se anche la trave del soffitto le facesse un po’ di spazio. Dall’altra parte le rispondeva Lu Heniang. Una volta entrò tardi e Xiaoman si fermò subito. Disse che oltre ad aspettare il tamburo doveva ascoltare il respiro di chi cantava. Glielo disse senza tanti riguardi e Lu Heniang le tenne testa. Le disse di smetterla di imporle tutti i respiri e gli attacchi di quando cantava la parte principale.

Le persone dall'altra parte della tenda continuarono a lavorare come se fossero abituate a sentirle discutere. Era la prima volta che Azhao sentiva qualcuno rispondere così a Qin Xiaoman e provò perfino un piccolo piacere che le sembrò fuori luogo. Chinò la testa a strofinare il bordo di un colletto e strofinò quel piacere nell'acqua. Poi si accorse che le vecchie vicende che aveva portato con sé non potevano più servirle a spiegare a colpo sicuro tutto di quella donna.

Il quindicesimo giorno fecero i conti dei lavoretti di quei giorni. Gao Man contò dodici monete e disse ad A Zhao di controllarle da sé. A Zhao vide che il totale era giusto, ma le contò comunque una per una. Non era molto, appena più di quanto serviva per un’altra notte alla locanda, ma era il primo denaro che si era guadagnata con le sue mani da quando era arrivata a Lanting. Non lo usò per dimostrare qualcosa a Xiaoman. Solo dopo averlo riposto le chiese se, tornando, avrebbe ancora trovato lavoro di scucitura e lavaggio.

Xiaoman rispose di sì, poi le chiese quando sarebbe tornata a Liuwan. A-Zhao disse che sarebbe partita il sedici e avrebbe riportato con sé anche la lampada. Xiaoman annuì. Dopo un po’ le porse di nuovo la veste grigioazzurra e le chiese di pulire un po’ di polvere che si vedeva fuori dal nuovo occhiello del laccio. A-Zhao la prese e lasciò stare il resto. In cortile Gu Ming continuava a chiedere «Dove va, signore?» Lei passò appena il panno e per la prima volta le sembrò di avere più di una risposta a quella battuta ripetuta tante volte.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Tre trattative per il prezzo della barca
  2. La targa di rame e il traghetto vuoto
  3. Quella finestra della bottega di lanterne
  4. La strada nel baule di bambù
  5. Due tratti di viaggio sull’acqua
  6. La donna che scuce
  7. I costumi di scena e gli abiti che si portano addosso
  8. Il posto vuoto accanto al tamburo
  9. La lanterna torna sul banco
  10. Il nome di chi si è già fatto una famiglia
  11. Una nuova opera alla Sala Sud
  12. Il biglietto per la barca del nono giorno
  13. Un cipollotto dentro la porta
  14. Chi chiude la finestra di notte
  15. Due chi di stoffa ancora da scucire
  16. Quindici giorni con la barca a nolo
  17. Il rumore di un tavolaccio
  18. Riaprire il giromanica
  19. La piena del quarto mese
  20. Un atto intero dalla platea
  21. Il secondo pasto a Lanting
  22. Il prezzo delle scarpette
  23. Il vento passa dietro la cortina
  24. Il teatro del tempio si spostò in riva all'acqua
  25. Lo spettacolo ritirato
  26. I punti che trattengono qualcuno
  27. Due targhe a prua
  28. Il bambino partirà con lei?
  29. Non accettare quel biglietto per la barca
  30. Il vecchio dramma rimesso in prova nei giorni di calura
  31. Prima vedere, poi rispondere
  32. Consegnare il costume a chi lo indosserà
  33. Una porta lasciata aperta nella bottega delle lanterne
  34. Attraversare di nuovo il fiume
  35. L’ultimo filo degli spettacoli d’autunno
  36. La lanterna non deve restare accesa tutta la notte

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